Mattia Vettorello: Moderno Esploratore con un progetto antropologico che si chiama Frostscape

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MATTIA VETTORELLO MODERNO ESPLORATORE CON UN PROGETTO ANTROPOLOGICO CHE SI CHIAMA FROSTSCAPE

Mattia lavorava in uno studio di design di Milano, ma presto capì che la vita dietro ad una scrivania non faceva per lui. Ora possiamo dire che è un “Viaggiatore Solitario” o meglio un “Moderno Esploratore” con un progetto antropologico che si chiama Frostscape: “Il progetto si basa sull’idea di esplorare il mondo in modo innovativo: se negli anni ’80 un Bonatti, zaino in spalla, perseguiva l’ignoto, il viaggiatore di oggi si rapporta con un mondo già perfettamente mappato, ispezionato ed esaminato. Ma non per questo conosciuto. Per poter dire di conoscere si dovrebbe poter riattribuire al viaggio delle connotazioni introspettive e antropologiche. Questo l’obiettivo ultimo di Frostscape: riesumare l’essenza del viaggiare – il perdersi in se stessi, oggi tanto necessario e così ignorato, e lo stare in mezzo alla natura e godere del privilegio del contatto diretto con gli elementi – e portarla su carta…”

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Mattia Vettoriello viaggiare a passo lentoCiao Mattia, di dove sei e cosa facevi prima di iniziare quest’avventura?
Ciao Mollo Tutto, sono di Conegliano, una città in provincia di Treviso, la terra del Prosecco e del Radicchio. Ufficialmente la mia vita da esploratore è iniziata a diciotto anni quando, una volta diplomato, mi trasferii a Melbourne. Però mi piace pensare che iniziò in quinta elementare. Dopo gli esami, all’epoca c’erano ancora gli esami alle elementari, andammo a Barcellona due settimane con i compagni di classe. Siccome i miei genitori lavoravano entrambi non poterono accompagnarmi, senza problemi feci quest’esperienza con gli altri amici.



Parlaci del progetto Frostscape e da dove nasce l’idea?
L’idea di Frostscape è nata a Novembre 2014. In quel periodo lavoravo per un importante studio di design a Milano, ma ho capito che lo stare dietro una scrivania non faceva per me. In tasca avevo già il biglietto aereo per la mia prossima avventura in Islanda.
Il progetto si basa sull’idea di esploratore il mondo in modo innovativo: se negli anni ’80 un Bonatti, zaino in spalla, perseguiva l’ignoto, il viaggiatore di oggi si rapporta con un mondo già perfettamente mappato, ispezionato ed esaminato. Ma non per questo conosciuto. Per poter dire di conoscere si dovrebbe poter riattribuire al viaggio delle connotazioni introspettive e antropologiche. Questo l’obiettivo ultimo di Frostscape: riesumare l’essenza del viaggiare – il perdersi in se stessi, oggi tanto necessario e così ignorato, e lo stare in mezzo alla natura e godere del privilegio del contatto diretto con gli elementi – e portarla su carta.
I viaggi che il progetto ambisce a realizzare sono tutti slow e local, ovvero a passo lento, pensati per immergersi nel luogo visitato/esplorato, entrando così a far parte della vita quotidiana e dei modi di fare delle persone del luogo, volendo andare oltre limiti culturali o vuoti stereotipi.

Come scegli solitamente le tue mete?
A casa ho un planisfero appeso in camera. Lo guardo. Chiudo gli occhi. E con una puntina scelgo la prossima destinazione. Et voila.

