DAL MITO DI ATLANTIDE ALL’ISOLA DELLE BOTTIGLIE DI PLASTICA

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DAL MITO DI ATLANTIDE ALL’ISOLA DELLE BOTTIGLIE DI PLASTICA

Esiste un’isola la cui fama ha superato addirittura il mito di Atlantide: si trova nell’oceano Pacifico, tra il 135° e il 155° meridiano ovest e tra il 35° e 42° parallelo nord, grande più del Texas, ma qualche scienziato afferma quasi come l’Europa: è un’isola di rifiuti galleggianti venutasi a creare negli ultimi 50 anni grazie ai miliardi di miliardi di involucri: soprattutto sportine e bottiglie di plastica, trattenuti insieme da particolari correnti oceaniche. L’isola che c’è!

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Come è profondo il mare. La plastica, il mercurio, il tritolo e il pesce che mangiamoSe desiderate approfondire l’argomento, vi consiglio di leggere il libro “Com’è profondo il mare” di Nicolò Carnimeo, docente di diritto della navigazione e dei trasporti all’Università di Bari. La sua analisi è agghiacciante: “I pezzetti di plastica funzionano come una spugna: si caricano di veleni e si infilano nella catena alimentare fino all’uomo. Così finisce per scorrere nei nostri vasi: quanta ne potremo ancora tollerare?”.

Un altro personaggio protagonista di questo tema è Charles Moore, un falegname, divenuto poi oceanografo, che a sessant’anni ha sposato questa causa ed è arrivato a scoprire l’isola nel Pacifico. “Le parti che durano di più sono i tappi, il fondo e il collo delle bottiglie: con il passare del tempo si assottigliano e assumono le sembianze di piccoli pesci: letali”.



Fino a ieri pensavo che l’unico modo per ingerire la plastica fosse legato al problema ormai noto del PET, con il Bisfenolo A rilasciato dalle bottiglie di plastica nell’acqua attraverso una cattiva conservazione delle stesse: il bisfenolo A può essere molto pericoloso, così come le etichette apposte sulle bottiglie ci ricordano quando sentenziano: ‘Conservare in luogo fresco, asciutto, pulito e senza odori, al riparo da fonti di calore…’

Nonostante questo, l’80% degli italiani beve ancora l’acqua in bottiglia e l’80% di questi nelle bottiglie di plastica! Eppure la tecnologia offre ormai sistemi di filtrazione intelligenti che permettono di bere un’acqua straordinaria ad un costo addirittura inferiore! (per info: pensaconlatuamente@gmail.com oppure visitate il sito bestwater.sanusstore.com)

Purtroppo, però, non esiste solo The Great Pacific Garbage Pack (La Grande Chiazza d’Immondizia del Pacifico ): in corrispondenza di altre zone di accumulo dei rifiuti oceanici, ne esiste una seconda nel Pacifico (a ovest delle coste del Cile), due nell’Atlantico settentrionale e in quello meridionale (tra l’Argentina e il Sudafrica) e una nell’oceano Indiano.

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 Diverse ricerche sono in corso, diverse spedizioni sono state effettuate e proseguono anche in questi mesi. Una delle più importanti è quella effettuata dai ricercatori della Sea Education – Woods Hole Oceanographic Institution e della School of Oceanography dell’Università di Washington –  Seattle che hanno analizzato i dati che emergono da 2.500 crociere scientifiche, realizzate tra il 2001 e il 2012, che hanno utilizzato reti a traino per catturare il plancton. “Da questi dati – affermano – abbiamo definito una zona di accumulo, la North Pacific subtropical gyre, che corrisponde esattamente ai centri di accumulazione derivanti dalla convergenza di correnti superficiali oceaniche previsti da diversi modelli numerici oceanografici. Le singole concentrazioni massime di plastica in superficie hanno superato quota 1 milione di pezzi per kmq , con concentrazioni decrescenti con l’aumentare della distanza dal centro di accumulo previsto”.

isola plastica bottiglie plastica 2Dagli stessi istituti, questo inquinamento marino è stato ribattezzato  “Plastisfera” (Plastisphere)  grazie ad un altro studio – Life in the “Plastisphere”: Microbial Communities on Plastic Marine Debris –  pubblicato sempre da Environmental Science & Technology Journal e che è stato nominato “First Runner Up: Best Environmental Science Papers of 2013″  tra gli oltre 1.730 studi pubblicati dal giornale scientifico nel 2013.

“La Plastisphere – spiega il team della Woods Hole Oceanographic Institution che ha condotto lo studio –  è la flottiglia delle comunità microbiche collegata ai detriti di plastica in mare”. Sono stati raccolti campioni (la maggior parte dei quali plastica della  dimensione di un millimetro) nel Nord Atlantico, e hanno analizzato i loro passeggeri microbici:

“La Plastisphere – dicono – solleva una serie di domande. Come cambiano le condizioni ambientali di microbi marini e la loro competizione per la sopravvivenza? Come cambia l’ecosistema marino e come il fenomeno incide sugli organismi più grandi? Cosa cambia se i microbi, patogeni compresi, vengono trasportati nel mare? Dato che le plastiche sono così longeve, possono svolgere un ruolo significativo nella distribuzione dei batteri nel mare».

Ogni anno questo disastro ambientale è responsabile della morte di centomila esemplari di tartarughe e mammiferi marini e di circa un milione di uccelli, sterminati da tappi di plastica, ugelli degli spray e spazzolini da denti.

Anche il mar Mediterraneo non è esente da questo dramma: “In media si trovano centoquindici mila particelle di plastica per chilometro quadrato: ciò vuol dire che ce ne sono all’incirca 290 miliardi nei primi quindici centimetri di acqua, in una fascia delicata per la riproduzione e l’alimentazione dell’ecosistema marino”, sentenzia Nicolò Carnimeo.

isola plastica bottiglie plastica

Ma dove stiamo andando? Che mondo stiamo consegnando ai nostri figli?

Un grande personaggio della cultura italiana, Silvano Agosti, scrittore regista e produttore cinematografico, ma prima di tutto uomo libero, che ho avuto l’onore di conoscere la scorsa settimana, così scrive in “Lettere dalla Kirghisia”, straordinario trattato di vita che tutti dovremmo studiare a memoria:

“ … basta saper immaginare un’isola, perché quest’isola incominci realmente ad esistere

Bene, cari amici, non è l’isola di cui parliamo oggi quella cui si riferisce Silvano Agosti; la sua è un’isola di giustizia, di rispetto dei ritmi umani e naturali, un’isola in cui ognuno è libero di contribuire con la propria creatività al benessere comune: spero sia questa l’isola che mia figlia sappia immaginare…

Di Giacomo Carrara

pensaconlatuamente@gmail.com

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