Luca Ferrante lascia un lavoro da architetto per ricominciare da zero in India nella città di Bangalore

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TRASFERIRSI A VIVERE E LAVORARE IN INDIA A BANGALORE


Luca Ferrante, 37 anni, una laurea in architettura e un lavoro stabile da architetto libero professionista, nonostante questo decide di partire con sua moglie per l’India accettando un International Assignment e si rimette in gioco ripartendo da zero. “Potevamo anche rimanere, ma era il momento giusto per cambiare ambiente e trarre nuova linfa, qui ho ricominciato dal nulla, anche se non sto lavorando sono soddisfatto della scelta che ho fatto, la mia vita è molto più serena…”

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Ciao Luca,dove vivevi in Italia, mentre ora dove ti sei trasferito?
Abbiamo vissuto a Genova fino ai primi di maggio 2013.
Ci siamo trasferiti a Maggio 2013, ora viviamo nel sud dell’India, nella città di Bangalore, stato del Karnataka.

Avevi già avuto modo di visitare paesi esteri?
No, mai. Ho sempre vissuto in Italia.



Luca Ferrante VIVERE E LAVORARE IN INDIACome ti è venuto in mente di scegliere proprio l’India?
Perché Abbiamo accettato un International Assignment, proposto dall’azienda in cui lavora mia moglie, in questo paese. L’India è un ottimo posto per mettersi in gioco, per molti punti di vista, strategico.

Che cosa facevi in Italia?
In Italia lavoravo come Architetto libero professionista. Potevamo anche rimanere, ma era il momento giusto per cambiare ambiente e trarre nuova linfa, costruire qualcosa di diverso per il futuro.

Ora invece cosa fai in particolare?
Qui ho ricominciato da zero. Perfezionare l’inglese, tessere nuovi contatti, allargare i propri orizzonti di vita e professionali, anche esplorare nuove possibilità, sono gli obiettivi di oggi. Non sto lavorando ora, ma sono soddisfatto della scelta, la mia vita è molto più serena e percepisco più speranza per il futuro.

Luca Ferrante VIVERE E LAVORARE IN INDIANonostante il tuo buon lavoro da architetto in Italia come mai hai deciso di mollare tutto per andare a vivere all’estero?
Volevamo fare un’esperienza all’estero per dare una svolta alla nostra vita, scrollarci di dosso le cose negative, modificare un destino che per molti è, purtroppo, inevitabilmente già scritto.

In Italia come trascorrevi le tue giornate e in India invece?
In Italia generalmente lavoravo 8-10 ore al giorno, tra studio, clienti, cantieri, uffici pubblici. Dopo il lavoro a casa con la famiglia, la palestra, qualche hobby. A volte qualche lavoro da finire dopo cena o nel weekend.

Quali differenze di vita ti sono saltate subito all’occhio tra l’Italia e l’India?
Le differenze sono tante. 
Auto: qui è vietato guidare con la patente europea, bisognerebbe prendere quella indiana. Non è un problema, ma il traffico è a dir poco da manicomio. Quindi tutti gli expats hanno l’autista, è una sensazione strana. E si incrociano mezzi di ogni tipo!
Cibo: per la maggioranza degli indiani ‘street food is the best!’, preso molte volte da carretti parcheggiati a bordo strada o sui marciapiedi. Da non provare.. materie prime ed igiene.. sconosciuti!
Una bella esperienza invece è mangiare nei ‘family restaurants’, sorta di trattorie dove si può mangiare cibo ottimo a poco prezzo. Molto speziato e piccante, a volte servito sulle foglie di banano… Ah.. si mangia con le mani, anche il riso!
Clima: la città di Bangalore è a circa 900 m s.l.m. Gli abitanti la chiamano ‘air conditioned city’. Tre stagioni: estate, monsoni, inverno. Pochissima umidità, brezza, sole praticamente tutti i giorni, mai più di 38° e mai meno di 20° tutto l’anno.
In generale: il costo della vita è, per molte cose, più basso. Quindi si va a mangiare più spesso fuori (in Italia sarebbe impossibile) e si fanno acquisti di abbigliamento e tessuti  facilmente, essendo la qualità molto alta. In strada e sui marciapiedi si incontrano mucche, capre, pecore, galline ed un’infinità di cani randagi. Uscire di sera si può, ma in macchina e verso un luogo definito, non a fare una passeggiata. Estrema povertà ed estrema ricchezza convivono fianco a fianco, qui il rispetto di una persona si misura con la quantità di denaro che possiede, cosa per noi terribile. L’economia è in crescita e c’è una sensazione permanente di sviluppo e di ‘possibilità’.. forse questa è la differenza più grande. Quasi tutti guardano al futuro con speranza e certezze.

Luca Ferrante VIVERE E LAVORARE IN INDIADal tuo punto di vista, l’India è ideale per una vacanza o per viverci?
L’India è un paese da visitare, un paese di forti contrasti che non lascia mai indifferenti. Per vacanza è un posto ideale, ci sono tantissimi luoghi da visitare, avventure fantastiche da vivere, il costo della vita è abbastanza basso. Colori, spezie, sorrisi. Il rovescio della medaglia sta nell’avere la forza di accettare cose che vanno al di là, molte volte, della nostra comprensione. 
Vivere qui invece vuol dire impegnarsi per entrare a pieno nella cultura locale, comprenderla ed integrarsi. Altrimenti ti senti un pesce fuor d’acqua e qui la corrente ti spazza via.

