Luca Ferri coach per Cambiare vita

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Luca Ferri coach per Cambiare vita

Dal 1998 MolloTutto si occupa del vasto tema del “Cambiamento”;  Luca Ferri è un professionista in questo settore: dal 1996 è Life & Executive Coach, docente di Comunicazione, Self-efficacy, Empowerment individuale e organizzativo, Problem Solving e Coaching Strategico. E’ Coach diplomato al Centro di Terapia Strategica di Arezzo e Counselor Empowerment Oriented. Membro della AICP (Associazione Italiana Coach Professionisti).

Come lui stesso ama presentarsi: “Sono solamente uno strumento e come lo scalpello dello scultore il mio lavoro è togliere ciò che è inutile per liberare risorse importanti. Quelle che si trovano imprigionate nell’inconsapevolezza di certi momenti.”

MolloTutto lo ha intervistato.

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Ciao Luca, vuoi presentarti ai lettori di MolloTutto?

Ho 51 anni e da 22 anni mi occupo di favorire i processi di cambiamento personali e aziendali, attraverso diverse modalità: coaching, formazione e conferenze.

Dopo una lunga esperienza nella vendita di beni e servizi in cui ho avuto modo di partecipare a vari seminari e corsi di formazione, ho deciso di seguire quello he allora era il mio mentore nella creazione di uno studio di consulenza che proponeva alle aziende il frutto della nostra esperienza.

Ora sono un libero professionista che, oltre che progettare personalmente e direttamente gli interventi, collabora come freelance anche con le grandi società di consulenza italiane.

Negli ultimi 12 anni, ho studiato 4 anni l’approccio del Coaching Strategico con Giorgio Nardone, ho fatto un Master sull’Empowerment con Massimo Bruscaglioni e frequentato un percorso di 3 anni di Naturopatia Umanistica e Shen Training al Kairos Ego Center di Parma, oltre che a diversi seminari o mini-master sulle tematiche che riguardano la crescita personale e la crescita della persona nell’ambito aziendale.

Credo nelle immense potenzialità delle persone e applico le mie ricerche nei progetti che propongo e negli articoli che pubblico per diverse riviste del settore.

Luca Ferri coach per Cambiare vita

Quando parli di potenzialità e di crescita a cosa ti riferisci nello specifico?

Viviamo in una società piena di condizionamenti, siano essi positivi o negativi, una moltitudine di messaggi che rischiano di farci perdere l’orientamento e la sensibilità verso i nostri talenti e verso ciò che desideriamo veramente, inducendoci ad assumere punti di vista sulla realtà che non sempre ci sostengono a coltivare le nostre ambizioni, qualsiasi esse siano.

Essere ambiziosi non necessariamente vuol dire fare carriera o diventare importanti, spesso significa accogliere ma non accettare quello che la vita ci propone di non sano per noi, lavorando sulle nostre abilità per far emergere le nostre idee e le nostre necessità, costruendo le chiavi per uscire dalla gabbia in cui a volte ci sentiamo.

Per abbattere i muri che ci separano da ciò che desidereremmo non serve solo la voglia di farlo, ma occorrono anche strumenti opportuni che possano esserci d’aiuto quando quelli di cui disponiamo non sono sufficienti e io mi occupo di questo; fornire attrezzi, portare il frutto della mia esperienza e dei miei studi a chi desidera aumentare le possibilità di realizzare i propri obiettivi.

Luca Ferri coach per Cambiare vita

Cos’è il coaching?

Per affrontare il tema del Coaching voglio iniziare da ciò che il Coach non è. Non è un psicoterapeuta a basso impegno, non ha la soluzione a tutti problemi, non è un motivatore, non è un amico un po’ più attrezzato e, soprattutto, non ha gli strumenti per lavorare a livello psicologico.

Il Coach è una sorta di Problem Solver, ovvero, quando adeguatamente formato ed esperto, ha gli strumenti per aiutarti a trovare nuove modalità per affrontare alcune difficoltà che da solo non riesci a superare. Ad esempio, se sei timido non ti risolve la timidezza, ma ti può aiutare a gestire un po’ meglio la tua timidezza in alcuni frangenti specifici nel qui ed ora, come ad esempio quando devi parlare in pubblico o affrontare un colloquio di lavoro che hai paura di fallire…

O ancora, se hai un conflitto con il tuo collega o il vicino di casa, ti può aiutare a trovare la soluzione, ma se sei in conflitto con tutti perché hai un carattere collerico e questo per te è un problema, allora devi rivolgerti ad uno psicoterapeuta. Sintetizzando forse in modo eccessivamente semplicistico, il Coach lavora sul sintomo, mentre lo psicoterapeuta lavora anche sulla causa.

