COS’E’ IL REGIME DI ZONA FRANCA IN COSTA RICA?

Le aziende che operano in “regime di zona franca” hanno l’esonero totale dalle tasse per i primi otto anni, ma con ulteriori investimenti, piuttosto contenuti, possono continuare a usufruire di queste facilitazioni anche in seguito. Le uniche condizioni che devono rispettare sono l’esportazione di almeno il settanta per cento della produzione (beni o servizi) e l’assunzione di personale esclusivamente costaricense.

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COS’E’ IL REGIME DI ZONA FRANCA IN COSTA RICA?

Non è necessario avere una grande azienda, né disporre necessariamente di grandi capitali, per pensare al mercato mondiale. Siamo immersi da tempo in un’epoca caratterizzata dalla globalità, con questa dobbiamo confrontarci, e soprattutto dobbiamo cercare di cogliere le opportunità che ci sono ora, che ieri non esistevano e chissà se domani ci saranno ancora.
Se abbiamo, o desideriamo creare, un’azienda produttrice di beni o servizi, anche piccola, per vendere non solo in Europa, ma in tutto il mondo, può essere certamente interessante dare un’occhiata alle facilitazioni che offre la Costa Rica… come per esempio il regime di zona franca.

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Diamo un rapido sguardo allo scenario. America centrale, incastrata tra Panama e Nicaragua, la Costa Rica ha meno di cinque milioni di abitanti in un territorio grande il doppio della Sicilia. La sua storia è un’eccezione nel panorama dell’America latina: non ha mai conosciuto grandi guerre, dittature sanguinarie, forti conflitti.

REGIME DI ZONA FRANCA IN COSTA RICALa Cosa Rica è una repubblica democratica e stabile dal 1871, ha abolito l’esercito nel 1948, istruzione e sanità sono gratuite, il reddito medio è elevato rispetto alla maggior parte delle nazioni dell’area ma è pur sempre circa la metà di quello europeo, un terzo di quello statunitense.

A tutto questo si aggiunga, perché non guasta, che è un Paese bellissimo, in piena fascia tropicale, ricoperto per oltre la metà di boschi e foreste, con panorami mozzafiato fatti di vulcani, fiumi, spiagge, con una popolazione famosa per la sua cordialità e apertura verso gli stranieri.

 Ma veniamo alle opportunità per la nostra azienda. La Costa Rica è un piccolo Paese che ha scelto da molti anni di non saccheggiare il proprio sottosuolo, di non basare la propria economia sulla vendita di materie prime. Ci sono petrolio e gas, ma la popolazione si è espressa a larga maggioranza, attraverso referendum, contro ogni tipo di perforazione. Per altro verso, un mercato interno costituito da meno di cinque milioni di abitanti non è interessante per i grandi capitali…



COME ATTIRARE INVESTIMENTI STRANIERI?

E allora per attirare investimenti stranieri c’era una sola possibilità: offrire facilitazioni normative e fiscali a chi desidera produrre qui beni e servizi da esportare in tutto il mondo. Una scelta fatta oltre trent’anni fa, che continua produrre risultati positivi: una formula che funziona.

Cerchiamo di spiegare in poche parole il semplice principio: esonerare da ogni tipo di imposta le imprese che svolgono attività di particolare livello tecnologico, scientifico, strategico destinate preminentemente all’esportazione.

REGIME DI ZONA FRANCA IN COSTA RICACosì, in pochi decenni, in Costa Rica si è sviluppato un tessuto industriale di alto livello, che richiede personale molto qualificato, il che ha contributo in maniera decisiva alla crescita qualitativa degli istituti scolastici superiori e delle università e offre sbocchi professionali sempre più numerosi e interessanti.

Le aziende che operano in regime di zona franca hanno l’esonero totale dalle tasse per i primi otto anni, ma con ulteriori investimenti, piuttosto contenuti, possono continuare a usufruire di queste facilitazioni anche in seguito. Le uniche condizioni che devono rispettare sono l’esportazione di almeno il settanta per cento della produzione (beni o servizi) e l’assunzione di personale esclusivamente costaricense.

Il caso più clamoroso è quello del settore denominato “Scienze della vita”. La Costa Rica è diventata nel giro di pochi anni leader della tecnologia medica in tutta l’America latina ed è ormai un punto di riferimento assoluto: operano stabilmente qui sei delle venti aziende del settore più grandi del mondo, le loro esportazioni pesano ormai per circa il venticinque per cento della bilancia commerciale nazionale, i clienti sono non soltanto nel continente, ma anche in Europa, Asia e Oceania.

Sono oltre sessanta le aziende che, in regime di zona franca, producono dispositivi cardiovascolari, endoscopici, dentali, ottici, ortopedici e altri ancora, generando occupazione (cresciuta, nel settore, di oltre tredici volte negli ultimi quindici anni) e ingresso di valuta (almeno 1,6 miliardi di dollari ogni anno).

REGIME DI ZONA FRANCA IN COSTA RICA

IL CINDE

Ma questo non è l’unico settore nel quale operano aziende di successo. Sul sito www.cinde.org (in inglese e spagnolo) dell’organizzazione che si occupa, in forma totalmente gratuita, di promuovere l’attività di aziende straniere in regime di zona franca, oltre a tutte le informazioni dettagliate, si possono leggere nomi ben noti a livello mondiale e tantissimi altri di dimensioni contenute che continuano a crescere nell’indotto.

Le oltre trecento imprese che operano in regime di zona franca occupano più di centoventimila persone, come abbiamo detto tutte costaricensi, con un grado di istruzione e preparazione specifica piuttosto elevato e che ricevono retribuzioni dell’ottanta per cento maggiori rispetto alla media nazionale. Queste aziende contribuiscono alla metà delle esportazioni dei beni (oltre otto miliardi di dollari ogni anno) e a più del sessantacinque per cento dei servizi esportati.

Allora qualsiasi impresa, azienda, interessata non solo al mercato dell’intero continente americano, ma anche all’oriente, può pensare di installare in Costa Rica una unità produttiva di beni o servizi a condizioni estremamente vantaggiose: esenzione totale dalle imposte e accesso a quattrodici trattati di libero commercio che aprono le porte di 57 aree commerciali del pianeta, tra cui Unione Europea, USA, Canada, Cina, Singapore e altri ancora.

Di Bepi Costantino

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