I PRIMI PASSI DA COMPIERE PRIMA DI TRASFERIRSI ALL’ESTERO

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I PRIMI PASSI DA COMPIERE PRIMA DI TRASFERIRSI ALL’ESTERO

Il primo passo da compiere è stare fermi, seduti davanti a un computer collegato a internet. Una delle grandi fortune (a dire il vero non è che ce ne siano molte altre) delle nuove generazioni è la possibilità di accedere a informazioni di qualunque genere con estrema facilità. La difficoltà sta nel vagliare la qualità e la veridicità delle informazioni stesse.
Grazie al web è possibile documentarsi su qualunque tema, incluse le possibilità lavorative, la situazione sociale, politica ed economica di qualunque Paese al mondo.
È inoltre possibile conoscere le opinioni di chi ha già provato una data esperienza.
Esistono dei siti specializzati nella pubblicazione e valorizzazione dei vari profili professionali, altri propongono opportunità lavorative in ambiti e luoghi specifici.

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Quindi la prima azione da compiere è quella dell’auto-istruzione e della pre-comprensione della realtà che vorremmo affrontare.
Questo diviene indispensabile quando le aspettative o le speranze si fanno troppo ottimistiche oppure quando il pessimismo ci spinge a credere che nulla al mondo possa risollevarci.
In pratica, la conoscenza in qualunque ambito la si applichi funziona da calmiere perché come sempre la verità sta nel mezzo.
Non esistono posti fantastici in cui vengono a bussarti alla porta per proporti un lavoro, magari ricoprendoti d’oro, e non esistono nemmeno Paesi in cui non ci sia nulla da fare se non mendicare.
Dando per scontato un minimo di conoscenza della lingua inglese, si può capire quale siano i Paesi che offrono le opportunità migliori e di conseguenza selezionarne un gruppo per potersi concentrare solo su una cerchia ristretta.
Se si hanno parenti, amici o conoscenti che risiedono o lavorano in uno dei luoghi prescelti è fondamentale interpellarli per farsi raccontare le esperienze positive o negative.



I PRIMI PASSI DA COMPIERE PRIMA DI TRASFERIRSI ALL’ESTEROI consigli, se scaturiti da fatti realmente vissuti, sono molto più importanti di qualunque sito internet.
Se non si ha questa opportunità è possibile frequentare dei forum di espatriati oppure leggere le opinioni degli stessi in uno dei tanti post creati ad hoc.
Non bisogna fidarsi degli articoli di giornale perché, per esigenze editoriali, tendono a estremizzare e a enfatizzare qualunque dato o notizia (come per esempio i titoli di alcune delle classifiche successive).
Preso atto delle diverse sfaccettature che potrebbero essere presenti nei luoghi prescelti è necessario predisporre un curriculum in lingua inglese, possibilmente senza errori e inviarlo alle società che avete selezionato oppure a una delle molteplici agenzie locali che pubblicano offerte di lavoro.
A tal proposito segnalo anche la presenza di alcuni siti gratuiti (simili a social network) specializzati nella pubblicazione di profili professionali, con la possibilità di essere avvisati se vengono inserite delle offerte di lavoro che rispondono alle nostre richieste.
Cerchiamo di inviare la nostra presentazione a destinatari ubicati in un’area geografica ristretta (ovvero non contattiamo una società a Singapore, una in Canada e una in Norvegia).
La speranza è di raccogliere più di un cenno positivo e di approfondire i contatti il più possibile tramite il web.
Prima di cercare un volo, dobbiamo essere sicuri che l’interesse sia concreto e che vada al di là di un semplice e timido apprezzamento. Più dettagli riusciremo a raccogliere da casa minore sarà il rischio di cocenti delusioni in un ipotetico colloquio magari dall’altra parte del mondo.
Non è nemmeno da trascurare l’ipotesi che prima dell’incontro “fisico” con il vostro possibile datore di lavoro possa esserci un incontro “virtuale”, magari tramite Skype o semplicemente al telefono. In questo caso potrebbe essere ancora più facile comprendere le reciproche intenzioni ed eventualmente dipanare i dubbi.
Se saremo fortunati e quindi se avremo ricevuto delle proposte interessanti, sicuri che il nostro profilo sia davvero quello richiesto (tradotto: non raccontiamo balle perché poi si pagano), potremmo organizzare un viaggio in loco per sottoporci a uno o più colloqui.
Sarà chiaramente un viaggio turistico (prendiamolo così, nel caso le cose non vadano secondo le nostre aspettative) e di conseguenza anche la tipologia del visto richiesto.

Non vi venga in mente di tentare l’ingresso in un Paese extraeuropeo con un visto turistico ma dichiarando che siete lì per fare un colloquio di lavoro! In molti stati è considerato un reato!
Come accennato in precedenza, se conoscete qualcuno che è già in loco, chiedete il suo aiuto/assistenza, almeno per i primi giorni.
Provare uno stralcio di vita quotidiana assistito da chi vi ha preceduto è impagabile, vi darà un’idea realistica di ciò che vi aspetterà nel caso decideste di trasferirvi.
Durante il soggiorno, al di là della riuscita o meno del colloquio (ci saranno altre possibilità), approfittate per prendere coscienza del luogo in cui vi trovate.

Parlate il più possibile con i residenti, cercate di capire gli orari, i prezzi, come è organizzata la città e la vita che vi si svolge.
Fate un salto in qualche agenzia immobiliare per capire il costo degli affitti e quali sono le zone residenziali migliori (sia dal punto di vista della tranquillità che dal punto di vista della distanza dalle potenziali zone di lavoro
o dai servizi di prima necessità).
Assaggiate la cucina locale (non rifugiatevi nel solito ristorante similitaliano), utilizzate i mezzi di trasporto pubblico (il taxi è comodo ma va bene solo per i turisti) e fatevi un giro in un supermarket.
Provate a capire se c’è una comunità di espatriati o comunque se vi trovate in una società cosmopolita.
Nel tempo che vi rimane fate del bieco turismo.

Di Claudio Bosaia

TRASFERIRSI ALL’ESTEROPer approfondire l’argomento: DOVE SCAPPO di Claudio Bosaia

Perché scappare se l’Italia è il Paese più bello del mondo?

Magari perché non troviamo lavoro o non ci soddisfa quello attuale, o perché la nostra pensione ci consente a malapena di arrivare a fine mese.

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