Tu come ti trovi?
L’India non è un paese facile, bisogna avere grande spirito di adattamento e molta flessibilità. Avere intorno delle persone che ti aiutano è fondamentale per ambientarsi in un luogo che può essere ostico, per molti versi. L’importante è capire da subito che bisogna cambiare il punto di vista.

Luca Ferrante VIVERE E LAVORARE IN INDIAPer quanto riguarda il trasferimento hai avuto difficoltà?
Per fortuna abbiamo avuto supporto per il trasferimento e per le pratiche burocratiche. Ed il fatto di essere in coppia aiuta molto nell’affrontare le sfide quotidiane.

Visto che non lavori per ora, come passi le tue giornate?
Come passo il mio tempo, oggi? Faccio fotografie (l’ambiente circostante aiuta molto), scrivo, pratico sport, mi piace conoscere persone provenienti letteralmente da ogni parte del mondo. Qui è possibile.

Cosa ti piace dell’India?
La grande capacità di integrare le diversità, di convivere fianco a fianco tra culture agli antipodi; la grande voglia di comprendere gli altri; la curiosità per quello che non si conosce; l’importanza fondamentale della famiglia nel tessuto sociale.

Pensi che ci vivano molti Italiani a Bangalore?
Moltissimi italiani vengono qui per lavoro, ma solo per poche settimane. Se parliamo invece di persone che vivono stabilmente a Bangalore, siamo nell’ordine di un centinaio, credo; in tutta l’India sono poco più di mille (censimento AIRE 2012).

La tua famiglia e gli amici ti hanno supportato nella tua scelta di vivere all’estero?
La sorpresa è stata grande. I parenti stretti hanno cercato, giustamente, di capire a fondo le motivazioni che spingevano i propri congiunti a prendere una decisione del genere. Poi hanno concordato con noi, un po’ a malincuore, che era una cosa buona per il nostro futuro. Gli amici stretti direi che sono stati da subito entusiasti e ci hanno supportato e spronato a partire.

Luca Ferrante VIVERE E LAVORARE IN INDIACome ti tieni in contatto con loro, sei già tornato in Italia a trovarli?
Con i parenti il contatto è continuo. Con gli amici abbiamo un altro argomento di cui discutere, un’altra avventura da condividere. Social networks e Skype sono il modo migliore per tenere i contatti e condividere pensieri e avventure, li utilizziamo giornalmente. Specialmente per i genitori sono un mezzo fondamentale.
Purtroppo non siamo ancora tornati a trovarli, ma ci torneremo probabilmente a cavallo delle vacanze di Natale (che qui non esistono), dopo oltre sette mesi di assenza.

Dai uno sguardo al tuo futuro, come e dove ti vedi?
Sicuramente più vecchio e, spero, con una bella famiglia numerosa. Soprattutto in un posto chiamato ‘casa’. Non importa tanto dove, ma come sarà.

Trasferirsi a vivere all’estero e uscirne vincenti, quali sono i tuoi consigli?
Si può uscirne vincenti cambiando atteggiamento, allargando la propria mente, accettando l’esistenza di cose differenti da quelle che si conoscono, imparando anche da chi e cosa ti circonda. E soprattutto non cercando di fare le cose come si facevano in Italia.

Luca Ferrante VIVERE E LAVORARE IN INDIATi manca qualcosa di Genova?
Di Genova mi manca un po’ il panorama, le passeggiate, gli scorci, il centro storico, alcuni cibi. Vivere in una città millenaria ha il suo fascino, che qui manca.

Pensi che tornerai a vivere in Italia un giorno?
Ci torneremo sicuramente al termine di questa esperienza, che è a tempo determinato. Ma non so dire se e per quanto ci rimarremo.

Quali emozioni hai provato in questa tua esperienza?
Le emozioni sono state e sono tantissime. Per quanto si è preparati, non lo si è mai abbastanza per vivere qui, nel bene e nel male. Immergersi in una cultura nuova è un’esperienza unica. Il paese è anglofono, ma capirsi molte volte è difficile. Sapere il nome locale delle cose, vedere la felicità negli occhi del ristoratore quando apprezzi il cibo, scoprire che il tramonto e l’alba durano pochi minuti, dona emozione. Bere l’acqua del cocco fresca in strada, passare chilometri di risaie punteggiate da palme, dona emozione. Artigiani al lavoro con estrema maestria, monumenti millenari, ma anche mucche che mangiano l’immondizia, condizioni di vita e di lavoro disumane, assenza di infrastrutture, violenza, prepotenza, il senso di impotenza di fronte a determinate cose. 
Innumerevoli festival religiosi, musiche, i film di Bollywood. Igiene e pulizia scarse se non inesistenti nella maggior parte dei posti.

email: lucacrash@yahoo.it
blog: http://thebangaloreeffect.wordpress.com

Di Maria Valentina Patanè

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