Come diventare Personal Trainer

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Come diventare Personal Trainer

PERSONAL TRAINER: CHI È?

Il personal trainer (PT) è un allenatore che si occupa della gestione e regolazione individualizzata e personalizzata dell’esercizio fisico della persona che ne ricerca il servizio. Ha il compito di stilare uno schema di allenamento adatto alle esigenze del cliente, e deve farsi carico dell’insegnamento degli esercizi e delle tecniche presenti nel programma stesso.

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La preparazione di un personal trainer è strettamente caratteristica: a prescindere dal titolo di studio conseguito, o dalle certificazioni ottenute, è compito e diligenza individuale del professionista assicurarsi di restare aggiornato sulle evoluzioni scientifiche in ambito medico, sportivo e alimentare, e su tutto ciò che può rientrare nella propria area di lavoro.

Questa individualità nella cura culturale della propria persona, assieme alla novità di questa figura professionale nel nostro Paese, fa si che in Italia non viga una normativa precisa che regolamenti le attività o lo stato d’essere dei professionisti di questo settore. In parte resta quindi compito del PT mostrarsi competente su molti fronti e al passo con i tempi, e in parte è discrezione del cliente affidarsi a persone qualificate.

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1 – FORMAZIONE E COMPETENZE NECESSARIE: PRO & CONTRO

Nell’arco della propria carriera lavorativa, il PT dovrebbe premurarsi di frequentare seminari multidisciplinari, conferenze, corsi di alta specializzazione e leggere regolarmente con occhio critico le più importanti riviste sportive nazionali ed estere, in modo da costruirsi un background culturale solido e variegato.

La base da cui partire a svolgere questa professione solitamente parte da una di queste opzioni, raramente più di una. Da qui, il professionista inizia ad esercitare la sua attività e assieme all’esperienza investirà (si spera) nella propria preparazione.

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È presente il corso di laurea in scienze motorie (ex ISEF), che prevede l’insegnamento di discipline mediche e scientifiche generali, indispensabili per lo svolgimento della professione.

PRO : una laurea è un titolo che vanta un’alta credibilità, è riconosciuta a livello nazionale ed internazionale, e permette una formazione ad ampio ventaglio unita a tirocini formativi che agevolano l’esperienza pratica.

CONTRO : ogni laurea viene conseguita in un dato anno, e da lì, nessun aggiornamento è più richiesto per mantenere il titolo conseguito. Il lavoro di PT non necessita per legge di aggiornamenti obbligatori, e questo fa si che una volta laureati molti professionisti si sentano tali per sempre. Inoltre, il programma didattico attuale è molto ricco in termini di formazione scientifica, ma pecca nella formazione “pratica”: spesso un laureato in scienze motorie non conosce le diversità tra distinti metodi di allenamento e in quale modo applicarli. Sono quindi costretti a implementare la loro formazione per districarsi tra una moltitudine di nomi e differenze talvolta minime tra un metodo e l’altro o tra una variante esecutiva di un esercizio e l’altra.

Chi non sceglie il percorso accademico svolge un corso di formazione presso una o più federazioni o associazioni sportive. La valenza nazionale ed internazionale di questi corsi è garantita soltanto da ASI e CONI. Altri enti, seppur presentino programmi interessanti e di alto valore formativo, non sono riconosciuti.

PRO: i corsi svolti presso ASI e CONI necessitano di aggiornamento annuale tramite test online e rinnovo del pagamento di affiliazione alla federazione. Svolto e superato l’esame si viene automaticamente abbonati ad una rivista apposita scelta dalla federazione (solitamente trimestrale) sui quali numeri vertono i test di aggiornamento. Questo metodo “costringe” i professionisti a leggere articoli specifici per passare i test, facendo sì che ci sia un minimo di adeguamento regolare della qualifica conseguita.

CONTRO: questi corsi, seppur trattino in maniera generale molte discipline medico-scientifiche e sportive, hanno come dicitura la specificità su una data disciplina. Significa sostanzialmente che sul diploma consegnato è scritta una minima parte di ciò che in realtà si è dovuto studiare per l’esame finale. Inoltre questi corsi sono molto costosi: un corso di primo livello può costare all’incirca come una rata dell’ anno universitario, un corso di secondo o terzo livello, anche come l’ anno intero.

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Sempre per chi non ha scelto di iscriversi al corso di scienze motorie ma frequenta comunque l’università, ci sono alcuni indirizzi di studio che sono di ottimo complemento al lavoro di personal trainer: lauree mediche in genere, scienze dell’alimentazione o scienze biologiche, scienze chimiche, scienze e tecnologie geologiche, scienze forensi, scienze della comunicazione, scienze psicologiche.

