Non solo cervelli in fuga: l’esodo dei giovani italiani per studiare all’estero

Non si può più parlare di cervelli in fuga dopo la laurea. Non solo, almeno.

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Non solo cervelli in fuga: l’esodo dei giovani italiani per studiare all’estero

Dai dati sembrerebbe che sia aumentato il numero dei giovani che scelgono di studiare all’estero, ovvero di investire sulla propria formazione, trasferendosi subito dopo il diploma.

Se invece fino ad almeno 10 anni fa i ragazzi valutavano di iscriversi in uno dei migliori Atenei italiani, selezionando con cura la lista e dei corsi di Laurea, e delle Universita’ stesse, oggi quelle brochure in italiano non le aprono nemmeno. O lo fanno in pochi. Gli altri hanno capito che il futuro deve essere cercato, costruito altrove.

Un altrove che prende il nome di Regno Unito, Germania, Francia, Irlanda, Spagna se non quando non si fa sbarco oltreoceano in una delle nuove terre promesse come la Nuova Zelanda. 



Questa fuga, o questo cammino, costa all’Italia 14 miliardi di euro all’anno.

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I dati

Di certo la situazione non è tra le più rosee: l’Italia perde ogni anno 14 mld in capitale umano, e le condizioni peggiori sono quelle che riguardano la fascia degli under 30.

Tra i 15-24enni era occupato il 16,6% contro il 45,7% della Germania e il 31,2% dell’Eurozona. Nella fascia 25 ed i 29enni il tasso occupazionale si staglia al 53,7%. Tuttavia, il gap rispetto agli altri paesi dell’Eurozona (come la Germania) è evidente, e si estende dai da 14,6 punti percentuali a 17. I giovani tra i 30-34 anni rientrano invece nella fascia che registra un tasso di occupazione pari a 66,3%, sempre – 10 punti rispetto alla media europea. La leggera leva positiva è legata alle misure del Governo in favore dell’export. 

Nonostante questo dato preoccupante, si avvertirebbero segni di miglioramento, seppur lieve, legato alla crescita del PIL per il 2017-2018. Confindustria registra un lieve irrobustimento. Si prevede un incremento del PIL pari al’1,5%, dall’1,3% stimato precedentemente dagli industriali, per segnare un +1,3% nel 2018 rispetto all’1,1%.  

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I criteri della scelta

Tornando alla scelta post diploma, gli italiani guardano direttamente oltralpe. Ma cosa fa sì che gli studenti scelgano un Ateneo – all’estero – piuttosto che un altro? Il prestigio dell’Università e la qualità dell’insegnamento sono al primo posto tra gli elementi di valutazione da parte delle famiglie degli studenti. Nonostante questo, sulla scelta influiscono anche altri fattori come il contesto cittadino in cui è inserita, la possibilita’ di ottenere un visto in quel paese, e tra gli ultimi: la posizione all’interno dei ranking mondiali ed il costo della vita.

Nonostante questo, però, è chiaro ormai che le motivazioni legate al grande esodo post diploma, e di ragazzi e ragazze che pur di non rimanere in Italia scelgono di svolgere lavori che non hanno a che vedere con il proprio percorso di studi o con le proprie attitudini, sono ben piu’ profonde e al tempo stesso chiare come un’acqua di sorgente. 

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Perché gli studenti guardano all’estero come unica soluzione

Ecco, i giovani italiani hanno capito, e torna alla mente la lettera di Antonio Violante, docente all’Università degli studi di Milano pubblicata sul Corriere.

Antonio spiega senza mezzi termini dove si annida il germe. Dova nasce la fuga dalle nostre accademie? La morte delle Università italiane non è legata solo alla crisi economica interna, certamente questo può risultare un elemento importante e degno di considerazione, ma non il primo.

Se pensiamo che l’iscrizione ad un Corso di Laurea all’estero implica il pagamento oneroso delle tasse universitarie, il quale non lontanamente è paragonabile lontanamente a quelle richieste dal migliore dei nostri Atenei. Dunque la problematica è ben piu’ complessa e nasce da una radicale, profonda stanchezza. Gli studenti, i ricercatori sono stanchi.

Antonio descrive quali sono i “tumori” dell’Accademia italiana – che stanno dilagando in ampie “metastasi”- : il nepotismo di docenti, e la loro riluttanza alla novità come al cambiamento sono alcune delle sue cause. Sono spesso vecchi in corpi di giovani, quelli che troviamo come assistenti nelle prestigiose, o meno prestigiose Università della Penisola.

Triste ammetterlo, e leggendo la lettera si comprende che una delle mancanze più gravi sia rappresentata dalla penuria della ricerca. E da come l’accesso ai dottorati sia riservato ad un’elite ben selezionata dalla politica. Non esiste alcun sostegno alla ricerca universitaria, e chi vuole intraprendere questa strada, deve necessariamente guardare all’estero. Alla ricerca di una meritocrazia perduta.

Erasmus, le opportunità del 2018 

Il modo più semplice che permette agli studenti universitari di intraprendere un percorso formativo o di tirocinio oltre confine e’ il programma Erasmus. Il programma, prima riservato agli studenti universitari, e’ aperto con la formula Plus anche a coloro che hanno terminato il percorso di studi universitari, e che ovviamente risiedono in uno dei paesi aderenti.  Le formule base dell’Erasmus prevedono:

  • Un periodo di studio all’estero presso un istituto d’istruzione superiore
  • Un tirocinio (collocamento) all’estero in un’azienda/impresa

Per l’anno 2018 il programma Plus ha previsto un investimento di  2.705.876.916€ e un rafforzamento dei progetti che mirano alla mobilità di lunga durata degli apprendisti. Questo consentirà a 4 milioni di europei di maturare esperienze di apprendimento, volontariato e lavoro all’estero.

Inoltre quest’anno nasce il progetto di Volontariato Corpo Europeo di Solidarietà, i cui programmi disponibili si estendono fino ad un periodo di 12 mesi e invitano i giovani a lavorare nell’ambito del volontariato a stretto contatto con problematiche spinose come l’assistenza ed il supporto dei richiedenti asilo. Possono aderire al progetto i ragazzi di età pari a 17 anni, ma  potranno iniziare a lavorare solo dopo aver compiuto il 18simo anno di età.

In più, con ErasmusPRO si lavora per l’estensione del periodo di soggiorno nel paese ospitante, con progetti che sostengono la mobilità di lunga durata degli apprendisti.

Donatella Conte

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