Davide Dall’Agata: ufficiale dell’Aeronautica Militare all’estero

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DAVIDE DALL’AGATA UFFICALE DELL’AERONAUTICA MILITARE ALL’ESTERO

Davide Dall’Agata è nato 42 anni fa a Forlì. Romagnolo doc, la vita e la sua professione di Ufficiale dell’Aeronautica Militare lo hanno poi portato a trasferirsi e vivere in diverse parti d’Italia e del mondo. Oggi in congedo, ma perennemente attivo e pragmatico, sta dando origine ad un progetto ambizioso atto alla tutela dei diritti di coloro che indossano o hanno indossato un’uniforme, lasciando comunque aperta l’evenienza ad un prossimo trasferimento verso “l’isola che non c’è”.

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 Davide DallAgata Ufficiale Aeronautica all'esteroCiao Davide, vuoi presentarti ai nostri lettori?



Ciao a tutti, mi chiamo Davide ed ho 42 anni. Sono nato a Forlì, dove ho vissuto fino al conseguimento del diploma di perito aeronautico. In seguito all’arruolamento in Aeronautica Militare, ho poi ho iniziato a trasferirmi in varie parti d’Italia e del mondo per via della mia professione. Oggi sono in congedo, ma fino a pochi mesi fa ero un Ufficiale Superiore in servizio attivo (ruolo normale delle armi).

La mia formazione è stata un connubio di corsi teorici e pratici prettamente militari (in Italia e all’estero presso enti della NATO e delle Nazioni Unite) ed un articolato percorso accademico (lauree in Criminologia e Sociologia a cui è seguito un primo master di II livello in Criminologia ed un altro in Leadership e Scienze Strategiche). Ho inoltre frequentato, più che altro in modalità e-learning, diversi corsi presso note università straniere (Harvard University, Princeton University, The Université catholique de Louvain, Georgetown University).

Attualmente sono dottorando di ricerca in comunicazione (Doctor of Communication) presso la University of the Philippines, dove sto redigendo una tesi sulle PSYOPS (Operazioni Psicologiche), la propaganda ed il controllo delle masse attraverso i media. Stimo di ultimare questo percorso di studi nel corso del 2017.

Davide DallAgata Ufficiale Aeronautica all'esteroCosa spinge un giovane di 20 anni ad intraprendere la professione di Ufficiale e come lo si diventa?

Prima di rispondere a questa ed alle successive domande, è doveroso che io dica che le risposte che fornirò rappresentano esclusivamente il mio punto di vista personale quale ex militare e libero cittadino. Fatta questa premessa, a mio avviso, le motivazioni che spingono un giovane ad intraprendere la carriera di Ufficiale possono essere varie. Escluderei, al giorno d’oggi, quel romanticismo che solo sino ad alcuni decenni fa poteva essere motivo di sprono per questa scelta di vita. Anche i vantaggi ed i benefici di cui si poteva usufruire allora, oggigiorno non esistono più. Rimane la consapevolezza di una professione al servizio della collettività, l’amore per la propria patria e l’ambizione al comando, che ancora emana fascino. Anche l’aspirazione ad un particolare status sociale può sicuramente influire, non dimentichiamoci che un tempo non troppo lontano i ranghi da Ufficiale erano prerogativa dei ceti nobiliari. Poi vi è il lato economico, inteso come posto di lavoro fisso e stipendio sicuro, che gioca sicuramente un ruolo considerevole. Voglio evidenziare, però, che gli stipendi degli Ufficiali non sono poi così elevati come si possa pensare e professioni di pari livello del settore privato (un funzionario, un manager o un dirigente) hanno redditi decisamente superiori.

Si diventa Ufficiali seguendo differenti strade. L’Accademia Militare è l’istituto di formazione per antonomasia, forma gli Ufficiali del cosiddetto “ruolo normale” cioè quelli destinati ad assumere le principali cariche di comando ed i gradi di vertice. In Accademia, oltre alla formazione prettamente militare, si segue un percorso accademico che porta ad una laurea magistrale. Alcuni Ufficiali del ruolo normale continueranno poi la propria formazione universitaria, nel grado di capitano, che per l’Aeronautica Militare consiste in un master di II livello in “Leadership e Scienze Strategiche” rilasciato dall’Università di Firenze.

Davide DallAgata Ufficiale Aeronautica all'esteroAlcune categorie (ad esempio medici, ingegneri, commissari) prevedono poi l’arruolamento con concorsi a nomina diretta per i giovani già in possesso di laurea. Vi è poi l’accesso da altre categorie di personale, i cosiddetti “ruoli speciali”, dove in genere non è richiesta la laurea. Tale ruolo è alimentato da Ufficiali in ferma prefissata o sottufficiali.