PRO: la formazione esterna al lavoro di PT in senso stretto consente di avere competenze aggiuntive utilizzabili direttamente sul lavoro.

CONTRO: questi titoli di studio non sono efficacemente utilizzabili singolarmente per essere un buon personal trainer. È necessario quindi avvalersi di un corso di formazione federale.

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2 – NORMATIVA PRINCIPALE

Se il PT si sostituisce ad un altro professionista senza averne il titolo, ad esempio prescrivendo diete e terapie, fornendo illegalmente farmaci, applicando tecniche di manipolazione/massaggio potenzialmente pericolose, è perseguibile secondo l’articolo che segue:
Articolo 348 Codice penale (R.D. 19 ottobre 1930, n.1398)

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3 – ABUSIVO ESERCIZIO DI UNA PROFESSIONE

1. Chiunque abusivamente esercita una professione (1), per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato [2229] (2), è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni con la multa da euro diecimila a euro cinquantamila.

2. La condanna comporta la pubblicazione della sentenza e la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e, nel caso in cui il soggetto che ha commesso il reato eserciti regolarmente una professione o attività, la trasmissione della sentenza medesima al competente Ordine, albo o registro ai fini dell’applicazione dell’interdizione da uno a tre anni dalla professione o attività regolarmente esercitata.

3. Si applica la pena della reclusione da uno a cinque anni e della multa da euro 15.000 a euro 75.000 nei confronti del professionista che ha determinato altri a commettere il reato di cui al primo comma ovvero ha diretto l’attività delle persone che sono concorse nel reato medesimo (3).

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Note

(1) Il requisito dell’abusività richiede che la professione sia esercitata in mancanza dei requisiti richiesti dalla legge, come ad esempio il mancato conseguimento del titolo di studio o il mancato superamento dell’esame di Stato per ottenere l’abilitazione all’esercizio della professione. Integra il reato anche la mancata iscrizione presso il corrispondente albo.

(2) La Corte Costituzionale ha respinto la questione di legittimità costituzionale della norma in esame rispetto ai principi di tassatività e determinatezza con la sen. 27 aprile 1993, n. 199, che però ha al contempo affermato la natura di norma penale in bianco, in quanto necessita, a fini integrativi, del ricorso a disposizioni extra penali che stabiliscono i requisiti oggettivi e soggettivi per l’esercizio di determinate professioni.

(3) Articolo così sostituito dalla legge 11 gennaio 2018, n. 3. “Delega al Governo in materia di sperimentazione clinica di medicinali nonché disposizioni per il riordino delle professioni sanitarie e per la dirigenza sanitaria del Ministero della salute”. In vigore dal 15/02/2018.

Il PT è un lavoratore autonomo, e come tale la sua prestazione viene regolamentata nel CODICE CIVILE ( LIBRO V – TITOLO III DEL LAVORO AUTONOMO) con attenzione particolare agli articoli dal 2222 al 2228 (CAPO I : DISPOSIZIONI GENERALI).
Come accennato in precedenza, non vi è una legislazione precisa che identifichi inequivocabilmente la figura del Personal Trainer, eccetto alcune legislazioni regionali. In linea di massima, tutte le leggi regionali in vigore si riferiscono all’ Art. 8 della legge regionale della Lombardia, che dispone quanto segue:

Tutela della salute dei praticanti

1. Nelle palestre, nelle sale ginniche e nelle strutture sportive aperte al pubblico dietro pagamento di corrispettivi a qualsiasi titolo, anche sotto forma di quote sociali di adesione, i corsi finalizzati al miglioramento dell’efficienza fisica devono essere svolti con la presenza di un istruttore qualificato o di un istruttore specifico di disciplina.

2. Sono considerati istruttori qualificati quelli in possesso di diploma rilasciato dall’Istituto superiore di educazione fisica (ISEF) o di laurea in scienze motorie di cui all’articolo 2 del decreto legislativo 8 maggio 1998, n. 178 (Trasformazione degli Istituti superiori di educazione fisica e istituzione di facoltà e di corsi di laurea e di diploma in scienze motorie, a norma dell’articolo 17, comma 115, della legge 15 maggio 1997, n. 127), ovvero in possesso di diploma o di laurea equipollenti conseguiti all’estero. L’istruttore qualificato è responsabile della corretta applicazione dei programmi e delle attività svolte nella struttura sportiva.

