Bhutan: tra poche settimane iniziera’ la costruzione del primo villaggio della felicita’

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NASCE IN BHUTAN IL PRIMO VILLAGGIO DELLA FELICITA’

In Bhutan tra poche settimane iniziera’ la costruzione del primo villaggio della felicita’. Il villaggio, che si svilupperà su un’area di 46 acri nella parte centrale del Bhutan, e’ stato progettato dal Centro GNH (Gross National Happiness), una ONG che si occupa di studiare e realizzare iniziative per promuovere e sostenere ciò che in italiano sarebbe traducibile con FIL, Felicita’ Interna Lorda di un paese.

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Il Bhutan già da 4 anni adotta come indicatore per calcolare il benessere della popolazione il FIL. I criteri presi in considerazione da questo indicatore sono la qualità dell’aria, la salute dei cittadini, l’istruzione, la ricchezza dei rapporti sociali. Secondo alcuni dati questo paese è uno dei più poveri dell’Asia, con un PIL pro capite di 2088 dollari (2010). Tuttavia, secondo un sondaggio, è anche la nazione più felice del continente e l’ottava del mondo. Gli ideatori di questo indice non mirano ad una “retrocessione”, cioè non vogliono passare per anti-tecnologici o anti-materialisti, ma il loro programma punta a migliorare l’istruzione, la protezione dell’ecosistema e a permettere lo sviluppo delle comunità locali.



Bhutan, il villaggio della felicità GNH (FIL)

La costruzione del villaggio sta procedendo con l’aiuto di architetti locali ed internazionali. L’obiettivo e’ quello di realizzare edifici dall’aspetto tradizionale, ma  tecnologicamente avanzati e con un’elevata efficienza energetica, per dare la possibilita’ alle nuove generazioni di coniugare le tradizioni del passato con le moderne tecnologie contemporanee senza doversi trasferirsi altrove abbagliati delle effimere promesse illusorie del modello consumistico occidentale, come è capitato in Cina e in India, intaccando il felice stile di vita che rende il Bhutan unico in tutto il mondo.

Bhutan, il villaggio della felicità GNH (FIL)
 
Secondo il direttore del Centro GNH,, questa soluzione innovativa rispecchierebbe anche l’insegnamento, buddhista della “via di mezzo”, consentendo ai residenti di non vivere né gli estremi dell’ascetismo, e nemmeno quelli del consumismo sfrenato, consentendo loro di guarire quelle che ha definito le “tre fratture”: quella con la natura, quella con gli altri e quella con se stessi.

Bhutan, il villaggio della felicità GNH (FIL)

Anche il Dalai Lama è un convinto sostenitore della Gross National Happiness, ha dichiarato infatti:Come buddhista, sono convinto che il fine della nostra vita è quello di superare la sofferenza e di raggiungere la felicità. Per felicità però non intendo solamente il piacere effimero che deriva esclusivamente dai piaceri materiali. Penso ad una felicità duratura che si raggiunge da una completa trasformazione della mente e che può essere ottenuta coltivando la compassione, la pazienza e la saggezza. Allo stesso tempo, a livello nazionale e mondiale abbiamo bisogno di un sistema economico che ci aiuti a perseguire la vera felicità. Il fine dello sviluppo economico dovrebbe essere quello di facilitare e di non ostacolare il raggiungimento della felicità”.
 
Bhutan, il villaggio della felicità GNH (FIL)Secondo Tho Ha Vinh, questa iniziativa dovrebbe essere presa a modello anche dagli altri Stati considerandola come un piccolo laboratorio utile a sviluppare le basi di una futura economia più etica e sostenibile,  in gradi di promuovere una medicina che studi meglio gli effetti e le proprietà delle erbe, ed una agricoltura biologica più efficace.
 
Gli abitanti del villaggio potranno accedere a una formazione alternativa che non si basa sull’ottenimento di diplomi e classici “pezzi di carta”, ma su abilità di vita, su competenze emotive e abilità sociali. In questo modo, il progetto si pone il più nobile obiettivo di aiutare gli abitanti a diventare esseri umani buoni sviluppando creatività, abilità varie e tutte le attitudini necessarie a scoprire che cosa vogliamo veramente fare nella nostra vita; risposta che questa, che, secondo Tho, è la chiave del vero successo personale.

Di Massimo Dallaglio

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