Le 3 paure che impediscono di vivere nuove esperienze lavorative all’estero

Perché alcuni ragazzi trovano il coraggio di partire e altri no?

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Le 3 paure che impediscono di vivere nuove esperienze lavorative all’estero.

Oggi giorno, nell’era di internet, tutti possono trovare un lavoro all’estero dalla propria cameretta in Italia oppure volare sul posto e trovarlo in pochi giorni.

In questi anni lavorando in giro per il mondo ho incontrato centinaia di Italiani, prevalentemente ragazzi, che si sono trasferiti all’estero per periodi più o meno lunghi. Cuochi che lavorano nei villaggi da oltre dieci anni, ingegneri civili che mandano curriculum in Italia per dodici mesi senza avere risposta, poi volano a Londra e trovano lavoro(nel loro settore) in meno di una settimana, camerieri a Dublino che diventano manager dopo un paio di anni, ragazzi che vanno a lavorare nelle Farm per praticare e, quindi, migliorare l’Inglese….

Potrei continuare all’infinito, ma questo non é lo scopo di questo articolo, nelle prossime righe infatti scoprirai qual’é la differenza che fa la differenza. Perché alcuni ragazzi trovano il coraggio di partire e altri no?

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La risposta si trova nella prossima frase.



Ce la fa soltanto chi riesce a controllare 3 paure innate dell’essere umano:

1) La paura di fallire ed essere giudicato.

2) La paura di non riuscire a comunicare bene.

3) La paura della solitudine: non riuscire a vivere lontano dai propri genitori e dai propri amici.

La prima paura, secondo me, é quella più difficile da superare.

Nonostante tanti non lo vogliano ammettere, noi tutti siamo interessati al giudizio degli altri. Immagina un attimo di essere da sola (solo) seduto in un tavolo di un bar in piazza Duomo a Firenze. Gli altri tavoli intorno a te sono tutti pieni, poi ad un certo punto ti cade tutta la parte sopra del gelato sui pantaloni…

Ecco, ti posso garantire che, se tu sei normale, la prima cosa che fai é quella di guardarti intorno per vedere se ti ha visto qualcuno (oltre ad usare le tue imprecazioni preferite). E’ un istinto fisiologico, non ci possiamo fare nulla. Noi tutti ci teniamo a fare bella figura con gli altri, é per questo che tendiamo a seguire le mode!

Quindi come fare per sovrastare questa prima paura? Io non sono uno psicologo, quindi ti darò la mia soluzione basata sul buon senso.

Bisogna prendere i fallimenti come cose belle, come insegnamenti, come sacrifici necessari lungo la strada che porta al successo. Va bene essere considerati per un periodo (anche anni se necessario) degli sfigati, ci sta, la cosa importante é avere una direzione, inciampare tante volte e rialzarsi fino a quando raggiungiamo la meta.

A quel punto gli altri arriveranno a chiedere scusa e diranno che avevano sempre creduto in noi. Dobbiamo essere disposti a fare come Sylvester Stallone, nei primi anni, quando non riusciva ad ottenere un lavoro da attore a causa della sua faccia deformata, cominciò a vivere di scarti e arrivò anche a vendere il suo cane! Tutti quelli che lo conoscevano lo consideravano un barbone che sarebbe andato a finire male… E poi sappiamo com’é andata a finire.

Quindi riassumendo: noi tutti ci teniamo a fare bella figura, ma non ci dobbiamo preoccupare di cosa pensano oggi gli altri, ci dobbiamo preoccupare a cosa penseranno domani invece!
Possiamo fallire si, però alla lunga vince chi agisce e insiste!

La seconda paura é quella più comune.

Conosco tantissimi ragazzi che hanno studiato Inglese a scuola, guardano film in Inglese, conoscono tutti i vocaboli necessari per fare dialoghi semplici e anche complessi, eppure dicono che non sono pronti per andare all’estero, perché la pronuncia non é perfetta, così continuano a lavorare in Italia sottopagati in posti dove fa carriera soltanto chi ha delle conoscenze (mafia legalizzata).

E poi ci sono invece quelle persone che sovrastano questa paura e partono lo stesso.

Un esempio plateale é mio fratello, il quale conosceva appena qualche parola di inglese, eppure ha trovato il coraggio di prendere un volo solo andata per l’Australia. All’inizio é stato difficile, non capiva nulla di tutto ciò che gli veniva detto, ma dopo alcuni mesi (passati vivendo e lavorando in un ambiente dove si parlava soltanto Inglese) ha cominciato a comunicare anche con persone madrelingua.

Lo stesso tipo di esperienza la feci io a Londra molti anni fa, crisi iniziale e poi con il tempo cominciai a capire e farmi capire.

E’ difficilissimo imparare bene una nuova lingua con i corsi, per diventare fluenti bisogna andare sul posto e circondarsi di persone che parlano tutto il tempo la lingua che vuoi imparare, e per fare ciò bisogna essere disposti a partire e fare dei sacrifici i primi mesi.

Quindi come si sovrasta questa seconda paura?

Bisogna prendere spunto da chi lo ha già fatto, leggere interviste di persone che sono partite nonostante il basso livello linguistico, lasciarsi ispirare da video di ragazzi che viaggiano e lavorano in giro per il mondo nonostante il loro Inglese sia ancora maccheronico. E’ altamente consigliato  sostituire il tempo passato a guardare i telegiornali con la ricerca di esempi positivi su internet.

Un’altra strategia é quella di partire con un amico o amica, ci si fa forza a vicenda.

Ma attenzione, questa é un arma a doppio taglio, perché se parlate tutto il tempo in italiano, allora ci potrebbero volere anni per imparare una nuova lingua.

DATO INPS: oltre 500.000 pensioni finiscono all’estero, tanti di questi pensionati vivono alle Canarie e quasi tutti sono partiti senza conoscere lo spagnolo. Se gli anziani trovano il coraggio di farlo, possono riuscirci i giovani?

Le 3 paure che bloccano tanti ragazzi dal vivere nuove esperienze lavorative all’estero

La terza ed ultima paura non é presente in tutti i ragazzi, perché non tutti hanno un ottimo rapporto con la propria famiglia ed i propri amici.

C’é chi non vede l’ora di partire e lasciare tutto e chi invece ha paura di lasciare la propria famiglia ed i propri amici.

Sfortunatamente non conosco tecniche dirette per sovrastare questa paura, tutti noi abbiamo una scala di valori, qualcuno mette in cima la salute, altri la libertà, altri il lavoro, altri la famiglia, altri l’amicizia. Cambiare la nostra scala interna dei valori é molto difficile, ci sono persone che ci riescono durante un momento di ispirazione e persone che la cambiano dopo una grande sofferenza. Chiudo questa terza paura con questa domanda:

Stai dando importanza alle cose veramente importanti per te?

Io personalmente queste paure le conosco molto bene, le avevo la prima volta che partii nel lontano 2006 e le ho tutt’ora ogni volta che comincio una nuova avventura lavorativa all’estero. Sono consapevole del fatto che non se ne andranno mai, poco importa, la cosa fondamentale é che ho imparato a conviverci e sovrastarle.

Le 3 paure che bloccano tanti ragazzi dal vivere nuove esperienze lavorative all’estero

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Con la speranza che tu possa vivere dove vuoi e come vuoi,

Be Bold and Travel the World!

Di Miky Rubini

Ideatore e fondatore del Movimento Viaggio Lavoro

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