3. Sono considerati istruttori specifici di disciplina quelli in possesso di apposita corrispondente abilitazione, rilasciata dalla federazione nazionale competente, riconosciuta o affiliata al CONI, nonché rilasciata dalle scuole regionali dello sport del CONI e dagli enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI (nel nostro caso l’ASI NAZIONALE). Gli insegnanti tecnici delle associazioni tecniche sportive specifiche, riconosciuti dalla Regione ai sensi dell’articolo 9, comma 2, sono equiparati agli istruttori specifici. L’istruttore specifico di disciplina è responsabile della corretta applicazione dei programmi e delle attività svolte nella struttura sportiva.

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4 – I PASSAGGI ESSENZIALI PER SVOLGERE LA PROFESSIONE

Premesso che ogni professionista deve saper dare valore aggiunto alle proprie conoscenze, e deve saper ispirare sicurezza e credibilità nel cliente che ha di fronte, ci sono alcuni passaggi fondamentali che non dovrebbero mai essere dimenticati durante un piano di lavoro:

  • Intervista cognitiva: il PT deve premurarsi di conoscere a fondo il cliente, dallo stato di salute sia attuale che passato alla condizione psicologica, dalle sue abitudini lavorative alle ore di riposo, dalle abitudini alimentari agli obiettivi che il soggetto intende conseguire. In questa fase non si deve creare false aspettative o non bisogna improvvisarsi supereroi. In relazione alle esigenze pratiche del cliente e in base allo stato fisico di partenza, bisogna porre piccoli obiettivi che saranno il nucleo centrale attorno a cui ruoterà il programma di allenamento.
  • Collaborazione tra diversi professionisti: ogni PT non deve assolutamente improvvisarsi ciò che non è. Se il cliente afferma di avere patologie fisiche o disturbi alimentari di ogni genere, il PT dovrebbe chiedere un colloquio con il medico curante o il dietologo del cliente al fine di trovare tutti insieme la strada migliore e più sicura per il miglioramento dello stato di salute del soggetto. A meno che non sia anche medico o dietologo, il PT non può e non deve prescrivere diete o terapie di nessun tipo ( Art.348 C.P.).
  • Collaborazione tra colleghi: può capitare che davanti a certi obiettivi posti dal cliente, o domande specifiche, o esercizi particolari, non si sia pronti. Rifugiarsi dentro Internet e cercare una soluzione a tutto per paura di fare figuracce, può salvare la faccia, ma rischia di compromettere la salute o il benessere del cliente. In generale un buon PT non dovrebbe mai:
  • Insegnare esercizi che non sa svolgere: non si parla della prestazione, ma della tecnica. Se viene insegnato un esercizio ad un cliente la tecnica di esecuzione deve essere conosciuta a menadito, e bisogna essere in grado di svolgere almeno una o due ripetizioni di quell’esercizio per far sì di fornire una dimostrazione pratica.
  • Applicare metodi di allenamento senza conoscerne i principi: la combinazione degli esercizi tra loro, e la gestione dei tempi di recupero, sono ta i fattori che distinguono un metodo di allenamento dall’altro. Sulla base degli obiettivi da conseguire, il programma dovrà essere differente. Se non si conosce un metodo e non si sa quali effetti crea, si rischia di compromettere il raggiungimento dello scopo prefissato inizialmente, creando malcontento nel cliente, o peggio, un danno alla sua salute.
    Se non si conosce quindi un esercizio o un intero metodo, un buon PT sa avvalersi dei propri colleghi. Si può infatti chiedere consiglio o addirittura svolgere un’ora di lezione con un altro PT più specializzato, atta a colmare le proprie lacune.
  • Tenere un “diario” per il proprio cliente: è buona norma che un PT annoti ogni volta esercizi svolti, pesi usati, metodo applicato, recuperi, valutazione dell’esecuzione degli esercizi. In questo modo può monitorare efficacemente il progresso del cliente e renderlo partecipe dei risultati ottenuti, sia positivi che negativi.

 

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5 – PER IL CLIENTE: COME SCEGLIERE IL PERSONAL TRAINER?

