LO PSICODRAMMA MORENIANO: UN METODO DI PSICOTERAPIA CONTEMPORANEA

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LO PSICODRAMMA MORENIANO: UN METODO DI PSICOTERAPIA CONTEMPORANEA

“Lo psicodramma è l’unica terapia che fa ricorso all’estroversione della sensazione dando dignità attuale allo spazio dei ricordi” (“Dora Kalff”).
Lo Psicodramma è una tecnica attiva basata sulla messa in scena della psiche, dove  la parola incontra lo spazio, il corpo e la vista.
Pertanto, la regia terapeutica è basata sul fare oltre che sul dire.
Il paziente interpreta il ruolo di regista, attore e protagonista della sua storia.
La contemporaneità di questa tecnica si riferisce al fatto che parte da dove la psicoanalisi finisce, infatti, il gruppo, l’azione, lo sguardo, il contatto fisico e l’espressione pubblica dei conflitti (elementi esclusi dal classico e puritano setting freudiano) sono fondamentali strumenti di lavoro nello psicodramma.

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psicodramma moreniano moreno Dove e quando nasce lo psicodramma?
Il creatore dello psicodramma ed uno dei principali inventori della psicoterapia di gruppo è Jacob Levi Moreno (Bucarest 1889, Beacon-New York, 1974), che ha portato nella terapia il gioco e nella platea la scena.
La prima sessione psicodrammatica “privata” vede J.L.Moreno interpretare Dio, all’età di cinque anni (1894).
“Una domenica pomeriggio Moreno –bambino rimase a casa a giocare con i figli dei vicini, approfittando dell’assenza dei suoi genitori.  Il gruppo di amici, dopo aver raggiunto nel seminterrato una grande stanza vuota, con un solo grosso tavolo di quercia al centro, giocò a rappresentare Dio ed i suoi angeli.  Il gioco proposto da Moreno, alimento’ gli animi dei bambini che iniziarono a recuperare dall’abitazione, delle sedie che furono assemblate nel seminterrato e da quel momento iniziò il gioco. Moreno sali’ in cima alle sedie interpretando Dio, mentre gli altri bambini (ego ausiliari) interpretarono gli angeli, fino a che, dopo l’esortazione degli angeli a che il Dio volasse, Moreno si ritrovò a terra con il braccio rotto”
In età più consapevole, nel primo decennio del secolo scorso a Vienna, Moreno conduce le sue prime esperienze di animazione spontanea con bambini profughi e prostitute.
Nasce lo psicodramma che inizia a diffondersi in tutto il mondo, dopo essere stato introdotto da J.L.Moreno negli Stati Uniti (1925).
La rappresentazione attiva delle dinamiche psichiche inconsce.
La parola dramma, deriva dal greco “drama”, che significa azione ed evoca all’interno di questo contesto, la trasformazione attiva delle dinamiche psichiche del paziente/protagonista.
Il setting inventato da J.L.Moreno è un campo espressivo aperto allo sguardo del gruppo e suscettibile di trasformazioni e adattamenti luminosi e coreografici (suono, movimento, contatto, immagine).
Questo spazio  che può coincidere con un palcoscenico di un teatro, è lo spazio in cui il paziente/protagonista mette in scena la sua vita reale con i suoi vissuti e i suoi fantasmi, permettendo l’analisi non solo del passato, ma anche delle possibilità future.
Moreno utilizza il palcoscenico per dare al paziente un adeguato spazio e possibilità di rappresentazione del suo mondo, per conoscerlo e percorrerlo e portarlo alla sua massima esasperazione (in tutti i sensi dalla manifestazione delle emozioni al ritirarsi in sé), fino alla catarsi finale, così da smuovere la storia del paziente dal punto in cui si era incagliata.
Al paziente/protagonista gli viene chiesto di essere se stesso sul palcoscenico e di ritrarre il proprio mondo privato davanti ad un pubblico, favorendo il processo di auto rivelazione delle sue fantasie inconsce.



psicodramma moreniano moreno 3

Quali sono i punti di forza dello psicodramma rispetto alla tecnica classica?
I punti di forza di tale tecnica sono il gioco e l’azione che favoriscono il cogliere dimensioni psichiche irraggiungibili solo con le parole, perché spesso inconsapevoli al paziente stesso.
Inoltre, la presenza del gruppo, sia nei termini di doppio o ego ausiliare (due delle tecniche usate nello psicodramma) che di semplice pubblico, elude  il rischio che il paziente si immerga in un universo solipsistico, delirante e di reciprocità fusionale con il terapeuta.
Le trame messe in scena rappresentano i problemi più autentici del protagonista che continua a scoprire se stesso anche attraverso la fase finale di condivisione dei vissuti (sharing) da parte del pubblico, tutto sotto la conduzione dello psicodrammatista.

Quali sono gli strumenti ed i soggetti coinvolti in questo metodo?
Il palcoscenico o spazio espressivo/multidimensionale, per dare la possibilità al paziente/protagonista di articolare liberamente i propri vissuti e fantasmi.
Il paziente/protagonista che ha la possibilità di sperimentare se stesso in modo più profondo ed esplicito che nella vita reale.
Il conduttore/psicodrammatista che conduce la sessione di psicodramma nelle tre fasi (riscaldamento, azione/rappresentazione e condivisione) e si occupa del protagonista aiutandolo a fornire indicazioni chiave su come portare avanti la rappresentazione della suo mondo reale o fantasmatico.
Il gruppo, i cui membri vengono coinvolti sia come ego ausiliari (estensioni del paziente che ritraggono le persone reali o immaginate nel suo dramma esistenziale) sia come semplici osservatori, che al termine della sessione condividono i vissuti.

La sessione psicodrammatica si divide in tre fasi
Il riscaldamento è la fase in cui il paziente/protagonista condotto dallo psicodrammatista inizia ad esprimersi liberamente man mano che altre immagini da rappresentare gli vengono in mente.
Le tecniche usate in questa fase sono tecniche di presentazione di sé, soliloquio, scelta  del momento, del luogo, della scena, degli ego ausiliari, scelta del doppio di cui ha bisogno nella produzione del suo psicodramma.
Il riscaldamento avviene dagli eventi più superficiali a quelli più traumatici.
La fase centrale è la fase dell’azione, in cui il paziente/protagonista rappresenta i propri conflitti nel “qui ed ora”, a prescindere dal periodo temporale in cui sono stati realmente vissuti o immaginati.
Il protagonista deve agire la sua verità come l’avverte e la percepisce, in modo soggettivo ed è facilitato dallo psicodrammatista a raggiungere la catarsi come purificazione emotiva.
La condivisione è la fase finale in cui tutti i membri del gruppo, a partire dalle personali esperienze di vita, condividono i vissuti perché il paziente/protagonista non deve essere mai lasciato con l’impressione di essere l’unico del gruppo ad aver vissuto la sua problematica.

psicodramma moreniano moreno 4Conclusioni:
La presentazione appena fatta dello psicodramma Moreniano evidenzia come il livello verbale, alla base delle classiche tecniche terapeutiche, sia superato ed incluso nel livello della messa in scena.
Il principio del coinvolgimento del protagonista ( che incontra parti di sé e altre persone vere ed illusorie) e del gruppo (che prende parte ai conflitti mentali del protagonista e che condivide i vissuti) e l’esame di realtà del “qui ed ora”, effettivamente realizzato sul palcoscenico, sottolineano come in questa tecnica non possa esserci interpretazione e presa di consapevolezza, senza azione.

Alessia Potere  Psicologa-psicodrammatista Bari-Roma

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Di Massmo Dallaglio

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