Mattia Vettoriello viaggiare a passo lentoDunque la prossima meta sarà l’Islanda. Perché proprio l’Islanda e quale sarà il percorso?
La puntina era sull’oceano Atlantico. La scelta era tra l’Islanda e le Faroe Island. Ho scelto l’Islanda perché mi è sempre piaciuta geologicamente parlando.
Il tragitto di “Iceland15” si svolgerà come segue: partirò da Landmannalaugar. Per raggiungere il punto di partenza userò un mezzo “povero” quale l’autobus che partirà dalla capitale Reykjavik.
Successivamente inizierò la mia camminata in senso orario attorno al più grande ghiacciaio islandese, il Vatnajokull, toccando mete quali Askja,  Snaefell,Lónsöræfi, Joekulsarlon, Skaftafell, Fjaðrárgljúfur, Maelifell, Laugavegur Trekking. Il percorso si concluderà a Vik, paese sulla costa meridionale dell’isola, non prima di aver ammirato l’unica “attrazione turistica”, ovvero la carcassa dell’aereo DC3.


Sarai da solo per l’intera durata del tragitto?
Esatto. E’ un viaggio in solitaria ed in autosufficienza. Voglio mettere alla prova me stesso.
Inoltre, l’essere da soli ti permette di entrare a contatto con le (pochissime) persone del luogo in modo diretto e con più semplicità. Ogni volta che viaggio cerco di conoscere i “local” per sapere le loro storie, le loro esperienze e farne del nostro incontro un tesoro per le prossime esplorazioni.

Quali sono le motivazioni e gli obiettivi che ti spingono a portare a termine il progetto “Iceland15”?
Di obiettivi e motivazioni ce ne sono diverse. Innanzitutto vorrei ridefinire il concetto di esploratore, poi vorrei con il materiale che produrrò (fotografico, video e diario di viaggio) sensibilizzare le persone ad uscire e (ri)tornare a contatto con la Natura. Soprattutto i bambini che passano sempre più tempo davanti a degli schermi e non corrono più dietro ad un pallone.
Inoltre la fotografia ha un grande potere, ovvero quello di arrivare in maniera diretta a chi la guarda. Dunque tramite questo mezzo vorrei poter celebrare la bellezza della natura e cercare di preservarla.

Cosa intendi con “viaggiare a passo lento”?

Viaggiare a passo lento per me significa essere “local” all’interno del luogo che si sta visitando in quel momento. Bisogna entrare nei modi di fare della cultura. In poche parole essere uno di loro.

Mattia Vettoriello viaggiare a passo lentoNon hai paura che ti possa succedere qualcosa?
Un po’ si, sicuramente ha le sue difficoltà. Ma l’adrenalina e la voglia di vedere l’Islanda prevalgono sul resto.

Per quanto riguarda l’alimentazione, come farai a sostenerti durante il trekking?
Dovrò imparare a convivere con l’avere fame. Avrò a disposizione un pasto al giorno.
Ho già assaggiato i pasti liofilizzati ed il menù prevede Carbonara o Zuppa di piselli e prosciutto o Zuppa di patate.

Che consigli ti senti di dare ad altri ragazzi che desiderassero seguire i tuoi passi e viaggiare da soli in giro per il mondo?
Secondo me non ci sono molti consigli da dare. L’unica vera cosa che mi sento di dire è di provare, buttarsi a capo fitto su un’avventura. Non serve andare distanti, basta prendere una tenda, un sacco a pelo e andare sulle colline o montagne vicine a dove si abita. A Pasqua per esempio andai nei Monti della Laga in Abruzzo, precisamente a Campotosto, e conobbi una ventina di persone fantastiche. Ero andato per fare sci alpinismo, poi mi ritrovai a passare Pasqua con loro.
Il bello è che siamo ancora in contatto e quando scendo a Roma si cerca di trovarci.

Grazie della disponibilità e di averci reso partecipe del progetto.
Un’ultima domanda prima di salutarci, dopo l’Islanda immagino avrai già in programma un’altra avventura simile. Qual è la destinazione?
Per ora sono concentrato su Iceland15, però non nego che ci sia già un’idea di dove andare.

Facebook: Facebook.com/frostscape
Twitter: Twitter.com/frostscape_
Instagram: Instagram.com/frostscape
Sito: frostscape.com
Karolina Fund:
www.karolinafund.com/project/view/850

Di Massimo Dallaglio

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