Dove Scappo? La situazione economica globale

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DOVE SCAPPO? LA SITUAZIONE ECONOMICA GLOBALE

In questi anni abbiamo imparato a conoscere i pregi e i difetti del mercato globale.
Il pregio risiede nel fatto che le merci non hanno più confini, quindi per comprare un soprammobile indonesiano non si deve andare in Indonesia ma basterà recarsi nel mercatino o nel negozio sotto casa. Il difetto è che le merci non hanno più confini, quindi a parità di prodotto, quello fatto in Italia, sarà inesorabilmente più caro di uno “sfornato” da un Paese emergente o del terzo mondo.
Ne consegue che il nostro Paese dovrà puntare su prodotti unici e non replicabili, vuoi perché fattibili solo in Italia, vuoi perché solo le qualità insite nel made in Italy permettono la produzione.

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Dove Scappo?Due esempi tipici sono il Brunello di Montalcino (producibile solo nelle colline del Chianti e dunque solo in Italia) e l’abbigliamento di moda (apprezzato perché il design è frutto del gusto di stilisti italiani).
Un’altra buona pratica potrebbe essere il miglior sfruttamento delle risorse autoctone.
Penso alle meraviglie che la natura ci ha donato o ai beni artistici di cui ci hanno dotato i nostri avi.
Forse è giunta l’ora di valorizzare come si deve le risorse che già abbiamo per nostra bravura o fortuna.
La mancanza di una lungimirante programmazione dei settori più strategici, ha creato una generazione di diplomati e laureati non impiegabili proficuamente nello sviluppo economico del Paese.
Nell’ultimo decennio abbiamo puntato sulla super-scolarizzazione dei giovani, insistendo perché aumentasse il numero di diplomati senza però curarci di quale settore potesse essere il più vantaggioso.
Nonostante lo sforzo (indiscriminato) l’Italia figura all’ultimo posto in Europa per la percentuale dei laureati nella fascia di età fra i 30 e i 34 anni, pari al 20,3% nel 2011.



Secondo l’Istituto europeo di statistica, i Paesi europei dovrebbero intensificare gli sforzi sia per quanto riguarda la riduzione degli abbandoni scolastici (e qui sono d’accordo), sia per l’aumento dei laureati, che dal 34,6% (media europea) del 2011 dovrebbe arrivare al 40% (qui sono meno d’accordo).
L’invito dell’Istituto di statistica è molto nobile ma secondo l’Ocse, nonostante i nostri modesti risultati, il 23% dei giovani laureati italiani è “nullafacente”.
Da un po’di tempo, pensando ai lavoratori italiani, mi domando se sia più facile ingaggiare un architetto o un muratore. Mi rispondo sempre il primo poiché siamo pieni di architetti (molti dei quali disoccupati) mentre è sempre più difficile trovare un giovane che voglia fare il muratore.
In ogni caso, come già accennato in precedenza, alcuni accadimenti sociali ed economici hanno degli andamenti ciclici (e quindi con un inizio e un termine) e paradossalmente indipendenti dalle scelte economiche, politiche e culturali dei vari governi.

Di seguito mostro due grafici che evidenziano dei dati apparentemente non collegabili.
Nel primo è riportato il valore percentuale della disoccupazione italiana dal 1980 al 2011. Nel secondo è rappresentato il numero assoluto di laureati in Italia dal 1980 al 2011.

Andamento della disoccupazione in Italia dal 1980 al 2011

Andamento della disoccupazione in Italia dal 1980 al 2011

Andamento del numero dei laureati in Italia dal 1980 al 2011

Andamento del numero dei laureati in Italia dal 1980 al 2011

Il primo aspetto che balza all’occhio è l’andamento stile “montagne russe” dei livelli di disoccupazione in Italia con un picco alla fine degli anni ’80, un altro più elevato dal ’94 al ’98 e uno di medesima entità tra il 2011 e il 2012.
Possiamo tranquillamente affermare che la recente crisi delle banche americane non ha avuto alcuna responsabilità sulla crisi occupazionale di fine anni ’80 e ’90.
È probabile che, come si sono superate le crisi precedenti, si supererà anche quella scatenata dai mutui subprime statunitensi.
Quindi se ci fosse qualche lettore che sta decidendo di emigrare preso dal panico e dallo sconforto per una situazione che sembra irreparabile, consiglierei di riconsiderare qualunque progetto, se frettoloso, a fronte di scenari che potrebbero mutare in meglio con la medesima repentinità con cui sono virati al peggio.
Un’altra valutazione superficiale potrebbe portare a pensare che l’andamento dell’istruzione universitaria sia assolutamente indipendente dal livello occupazionale.
Questo è probabilmente vero fino al 2006-2007, poi qualcosa è cambiato.
In quegli anni il massimo numero di laureati ha coinciso con la massima disponibilità di posti di lavoro.
Nei tre anni successivi l’apporto costante di un elevato numero di laureati ha creato una certa saturazione del mercato. Negli anni successivi il rapporto è andato peggiorando, provocando (in assoluta controtendenza rispetto agli altri stati europei) un’incredibile diminuzione nel numero di laureati.
Con questo non voglio dire che in futuro sarà meglio fermarsi al diploma professionale e lavorare nell’artigianato (elettricista, falegname, idraulico, muratore) ma che spesso le politiche europee di incremento del livello d’istruzione non tengono in nessuna considerazione quali siano le reali necessità professionali di ogni Paese.

Di Claudio Bosaia

Per approfondire l’argomento:  DOVE SCAPPO di Claudio Bosaia


  • Perché scappare se l’Italia è il Paese più bello del mondo?
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