MASSIMO CONTE SI E’ TRASFERITO A VIVERE IN ISRAELE

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MASSIMO CONTE SI E’ TRASFERITO A VIVERE IN ISRAELE

Massimo Conte, trevigiano classe 1967, si è sposato con una israeliana conosciuta in Italia; alla fine del 2011 un po’ per la situazione economica che in Israele sembrava più rosea dell’Italia,  si è trasferito – con moglie e figlia piccola –  a vivere in Israele dove lavora come guida turistica.  Massimo ci racconta com’è vivere in Israele.

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Massimo VIVERE IN ISRAELE 2Ciao Massimo, raccontaci un po’ di te, di dove sei originario e cosa facevi quando eri in Italia?

Mi chiamo Massimo Conte, classe 1967, originario di Treviso, trapiantato in toscana per 13 anni, ora in Israele da 4 anni. Diplomato al liceo scientifico, ho lasciato l’università dopo qualche anno. A Treviso ho fatto diversi lavori, fra cui il videomaker per una nota azienda, ho praticato canottaggio a livello agonistico per molti anni, vincendo gare nazionali e internazionali. Sono diventanto anche pilota di aliante e al tempo volavo sulle Dolomiti.



Mi sono trasferito in Toscana dove ho aperto una piccola azienda ortofrutticola biologica ed agriturismo. In quel periodo mi sono dedicato alla ricerca spirituale e sviluppando una certa sensitività mi sono ritrovato a lavorare come terapeuta energetico-olistico semplicemente perchè le persone me lo chiedevano ed erano contente di quello che trasmettevo loro. Lo faccio tutt’ora.

Quando e perché è arrivata la voglia o la necessità di lasciare l’Italia? 

Mi sono sposato con una israeliana conosciuta in Italia, che si è trasferita da me, e siamo tornati a Treviso per un periodo. Alla fine del 2011, quando nostra figlia aveva meno di un anno, ci siamo trasferiti in Israele. Un po’ per l’aiuto che potevamo avere dalla famiglia di mia moglie, un po’ per la situazione economica che in Israele sembrava più rosea dell’Italia, un po’ perchè in quel periodo io mi dedicavo molto a mia figlia e non avevo prospettive economiche solide da offrire. Nonostante tutto io non avrei lasciato l’Italia, e sono venuto qui malvolentieri…

Perché hai scelto proprio Israele?

Siamo venuti in Israele solo perchè è il paese di mia moglie…

Massimo VIVERE IN ISRAELE 2Come hai fatto a trovare lavoro come guida turistica?

Beh, non direi che ho trovato lavoro. Offro ancora sedute come terapeuta, sia ad israeliani che ad italiani ed anglofoni via skype. La guida turistica qui è una professione apprezzata, remunerativa e riconosciuta da un albo professionale. Bisogna sostenere un corso piuttosto intenso di 2 anni, visitando circa 600 siti e studiando ogni aspetto del paese, superare esami interni ed esami scritti e orali del Ministero del Turismo, per ottenere la licenza. Una volta ottenuta, sei nel mercato come freelancer per tour operator locali o italiani, oppure costruisci la tua attività in proprio. Io sono abilitato a guidare in italiano e inglese. Ho qualche contatto con i tour operator ma c’è tanta competizione, perchè il numero di guide è aumentato drasticamente negli ultimi anni, mentre il numero di turisti europei, americani, e soprattutto italiani è sceso vertiginosamente. Avendo esperienza con la terapia olistica, il misticismo e la meditazione, organizzo per conto mio gruppi di meditazione per italiani nei posti più suggestivi di Israele.

Quali differenze sostanziali hai avuto modo di riscontrare a livello lavorativo e di stile di vita rispetto all’Italia?

A livello lavorativo… un lavoro qualsiasi, tipo cameriere, si trova in pochi giorni. Qui funziona molto bene il settore della tecnologia. Per chi ha competenze in questo settore è una manna. Fra i big ci sono grossi centri di Microsoft, Intel, Oracle, AmDocs e tanti altri. Tutti sono molto intraprendenti e i ritmi di lavoro e di vita sono molto più veloci dell’Italia. Gli israeliani sono venditori nati in ogni campo e nella vita in genere, difficile superarli, io non ci provo nemmeno.

Dopo 4 anni non ho ancora la cittadinanza o una residenza permanente pur essendo regolarmente sposato con una israeliana. L’iter è di 4 anni e mezzo, mentre mia moglie ha avuto la cittadinanza italiana in meno di 2 anni. Sono molto stretti e severi, in particolare con i non ebrei (anche se allo stesso tempo lasciano tutte le libertà ad ognuno).

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Cos’altro hai notato della società locale?

Sono tutti molto competitivi tra loro, ma allo stesso tempo aperti.

L’economia gira, non c’è crisi, i prezzi sono come in Italia a parte il cibo che costa 2-3 volte tanto, sia il locale che l’importato.

Gli israeliani viaggiano tantissimo, incredibile ma sono tanti quelli che non vedono l’ora di uscire dal paese il più spesso possibile (l’unico modo è l’aereo).

I costi dell’immobiliare sono paragonabili e anche superiori a Milano centro nell’area centrale di Israele (Tel Aviv o Gerusalemme), fino a scendere a 1/3 nelle aree più lontane dal centro.

