FRANCESCO FERRARI – GIRO DEL MONDO CON FINALE D’AMORE IN ISRAELE

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FRANCESCO FERRARI – GIRO DEL MONDO CON FINALE D’AMORE IN ISRAELE

Francesco Ferrari, originario di Bari, dopo un Round the World Ticket, per un viaggio intorno al mondo, si innamora e decide di stabilirsi a vivere a Tel Aviv, in Israele. Leggiamo la sua storia:

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Ciao Francesco, raccontaci un po’ di te, di dove sei originario e cosa facevi quando eri in Italia?

Mi chiamo Francesco Ferrari, ho 36 anni e sono nato e cresciuto nella splendida Puglia, più precisamente in quel di Bari. Ho condotto una vita per lo più normale fino all’età di 29 anni quando la crisi economica ha sconvolto i miei pallidi progetti. Lasciati gli studi nel 2003, per poco interesse per la materia economica, ho lavorato come apprendista per una piccola azienda di informatica, esperienza che mi ha permesso poi di ottenere un lavoro stabile e l’agognato contratto a tempo indeterminato in una realtà aziendale nazionale. Mi occupavo di riparazioni e assistenza ai clienti in un negozio di informatica, lavoro che mi piaceva, dandomi la possibilità di lavorare a contatto con la gente e coltivare il mio hobby per i computer. Nel 2008, ci furono le prime avvisaglie di una crisi imminente, che colpì me ed i miei colleghi un anno dopo, con la chiusura del punto vendita in cui eravamo impiegati. Il mio approccio alla chiusura ed alla perdita del lavoro però fu diversa dagli altri miei colleghi, avevo già un progetto e avrei potuto finalmente realizzarlo.



FRANCESCO FERRARI – GIRO DEL MONDO CON FINALE D'AMORE AD ISRAELE

Quando e perché è arrivata la voglia o la necessità di lasciare l’Italia? 

Dopo la chiusura del punto vendita, decisi quindi con un mio ex collega ed amico, di seguire una strada diversa. Niente pianti o drammi, ma un bel viaggio intorno al mondo per un anno, con uno zaino in spalla. Era il Luglio del 2009 quando presi il primo aereo per Londra, da dove ebbe inizio la mia avventura ed il mio personale cambiamento.

Sei partita da solo, con la famiglia, amici o con partner?

La scelta di partire con il mio ex collega non fu per nulla una scelta casuale. Ad oggi non posso immaginare qualcuno che avesso potuto viaggiare con me per un anno, cosi come ho fatto con Marco. L’idea fu la sua, una sera in pizzeria a Bari, tra molte chiacchiere e qualche sogno appena pronunciato, realizzammo di averne uno in comune. Un viaggio con zaino in spalla nel mondo, una cosa che solo detta mette i brividi, ma che ci ripromettemmo di farlo a distanza di 2 anni da quella sera. E cosi fu, complice il destino, partimmo insieme e girammo per un anno con un round the world ticket, ed alla fine di questa esperienza, in Italia rientrò un Francesco diverso, un pò più sognatore e meno apatico verso la vita.

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Perché hai scelto proprio Israele?

Dopo il super viaggio di un anno intorno al globo, la mia vita assunse un profilo diverso. Trascorsi un breve periodo in italia e poi mi mossi verso il nord europa alla ricerca di un impiego. Il mio inglese era notevolmente migliorato dopo il viaggio, potevo cosi offrirmi all’estero e sperare realmente di ottenere un lavoro. Fu cosi che dopo brevi tappe, arrivai a Dublino, dove in meno di 15 giorni trovai un lavoro ed una nuova vita che durò quasi 2 anni. Alla fine di questo periodo, il mio Io viaggiatore sentiva l’esigenza di un altro cambiamento, e cosi partii alla volta del centro america, questa volta in solitaria, toccando il Nicaragua, Costa rica ed in fine Panama. Fu proprio a Panama dove incontrai la mia attuale compagna, una ragazza israeliana con cui trascorsi pochi ma intensi giorni nei Caraibi e che scelsi di seguire in Israele, dove attualmente condividiamo un tetto e le nostre vite.

Che lavoro fai a Tel Aviv?

A Tel Aviv, dove vivo ormai da 3 anni, ho trovato un lavoro nel digital marketing. Qui le possibilità non mancano, sicuramente non è un paese facile, ma che ti da la possibilità di vivere dignitosamente.

Quali differenze sostanziali hai avuto modo di riscontrare a livello lavorativo e di stile di vita rispetto all’Italia?