La scelta è sicuramente difficile, soprattutto per il crescente numero di soggetti che improvvisano tale professione. Ma ci sono alcuni elementi di grande aiuto per valutare le competenze del vostro futuro PT:

  • Controllate il curriculum : i titoli di studio complementari al lavoro ed essenziali per il lavoro sono stati elencati al paragrafo 2. Diffidate da chi non vi mostra serenamente gli attestati conseguiti.
  • Controllate che segua gli aggiornamenti: se è un laureato in scienze motorie, chiedete di visionare attestati di frequenza a seminari o conferenze recenti (ultimi due anni). Se è diplomato dal CONI controllate che abbia il tesserino da PT datato con l’anno corrente (che sta a significare il superamento dei test di aggiornamento ed il pagamento del rinnovo della licenza lavorativa)
  • Esaminate il suo atteggiamento: per avvalorare le proprie tesi e i propri metodi di lavoro, un PT dovrebbe citare fonti scientifiche, riviste e giornali di spessore riconosciuto, o basarsi sull’esperienza diretta. Diffidate da chi, per risaltare le proprie capacità, banalizza l’opera di altri, e critica in modo distruttivo altri colleghi. Non essere d’accordo con altri professionisti è possibile e normale, ma obiettare secondo fonti specifiche e in modo costruttivo è una cosa, sminuire o diffamare altri professionisti è un’altra. Bisogna tenere in conto che non esiste una verità universale in questo campo e che quindi due professionisti con opinioni diametralmente opposte, possono avere ambedue la ragione a seconda del caso specifico.
  • Valutate la sua disponibilità: se siete atleti esperti non avete necessità di avere una guida perenne accanto a voi e perciò può essere più utile (ed economico) un buon preparatore che lavori anche a distanza, ovvero che vi veda una volta al mese per mostrarvi la nuova scheda e che poi sia disponibile solo online tramite applicazioni di messaggistica. Se siete neofiti o persone non esperte diffidate da chi vi tratta “come un numero”: cercate una persona che possa seguirvi passo dopo passo e che sia disponibile a risolvere tutti i vostri dubbi, e che possa parlare con voi se ne avete bisogno. Il PT ha in mano gran parte della vostra salute, sentitevi in diritto di fare molte domande e chiedere numerose consulenze.
  • Non soffermatevi sull’aspetto fisico: un corpo invidiabile non fa un professionista. Il raggiungimento di uno stato fisico dipende da molti fattori esterni, ed è influenzato in buona parte da predisposizione propria. Stessa cosa vale per le prestazioni atletiche: un campione, non necessariamente sarà in grado di insegnarvi a svolgere l’esercizio che sta eseguendo, o molto semplicemente, può non avere il carattere adatto a lavorare con il pubblico. Insegnare ed apparire sono due concetti distinti, che possono non coesistere: non soffermatevi alle apparenze, ma ascoltate cosa il PT ha da offrirvi in termini di guida per il vostro obiettivo.

Come diventare Personal TrainerCONCLUSIONI

Il lavoro da Personal Trainer offre sbocchi occupazionali nelle palestre, nei centri fisioterapici o presso circoli sportivi. Essendo però un lavoro di alta matrice individuale, sta nel professionista sapersi rendere appetibile sul mercato, offrendo un buon servizio di assistenza ed educazione allo sport. La personale premura nella formazione e nell’aggiornamento, fa si che il ventaglio di competenze si ampli, acquistando credibilità agli occhi del pubblico. È importante mantenere un aspetto curato ed essere di ispirazione ad uno stile di vita sano. È fondamentale essere pazienti e saper comunicare, senza dare per scontati concetti, o stizzirci se il nostro cliente non conosce cose che a noi sembrano ovvie. Sapersi presentare e sapersi offrire nel modo più trasparente e onesto possibile, farà si che si instauri un rapporto di fiducia reciproca con il cliente, essenziale in questa professione.

Di Jessica Bavutti

Su di me – classe 1994:

  • Laureata in Scienze Geologiche.
  • Diplomata CONI in formazione specifica Weightlifting di primo livello presso FIPE.
  • Seminarista presso Strongfirst in Kettlebell Lifting & Mobility Restoring.
  • Seminarista presso Maurone Academy. (Arti Marziali)
  • Laureanda in Scienze e Tecnologie Geologiche con piano di studi proposto: corsi supplementari in Chimica organica e Laboratorio, Tossicologia,
  • Farmacologia molecolare, Geochimica ambientale ed Applicata, Chimica degli alimenti.
  • Istruttore Kali filippino di primo livello presso Maurone Academy. Aspirante istruttore di secondo livello

Esperienze:

  • Assistente istruttore di sala pesi e assistente allenatore
  • Istruttore di sala pesi
  • Personal Trainer
  • Istruttore di corsi di gruppo in Kettlebell Lifting, Tabata training e Ginnastica dolce
  • Coach online

Contatti per:

  • coaching online
  • preparazione di schede e guida alla programmazione dell’allenamento
  • istruzioni e consigli per iniziare un percorso di personal training

Scrivetemi alla mia E-mail: jessicabavutti@gmail.com

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