Vengono richiamati 150.000 immigrati all’anno, sia come cittadini ebrei che ritornano, sia altri per determinati lavori (vietnamiti in agricoltura, filippini come badanti, cinesi come costruttori, indiani come governanti e altro). Nonostante i prezzi delle case alti, non si trova un appartamento sfitto o vuoto, anzi costruiscono continuamente e le città centrali si ingrandiscono sempre, anche se a un ritmo meno sostenuto di 4 -5 anni fa.

Grande differenza dall’Italia: il territorio è diviso in natura e città o insediamenti minori. Non esiste una sola casa isolata nella campagna.

C’è poca criminalità, molto meno che in Italia. Quella che c’è, è dovuta per lo più al conflitto con i palestinesi. Una donna può camminare fuori di notte senza problemi. Ci sono molti incidenti stradali, secondome la gente è piuttosto indisciplinata per le strade, bisogna stare molto attenti.

Quando ci sono missili in arrivo da Gaza, il sistema di intercettazione funziona a meraviglia. L’organizzazione in questo aspetto è efficace e in quasi tutti gli appartamenti c’è anche una stanza in cemento rinforzato come rifugio antimissile. In generale il sistema di sicurezza si vede (tipo guardie nei posti pubblici e in alcuni ristoranti e nei centri commerciali ecc) e funziona. Tuttavia qualche volta succedono comunque fatti di sangue, tipo l’ultima denominata Intifada dei coltelli.

Gli israeliani non curano la propria immagine all’estero… devi sapere che i giornali italiani ed europei fanno notizia su Israele solo quando Israele reagisce. In realtà, visto io di persona, Israele sopporta molto e molto a lungo prima di reagire militarmente, ma di questo nessuno ne parla.

Il turismo, soprattutto quello dei pellegrinaggi, funzionava molto bene, ma dall’ultima guerra con Gaza è sceso del 60%. Di turismo non si campa più bene come prima.

L’idea di famiglia è molto forte, talvolta difesa anche ciecamente. La loro cultura si basa sulle tradizioni ebraiche che vengono trasmesse sistematicamente ai bimbi fin da piccoli attraverso le innumerevoli feste (molte più che da noi). Sui valori dell’ebraismo non discutono: sono i loro valori e li difendono a ogni costo, pur lasciando spazio ed estrema libertà agli altri.

Ci sono molte differenze e sfumature da città a città (che urbanisticamente si assomigliano tutte, di stampo anglosassone), alcune più od esclusivamente religiose, altre cosmopolite e laiche come Tel Aviv.

Massimo VIVERE IN ISRAELE 2

Come è avvenuta la tua integrazione in una realtà locale sostanzialmente differente da quella italiana?

Dopo 4 anni mi sento abbastanza integrato, grazie anche allo studio per guida turistica, ma non certo uno di loro. Mi muovo liberamente e a mio agio grazie al fatto che l’inglese è la lingua franca, oltre all’ufficiale ebraico e arabo. Ho provato a studiare l’ebraico ma mi riesce difficilissimo. Lo capisco un po’, lo leggo capendo qualcosa, ma non abbastanza per una conversazione.

Massimo VIVERE IN ISRAELE 2

Vivere in Israele sotto quali aspetti è meglio che in Italia? E sotto quali aspetti è peggio?

Meglio: più infrastrutture ed iniziative per i bambini e gli studenti, alta scolarizzazione, molte risorse destinate all’istruzione, alla specializzazione, alla ricerca, all’invenzione. Tassazione più bassa. Burocrazia più snella e veloce. Inverno mite. Mercato del lavoro più snello, con più opportunità ma anche più competitivo. E’ un paese che ha una moneta sovrana, ha una sua politica monetaria, è stabile, si preoccupa di far funzionare le cose.

Peggio: un po’ meno igiene in certi posti, anche ristoranti. Estate calda-umida lungo la costa dove vivo, caldissima all’interno. Tanto traffico, disordine, indisciplinatezza. Tanto rumore. Troppa attenzione è dedicata al lavoro e al fare, e troppo poca alla persona, soprattutto ai piccoli. La natura bella c’è comunque, ma il verde e l’acqua solo d’inverno. Per uscire dal paese ci vuole l’aereo e almeno 300 euro. Gli asili e le scuole private sono costosissime (800 euro al mese), solo pochi asili pubblici sono buoni. Tanti rifiuti nella natura.

Consideri l’Italia un ricordo, hai nostalgia, cosa ti manca quando sei via? 

Mi manca la natura, il verde, l’acqua, le montagne, il volo, il cibo, la rilassatezza, l’abitare a contatto con la natura, i miei amici. Il mio cuore è in Italia e conto di tornarci.

Massimo VIVERE IN ISRAELE 2

Cosa consiglieresti ad altri italiani che desiderassero seguire le tue orme? O che tipo di lavoro, attività o investimento pensi sia conveniente praticare per un italiano in Israele?

Consiglierei Israele solo a chi ha competenze ed esperienze nella tecnologia, tipo software, biotecnologie, ricerche in ogni campo. Uno che trova un impiego in questo settore, vive veramente bene.

Tramite quali siti internet e pagine Facebook i lettori possono contattarti?

Facebook: facebook.com/guidaturisticainisraele

Sito internet: spiritual-healing-for-you.com

Di Manuela Camporaso

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