Quando arrivai qui, la prima cosa che mi colpii fu il trovare una città molto viva, frenetica e con palazzoni che si elevavano su palazzi bassi e discreti. Dopo aver ottenuto il visto, trovai subito lavoro, sfruttando la lingua (l’italiano e l’inglese). Le offerte non mancano, ci sono campi come il marketing o la vendita, dove chi è madrelingua italiana o qualsiasi altra lingua principale, dove è possibile trovare lavoro agevolmente. Ci sono differenze sostanziali con la realtà lavorativa italiana, innanzitutto qui c’è una realtà lavorativa, ma anche come organizzazione e struttura, sono più vicini al modello americano (9 ore al giorno di lavoro e 12 giorni di ferie l’anno). La vita non è facile, decidere di vivere qui significa dover trovare un lavoro che ti permetta di mantenere una famiglia numerosa (la media sono 3 figli) e di pagare un mutuo per un appartamento fuori Tel Aviv, dove i prezzi scendono notevolmente. Chi decide di vivere a Tel Aviv, deve affrontare costi impossibili da sostenere con uno stipendi medio (intorno ai 1800 euro), servono due stipendi ed è comunque impossibile acquistare un immobile senza avere un conto in banca sostanzioso. Per questi motivi, la vita è frenetica, molto traffico e poco silenzio in città, gli spazi verdi, molto numerosi devo dire, sono quasi sempre affollati, cosi come le spiaggie cittadine. L’unico sollievo è vivere appena fuori Tel Aviv o permettersi parentesi fuori porta nei weekend.

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Cos’altro hai notato della società locale?

Dall’altra parte, i trasporti pubblici sono afficienti, la sicurezza interna è totale, pochissima micro criminalità, portata per lo più dall’immigrazione di migliaia di persone che scappano da zone in guerra. Ci sono veri e proprio ghetti, aree della città colonizzate da immigrati, poco sicure e curate. Un altro problema è il perenne conflitto israelo palestinese, complice di vari episodi di violenza ed a sprazzi di una e propria guerra tra lo stato non riconosciuto della Palestina (per lo più Gaza) ed Israele appunto. Però devo dire che anche nei momenti di maggiore tensione, A Tel Aviv, la vita scorre quasi imperturbabile, quasi non fossimo in Israele e non ci fosse una guerra in atto.

Come è avvenuta la tua integrazione in una realtà differente da quella italiana?

Complice i miei tanti viaggi, non ho mai avuto problemi ad integrarmi. Io credo sia solo una questione di testa, anche se trasferirsi qui presuppone una rivoluzione verbale. La lingua è il peggior nemico, ostica e completamente diversa, un alfabeto nuovo, quasi impossibile apprenderla senza studiarla. Dopo 3 anni, riesco a capire abbastanza, ma non avendo mai studiato l’ebraico, mi ritrovo ancora a fare i conti con limiti verbali evidenti.

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Vivere a Tel Aviv sotto quali aspetti è meglio che in Italia? E sotto quali aspetti è peggio?

Mi è quasi impossibile paragonare Tel Aviv alla mia Italia, quella del sud, fatta di bigottismo e limitata apertura mentale. Qui a Tel Aviv i ragazzi vivono fuori casa da quando vengono chiamati per il servizio militare obbligatorio, 2 o 3 anni di militare e via con una vita propria. Qui una ragazza di 23 anni, dopo 2 anni di militare, prima di iniziare gli studi, viaggia per 3/4 mesi da sola in posti lontani migliaia di km, e quando torna a casa lo fa con una mente più aperta e le idee più chiare.

In Puglia, dove sono cresciuto, la realtà è ben diversa. I ragazzi vivono con i genitori fino a 30 anni, non c’è possibilità per loro di capire quante opzioni ci sono. La nostra è una società chiusa, troppo fiera di ciò che siamo per guardare fuori e scoprire un mondo diverso. E’ anche vero però che in Puglia la vita scorre più lenta, i ritmi sono più blandi e la qualità del nostro approccio, ci rende schiavi del nostro benessere.

Ti manca l’Italia? 

Mi manca l’Italia, non credo ci sia Italiano a cui non manca la sua città o regione. L’italia è e sarà sempre il posto dove spero di vivere un giorno, ma alle mie condizioni, non semplicemente adattandomi o elemosinando una vita di stenti.

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Che tipo di lavoro, attività o investimento pensi sia conveniente praticare per un italiano in Israele?

In Israele ci sono tanti Italiani, per lo più ebrei che hanno optato per vivere qui e creare un business. Questo è il secondo paese al mondo per numero di start-up, qui ci sono reali possibilità di successo se si ha l’idea giusta. Non ci si arena con procedure burocratiche o limiti economici, qui se si ha lo spirito e l’idea giusta, si ottiene ciò che si desidera.

Elencaci i siti internet e le pagine Facebook o altro dove le persone possono contattarti:

Al momento sto costruendo un blog di viaggio ed ho una pagina facebook dove è possibile seguirmi.

Pagina Facebook:
www.facebook.com/Gente-di-Confine-888948964548600/

Sito Internet:
www.eternoviaggiatore.net

separatore-struttureIntervista di Manuela Camporaso

 

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