Voglio menzionare anche le altre categorie di personale, senza le quali la forza armata non esisterebbe: mi riferisco ai Sottufficiali, ai Graduati e ai Volontari in ferma prefissata, che tutti insieme costituiscono la vera anima dell’Aeronautica Militare. I Marescialli dell’Aeronautica Militare, sono veri specialisti che si dedicano con passione ognuno al proprio settore di competenza. I Marescialli più anziani, inteso come anni di servizio, costituiscono la colonna portante della forza armata, sono validissimi collaboratori degli Ufficiali e guida per i più giovani. Ricordo la mia prima esperienza al reparto, dove giunsi da giovane sottotenente (il primo grado da Ufficiale): il Maresciallo della sezione di cui ero il capo, quindi mio dipendente, fu in realtà per me scuola non solo di professionalità, ma anche di vita. Non a caso, tali Marescialli anziani erano chiamati “Aiutanti”, nome poi abolito. Per ciò che concerne i Marescialli più giovani, essi provengono dalla Scuola di formazione di Viterbo, conseguono la nomina a Maresciallo dopo 3 anni di corso e il conferimento di una laurea di primo livello. Anche questi, pertanto, sono in possesso di ottime credenziali. Vi sono poi i Sergenti ed i Graduati, anch’essi caratterizzati da una specializzazione sempre più adeguata alle moderne necessità della forza armata. Infine, i Volontari in ferma prefissata: si tratta di giovani che prestano servizio per uno o più anni per poi congedarsi alla vita civile o passare ad effettivi nella forza armata o in altri corpi militari ed assimilati.

In definitiva, in cosa consiste il lavoro di un Ufficiale dell’Aeronautica?

Per tentare di rispondere a questa domanda, diversi anni fa, ho scritto una tesi di laurea, successivamente pubblicata anche come libro. E’ impossibile rispondere in poche righe, perché l’Ufficiale dell’Aeronautica è, oltre che militare e comandante di donne e uomini, un professionista con una forte specializzazione in un determinato settore. Ci sono i piloti, a loro volta differenziati non solo su ala fissa o ala rotante, ma anche in base al tipo di velivolo; vi sono gli Ufficiali del cosiddetto “ruolo delle armi”, che comprende una variegata serie di alte specializzazioni, come ad esempio controllo dello spazio aereo, operatori di bordo, logistica, personale, telecomunicazioni, informatici, informazioni e sicurezza, difesa terrestre, aerosoccorso e incursori. Vi sono poi gli Ufficiali medici, ingegneri e commissari, questi ultimi dediti cioè al settore amministrativo.

Davide DallAgata Ufficiale Aeronautica all'esteroPro e contro di questa professione?

Dal punto di vista proprio dell’Ufficiale, la consapevolezza di svolgere un servizio per il paese e la collettività. Questo secondo me è un grosso vantaggio, perché permette di andare avanti e di stimolare positivamente anche in situazioni difficili. Inoltre, si tratta indubbiamente di una professione interessante, sempre in evoluzione e che permette (ma richiede, allo stesso tempo) costanti aggiornamenti. Un altro punto a favore, è la possibilità di poter interagire e confrontarsi con Ufficiali di altri stati (penso ai vari corsi o alle missioni in territorio estero). Paradossalmente, questo è anche un contro, specie quando ci si paragona con colleghi le cui nazioni dedicano più risorse alla difesa che il nostro. Purtroppo, l’Italia vi destina una bassa percentuale del PIL, se rapportata alla maggioranza degli altri paesi democratici; la diretta conseguenza, è una vistosa differenziazione negli equipaggiamenti e negli stipendi, che ci vede molto spesso in svantaggio. Un ulteriore pro, è costituito dalla rispettabilità che in genere un Ufficiale possiede, unita alla considerazione nella società quale persona determinata, seria, preparata e culturalmente avvantaggiata.  E’ doveroso menzionare, infine, la tranquillità del posto fisso, specie in questo periodo di lunga crisi. I giovani che intraprendono questa strada esclusivamente spinti da tale motivazione economica, però, sono destinati inesorabilmente a fallire.

Davide DallAgata Ufficiale Aeronautica all'esteroFattori negativi sono la perenne movibilità: un Ufficiale, infatti, nel corso della sua carriera, viene movimentato anche ogni 2 o 3 anni da una sede di servizio all’altra. Questo, inesorabilmente, porta a forti conseguenze anche negli affetti familiari ed il tasso dei divorzi è sempre molto alto. Da non dimenticare, poi, le missioni in teatro operativo estero, normalmente della durata di 3/6 mesi, che per alcuni Ufficiali con determinate specializzazioni possono essere anche molto frequenti.