Al contrario di quanto si pensi, lavorare sul sintomo è di grande valore perché ci può aiutare a superare alcune piccole e grandi noie che ci impediscono quei passi avanti che desidereremmo, acquisendo maggiore sicurezza e fiducia nelle nostre risorse; non c’è nulla che aiuti l’autostima come le vittorie, quelle piccole vittorie quotidiane con sé stessi che sommandosi fanno una grande differenza alla fine della strada.

Ma se l’insicurezza è tale da risultare paralizzante in tante situazioni, allora è meglio saltare il passaggio del coach e andare da un professionista attrezzato per queste cose.

Il valore del Coach sta quindi in due dimensioni che fanno una grande differenza: la prima è che il Coach è distaccato ed è in grado di vedere la tua difficoltà da punti di vista che tu, dentro alla situazione, non consideri (anche perché normalmente ci si rivolge a qualcuno dopo aver fatto tanti tentativi che hanno fallito creandoci ancor più confusione) mancando di lucidità, e la seconda è che il coach ha studiato anni per acquisire strumenti e modalità che tu non puoi conoscere se non facendo lo stesso percorso.

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Tu perché hai deciso di fare il Coach?

Fin da giovanissimo sono sempre stato quello con cui era facile parlare, un ottimo ascoltatore, discreto e attento ai bisogni degli altri fino ad essere il buono di cui, spesso inconsapevolmente, ci si approfitta.

Ricordo serate e serate ad ascoltare i problemi degli altri e la frustrazione di dare consigli che non andavano mai ascoltati, o ascoltati ma mai agiti.

Mi piaceva essere un riferimento e credevo (e credo tutt’ora) nel valore di aver qualcuno con cui parlare sia nei momenti di difficoltà e sia nei momenti di gioia. Però mi sentivo impotente. Vedevo il valore di chi avevo di fronte ma non riuscivo ad aiutare questa persona a tirarlo fuori.

Apparentemente sono arrivato per caso a fare il Coach, in realtà mi rendo conto che il mio talento spingeva in quella direzione, una serie di qualità che allora non sapevo utilizzare e quindi, per quanto potenti, inutili. Indirizzato così più dal cuore che dalla ragione, ho iniziato a fare lavori che prevedevano il rapporto con gli altri, attività che mi imponevano di dare una struttura al mio desiderio di ascoltare e capire chi avevo di fronte.

Dopodiché ho avuto la fortuna di incontrare persone che vedevano in me questo talento più di quanto non lo vedessi io, maestri che hanno iniziato a darmi insegnamenti che inquadravano le mie sensibilità e davano un nome alle cose che sentivo.

Da lì in poi è stata una reazione a catena, le esperienze mi confermavano che non ero poi così male e i feedback che ricevevo erano confortanti, anche se una vocina dentro di me continuava a dirmi che non ero in grado, che gli altri si sbagliavano e che prima o poi mi sarei svegliato da quel sogno.

Ad un certo punto ero deciso a mollare, era bella l’ebrezza di essermi licenziato ed essere un libero professionista, era bello sentire di essere apprezzato come tale, ma non guadagnavo abbastanza da potermi permettere di proseguire, anche perché mi ero sposato da poco ed era appena nata mia figlia.

Ancora una volta la vita mi ha aiutato e, un attimo prima di mollare, è arrivato un grosso progetto che ha cambiato completamente le carte in tavola.

Quando ti muovi con sincerità verso quello che desideri, inneschi energie che ignori fino a quel momento, e le persone lo sentono; sentono che in quello che fai c’è il cuore e questo ha un’attrattività potentissima.

In questa professione metto sia la testa e sia il cuore, è qualcosa che mi appartiene fin da quando ancora il termine coaching non esisteva se non nelle competizioni sportive.

Alla fine, seppur in modo rudimentale e fallimentare lo facevo fin da quando ero bambino. Ora gli ho messo delle fondamenta solide e ne ho fatto una professione.

Luca Ferri coach per Cambiare vita

Come si diventa un Coach?

Ci sono diverse Scuole e diversi approcci, da quello più convenzionale e storico a quello più innovativo e particolare.

Personalmente ritengo che si diventi Coach non solo quando si hanno conoscenze adeguate su strumenti, modalità e tecniche, bensì dopo aver fatto un lungo lavoro su sé stessi per poterci presentare al cliente in condizioni adeguate di ascolto sincero e pulito delle difficoltà, con una vera empatia determinata dall’aver raggiunto una buona centratura personale.

La cosa più sbagliata e, per certi versi, pericolosa, è quella di proiettare sul cliente le proprie convinzioni su ciò che è giusto o sbagliato per noi, dimenticando che di fronte abbiamo persone completamente diverse sia per carattere, sia per risorse e sia per storia personale.

Senza una buona empatia di base e senza il lavoro su sé stessi, il coach non è altro che uno spacciatore di strumenti che rischiano di fare più male che bene. Questa è la differenza tra fare il Coach ed essere un Coach.

