Le regole per esportare prodotti alimentari negli Stati Uniti

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Le regole per esportare prodotti alimentari negli Stati Uniti

La registrazione contro il bioterrorismo è richiesta dalla FDA (Food and Drug Administration) a seguito dell’attacco terroristico dell’11 settembre 2001.

In funzione di questo infatti il governo ha creato un nuovo ministero denominato “United States Department of Homeland Security” e nel 2003 ha promulgato il Bioterrorism Act che ha reso obbligatorie la registrazione degli esportatori e la notifica degli arrivi ai porti delle spedizioni di alimentari. Questi regolamenti sono entrati in vigore il 12 dicembre 2003. Da questa data si possono esportare alimentari negli USA solo se l’esportatore ha ricevuto un numero di registrazione dalla FDA. Questa registrazione va fatta per tutte le “facilities” che esportano alimentari negli Stati Uniti, salvo alcune eccezioni.

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I REQUISITI PER LA SICUREZZA E ALTRI REGOLAMENTI

Nel corso degli anni, dall’entrata in vigore di questi regolamenti, gli alimentari italiani (oltre che provenienti da altri paesi ovviamente) che sono stati bloccati in dogana dalla FDA sono stati tantissimi, e per vari motivi, ma in molti casi per incongruenze e non-conformità dell’etichettatura.

L’FDA segue e consiglia di seguire le classiche GOOD MANUFACTURING PRACTICES, stimolando le aziende produttrici ad effettuare controlli e azioni continue riguardanti soprattutto i punti “nevralgici” della produzione.

Le nuove regole per esportare prodotti alimentari negli Stati Uniti

A questo proposito la FDA ha implementato diversi progetti che prevedono formazione del personale, ispezioni degli stabilimenti, disposizioni di tenuta e conservazione di documentazione specifica, verifiche periodiche, consigli e consulenza ai produttori, e cambio con questi ultimi.

Molte delle condizioni tassative riguardano le procedure più efficaci per prevenire ed evitare il rischio di contaminazione degli alimenti, qualsiasi esso sia.

La conformità dell’etichettatura degli alimentari è importantissima per potere affrontare il mercato americano, e soprattutto per entrarvi.

Sono previste normative molto precise relativamente a dimensioni dell’etichetta, font da utilizzare, ingredienti ammessi e proibiti, coloranti ammessi e proibiti, l’indicazione delle sostanze allergeniche, e il modo in cui deve esserne indicata la presenza.

Una normativa particolare riguarda la registrazione e l’etichettatura degli alimenti in scatola a bassa acidità o acidificati.

Le nuove regole per esportare prodotti alimentari negli Stati Uniti

Il mercato degli alimenti biologici necessita di un a normativa speciale.

E’ nato nel 1970 come ritorno alla natura, avendo come beneficio principale l’eliminazione dei pesticidi.

Si tratta di un mercato che ha raggiunto dimensioni molto importanti:

$23 miliardi nel 2009 (meno del 3% degli alimentari – nicchia già importante per l’Agribusiness).

Il mercato ha avuto un’espansione del 15%-20% all’anno negli ultimi 10 anni.

Il logo utilizzabile sulle confezioni dei prodotti biologici in vendita negli Stati Uniti può essere usato solo per prodotti etichettati “100% organic” oppure “organic

  • 100% organic” deve essere biologico al 100%
  • Organic” deve essere biologico al 95%
  • Made with organic ingredients” deve essere biologico al 70%

La certificazione dei produttori biologici viene rilasciata da enti accreditati dal Ministero Statunitense dell’Agricoltura (USDA).

La domanda di certificazione dei produttori deve essere presentata a un certificatore accreditato dall’USDA.

I certificatori accreditati dall’USDA sono 100: 56 americani e 44 stranieri. In Italia ve ne sono 6 (CCBP, Bioagrocert, Suolo e Salute, ICEA, Istituto Mediterraneo e Bios).

I prodotti venduti come biologici devono includere sull’etichetta anche il nome e l’indirizzo del certificatore. Il logo del certificatore è facoltativo.

Un’altra branca interessante sul mercato statunitense riguarda la certificazione Kasher.

Negli Stati Uniti ci sono 4 principali enti che danno certificazioni “kosher” a produttori locali ed esteri.

“Kosher” significa conforme ed indica che un alimento rispetta le regole dietetiche prescritte dalla Bibbia.

Circa 15 milioni di consumatori in USA (non solo ebrei, ma anche musulmani, indù, vegetariani, avventisti e persone con allergie) cercano abitualmente prodotti con certificazione kosher.

La certificazione è richiesta da molte catene di supermercati.

In Italia è apparso un articolo sul cibo kosher nell’inserto di Repubblica del 19 aprile 2008. per questo può essere interessante ottenere la certificazione kasher: per avere la possibilità di vendere in molti supermercati, per aumentare le vendite in USA tra il 5% e il 10% e per poter offrire i prodotti in altri paesi dove vi sono consumatori che considerano importante questa certificazione.

Ulteriori informazioni sul mercato degli Stati Uniti sono disponibili sulle seguenti 3 pubblicazioni

1) Guida per la vendita di prodotti biologici negli Stati Uniti.  183 pagine (2010)

2) Guida ai regolamenti e all’etichettatura dei prodotti alimentari per l’esportazione negli Stati Uniti. 225 pagine (2017).

3) Guida per l’esportazione di vini e liquori negli Stati Uniti. 78 pagine (2010)

Per ottenre le guide potete contattare: info@betweensrl.com

Chi fosse interessato ad esportare prodotti alimentari negli Stati Uniti può contattare:

Between Srl

Email: info@betweensrl.com

Tel.+39  0522 934986

Facebook: www.facebook.com/BetweenSrl

Sito: www.betweensrl.com

Di Paola Ligabue

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