Puoi menzionare le tue esperienze di permanenza all’estero per lunghi periodi?

Ho lavorato direttamente in diversi paesi, tra cui Eritrea, Etiopia, Israele, Libano, Egitto, Giordania, Siria ed Afghanistan. Il periodo più lungo di permanenza continuativa estera è stato di poco più di 2 anni e relativo al Medio Oriente. Ho poi fornito supporto alle unità impiegate in vari teatri operativi, ad esempio nei Balcani ed in Somalia.

Sei partito da solo o con altri colleghi?

Fondamentalmente da solo o comunque con altre poche unità. Vi è una sostanziale differenza tra le missioni militari spesso menzionate dai media, purtroppo note anche per fatti tragici in cui colleghi hanno perso la vita e quelle a cui ho partecipato io. In quei casi, infatti, si tratta generalmente di reparti completi che si trasferiscono in toto in teatro operativo, mantenendo in pratica la stessa struttura che normalmente hanno nella normale sede di servizio in Italia. Mi riferisco, ad esempio, alla modalità di impiego di brigate o di interi reggimenti. Per la tipologia di missioni che ho svolto io, invece, mi sono trovato quasi sempre ad operare quale staff officer od osservatore militare all’interno di unità composte da personale straniero di altri paesi. Ad esempio, ho vissuto ed operato per un anno in Israele dove mi sono ritrovato ad essere, per tutto il periodo, l’unico italiano. Oppure in Libano dove, pur non essendo l’unico, gli italiani nella mia missione erano comunque limitati a pochissime unità.  

carriera militare all'esteroCosa consiglieresti ai giovani ragazzi italiani che desiderassero seguire le tue orme?

Una grande voglia di fare, determinazione e serietà. Questo lavoro lo si deve amare e fondamentale è un fortissimo spirito di adattamento, che spesso nei giovani manca. Mi è capitato di operare con una certa frequenza in luoghi infestati da vipere e scorpioni, ad esempio.

Di cosa ti occupi oggi e che programmi hai per il futuro?

Oggi fornisco consigli e pareri a militari ed assimilati, ci tengo a precisare in modo totalmente gratuito. Sono sempre di più i colleghi che mi rivolgono dei quesiti tramite il gruppo Facebook “Diritti dei Militari” e già per me questo è motivo di soddisfazione. E’ su loro proposta che è nata l’idea di creare un vero e proprio movimento apolitico che si presenterà come alternativa ai soliti noti partiti. Questo è un progetto a cui sto attivamente lavorando insieme ad un ristretto pool di altri militari in congedo e che spero di rendere pubblico nelle prossime settimane. Per ora, posso dire che si tratterà di un movimento che troverà, principalmente, estimatori tra i cittadini che tuttora indossano o che hanno indossato una divisa ed i dipendenti pubblici in genere, sia in servizio che in quiescenza.

Davide DallAgata Ufficiale Aeronautica all'esteroIl futuro? Se questo movimento acquisirà l’importanza ed il peso che mi auspico, mi adopererò per cambiare quel troppo che oggi in Italia non funziona. Diversamente, in pieno stile mollotutto, mi trasferirò definitivamente dal Belpaese. Le mie motivazioni saranno diverse da chi è andato a vivere all’estero per rivalutare la propria modesta pensione ormai ridotta all’osso o per cercare un’occupazione qui quasi inesistente. Nel mio caso, potrò dire di aver già offerto tutto quello che potevo a questa nazione, compresi grandi sacrifici come persino il rischio della vita. Il fatto determinante che mi guiderà, sarà il troppo amore per questo paese: ciò, infatti, non mi permetterà di vederlo morire lentamente in un’inarrestabile agonia causata dall’incompetenza dei governanti. D’altronde, il trentaseiesimo e ultimo stratagemma dell’antica scienza militare cinese della dinastia Ming, ci insegna che la fuga, talvolta, è la tattica migliore. (Se diventa evidente che il susseguirsi degli eventi porterà alla sconfitta, allora ritirati e riorganizzati. Quando la tua parte sta perdendo, rimangono solo tre scelte da prendere: arrendersi, trovare un accordo, o scappare. La resa è la sconfitta completa, l’accordo è mezza sconfitta, ma la fuga non è sconfitta. Fino a quando non sei sconfitto, hai ancora una possibilità).

Dove fuggirò per riorganizzarmi le idee ed i propositi? Non importa, il rilevante è che “l’isola che non c’è” sia ben lontana.

Email: davdalla@gmail.com

Linkedin: http://it.linkedin.com/in/dallagatadavide

Di Massimo Dallaglio

 

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