Luca Ferri coach per Cambiare vitaTi occupi di cambiamento da tanti anni, per chi desidera cambiare qualcosa nella propria vita cosa consigli?

Cambiare è l’attività più complessa e difficile nella vita, e spesso i cambiamenti arrivano solo quando la vita stessa decide per te, obbligandoti a cambiare perché non è più possibile rimanere dove sei; un lutto, la perdita del lavoro, oppure qualcosa che crea una frattura tale che non è più possibile essere come prima.

Determinare il proprio cambiamento invece, comporta l’impiego di risorse emotive e fisiche notevoli, quindi per prima cosa è importante indagare la propria motivazione al cambiamento, capire se ciò che ci spinge è una fuga da qualcosa, oppure il desiderio di qualcosa di meglio, e non è propriamente la stessa cosa.

Se scappo da qualcosa posso andare in mille direzioni e trovare la mia strada sarà qualcosa di casuale o, quantomeno più tortuoso, mentre se desidero qualcosa di specifico per me, la direzione può essere più agevole, anche se, comunque, arrivare al risultato desiderato sarà costellato di errori sia in un caso e sia nell’altro.

Dobbiamo imparare ascoltare il cuore del nostro cambiamento, perché quello farà la differenza sia per noi e sia per gli altri.

In un libro di Carlos Castaneda che si intitola Gli insegnamenti di don Juan ad un certo punto lo sciamano incalzato dalle domande dall’autore dice:

“ …non ci sono strade giuste o strade sbagliate, tutte le strade sono uguali, nessuna porta da qualche parte di preciso, sono solo strade… tuttavia alcune strade hanno un cuore ed altre no… se la tua strada ha un cuore prendila, ma se non ha un cuore, abbandonala il più presto possibile”.

Dopodiché dobbiamo allenarci al fallimento, ovvero riconquistare quel rapporto sano con l’errore che avevamo quando eravamo piccoli, abituandoci a sbagliare e considerarlo come il segnale che dobbiamo semplicemente migliorare e non che non siamo capaci.

Questo non vuol dire che ci possiamo permettere qualsiasi tipo di errore, ma che l’errore fa parte del gioco e che, se abbiamo paura di sbagliare o pretendiamo di essere perfetti al punto da essere infallibili, non faremmo mai nulla nella vita, paralizzati dall’ipotesi di un fallimento.

Sono le nostre azioni a fallire, non noi come individui. Un’altra cosa importante è sperimentare pian piano, iniziare quindi con piccoli cambiamenti.

Quando ci accorgiamo che la vita che stiamo facendo non ci sembra appartenere, anziché cambiare repentinamente tutto, provare a cambiare piccole cose, tipo cambiare il bar dove vado normalmente a prendere il caffè anche se oramai lui sa già quello che voglio e me lo prepara, cambiare il giornalaio anche se ce l’ho sotto casa o assaggiare un piatto che non ho mai mangiato, ovvero iniziare a violare quella comodità così rassicurante ma così pericolosa in cui la mia mente si rifugia per non doversi sbattere a ragionare e decidere.

Si inizia violando quello che viene chiamato il nostro “pilota automatico”, una serie di abitudini che mentre ci rassicurano perché oramai certe, allo stesso tempo ci fanno perdere l’abilità di cambiare e la nostra naturale flessibilità e predisposizione ad andare verso il meglio, modificando le condizioni affinché il nostro percorso possa avanzare.

Luca Ferri coach per Cambiare vitaSi chiamano “incapacità apprese” e se smetto di utilizzare una certa abilità, prima o poi diventerò incapace di utilizzarla, pensando di non averla mai avuta; è il caso di chi pensa di non saper nuotare, semplicemente perché non l’ha mai fatto, dimenticando di aver vissuto 9 mesi in acqua nella pancia della madre e che si nasca naturalmente predisposti a nuotare.

Solo dopo aver sperimentato tanti piccoli cambiamenti ed esserci allenati ad essere più flessibili, possiamo allora aspirare al grande cambiamento, forti delle esperienze fatte, lo stravolgere la nostra vita ci farà meno paura e, soprattutto, saremo più pronti ad affrontare quell’ignoto che i cambiamenti portano.

Quel che è certo è che cambiare è parte integrante dei processi vitali, le cellule muoiono per far spazio ad altre più nuove e sane, le stagioni cambiano, la natura cambia continuamente e noi con essa.

Non si tratta quindi di voler cambiare o no, la verità è che non possiamo non cambiare, possiamo solo decidere come farlo, non se farlo, perché o guidiamo il cambiamento o la vita lo farà per noi.

“sii il cambiamento che vorresti vedere nel mondo”

(Gandhi)

www.ferriluca.it

www.facebook.com/luca.ferri

Di Massimo Dallaglio

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