Romano si è trasferito a vivere in Venezuela a Isla Margarita

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ROMANO SI E’ TRASFERITO A VIVERE IN VENEZUELA A ISLA MARGARITA

Romano, 49enne toscano, dopo la perdita del lavoro e un infarto ha deciso di trasferirsi a vivere in Venezuela per ricostruirsi una vita. A distanza di due anni dalla sua partenza, oggi collabora con l’agenzia turistica Italcaribe a Isla Margarita. Questa la sua testimonianza.

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Romano vivere in venezuelaRomano, vuoi presentarti ai nostri lettori? Dove vivevi in Italia?
Un saluto a tutti i lettori di questo utilissimo sito. Mi chiamo Romano ed ho 49 anni. Sono toscano, nato a Grosseto ma fiorentino d’adozione. Negli ultimi 17 anni ho vissuto pero’ in Lombardia, a pochi chilometri dal confine svizzero.



Cosa ti ha spinto a lasciare l’Italia per l’estero? Sei partito solo o in compagnia?
I motivi per cui ho lasciato l’Italia sono molteplici ma le cause scatenanti sono state principalmente due: la prima e’ la salute e la seconda il classico per molti italiani che decidono di emigrare e cioe’ la perdita del posto di lavoro e la conseguente impossibilita’, a questa eta’, di trovarne un altro di pari dignita’ e retribuzione.
Nel 2011 ho súbito un infarto. E’ stato un fulmine a ciel sereno. Col senno di poi uno se lo doveva aspettare. Vita sedentaria, fumo, lo stress causato dalla crescente difficolta’ di far fronte a nuove tasse, alle multe, alle bollette sempre piu’ salate. Il dover far  fronte anche alle spese dei figli che crescono e alla costante preoccupazione di fornire loro tutto cio’ di cui hanno bisogno ed anche di piu’.
Il conseguente decorso riabilitatorio e la consapevolezza che la vita puo’ spegnersi da un momento all’altro mi hanno fatto sorgere tanti dubbi su quali fossero le reali priorita’, se fossero veramente valsi la pena tanti anni di sacrifici per non veder neanche crescere i propri figli.  
Aggiungo poi Il clima, che nelle ridenti valli prealpine e’ tutt’altro che salutare. Gli inverni freddissimi, le estati caratterizzate da afa e umidita’ da record, i continui e repentini cambi di pressione atmosférica non sono proprio il massimo per un cardiopatico. Sono stato ricoverato cinque volte in due anni per problema legati proprio a questi “sbalzi” che si ripercuotevano anche sulla pressione sanguigna.
Romano vivere in venezuela Il secondo motivo e’ stato come detto la perdita del posto di lavoro. Ho lavorato tutta la vita nel settore turístico. Nel 2013 l’hotel dove lavoravo ha dovuto chiudere, senza tra l’altro molto preavviso. Addirittura la notizia ce l’ha data il quotidiano locale perche’ la proprieta’ non si e’ neanche degnata di comunicarcelo per tempo. 
Dopo mesi e mesi di colloqui, false speranze, centinaia di curriculum spediti tra nord-Italia e Svizzera, tutti naturalmente senza riscontro, mi e’ presa “male”, anzi malissimo.
Ne ho iniziato a parlare con mia moglie, tra l’altro di origini venezuelane da parte di madre. Lei non e’ mai stata veramente convinta ma io continuavo a sognare, a fantasticare di come ricominciare un’altra vita, di come un giorno avrei potuto sentirmi di nuovo “utile”. Nell’estate del 2013 sono partito per il primo viaggio di “esplorazione” durato un paio di mesi, passati soprattutto nel Venezuela continentale, e nel 2014 ho fatto un altro viaggio di 45 giorni, esclusivamente sull’Isla Margarita.
 Durante ogni viaggio sentivo crescere in me un nuovo entusiasmo, mi ritrovavo con una forza d’animo e fisica che ormai avevo perduto. Mi sentivo come se fossi ringiovanito di dieci anni. Nel settembre del 2014 avevo ormai deciso. Dovevo trasferirmi!
 
Com’è stato l’impatto con un nuovo Paese come il Venezuela?
L’impatto per me e’ stato molto positivo perche’ sapevo a cosa andavo incontro. Capisco pero’ che per molti puo’ essere molto forte. Vedo molti italiani che si straniscono, la mia stessa famiglia a volte si trova “spiazzata” di fronte a certi comportamenti e a certe realta’ venezuelane. D’altronde parliamo di due paesi, l’Italia (o meglio, l’Europa) e il Venezuela, distanti anni luce sia nel bene che nel male.

Hai notato molte differenze riguardo all stile di vita in venezuela?
“Molte” e’ un eufemismo. Lo stile di vita e’ agli antipodi rispetto a quello a cui siamo abituati. Faccio fatica a trovare delle similitudini qualora ce ne fossero. Qua la gente vive come se non ci fosse un domani, zero programmazione, manca totalmente la cultura del lavoro. “Domani vediamo” e “Dio provedera’” come stile di vita. Entri in un negozio e vedi dieci dipendenti che non riescono a fare il lavoro che in Italia farebbero in due. Ti racconto un aneddoto: stamattina sono andato in una copisteria per fare delle fotocopie. Due lavoravano, due giocavano col telefonino e altri quattro guardavano la televisione. Ho fatto per lamentarmi ma mi hanno risposto che dovevo aspettare il mio turno. In certi momenti bisogna armarsi di tanta pazienza. Dice che gli stipendi sono bassissimi in Venezuela ed e’ vero, ma vi assicuro che sono anche troppo alti per quello che lavorano, per lo meno secondo gli standard a cui siamo abituati.. Se un dipendente un giorno non ha voglia non va a lavorare senza dover rendere conto ne al manager o al proprietario. Magari riappare la settimana dopo, e’ una cosa normale.

Romano vivere in venezuela Che diversità spiccano a livello culturale ed economico rispetto all’Italia?
Il Venezuela si proclama una Repubblica ma in realta’ e’ una dittatura basata sull’anarchia. Ognuno fa come gli pare, ci sono pochissime regole e spesso non vengono rispettate. La burocrazia poi e’ asfissiante, per qualsiasi cosa c’e’ bisogno di una pila di documenti, carta su carta. Fila in un ufficio, poi ti mandano ad un altro, arrivi li e non c’e’ l’addetto alla firma, ti dicono di ritornare domani. Domani ovviamente e’ festa (ce n’e’ una alla settimana, e’ sempre l’anniversario di qualcosa, e’ nato quello, e’ morto quell’altro, la battaglia di qui, la battaglia di la) e allora devi passare la prossima settimana.
Ma questo e’ il lato brutto della medaglia.  Il lato bello e’ quello che ti fa innamorare di questo posto: zero stress, la vita scorre a ritmi languidi e senza fretta, la gente e’ allegra e il clima e’ meraviglioso.
Da un punto di vista economico, per come siamo abituati in Italia sembra il paese della cuccagna: non esistono multe (si vede che ero traumatizzato eh?), non esistono tasse, le bollette sono irrisorie (spendo due euro al mese per la bolletta della luce con il climatizzatore acceso 24 ore su 24). La benzina e’ gratis, la bombola di gas per cucinare costa 5 centesimi di euro e dura due mesi. Niente bolli, ne canoni. L’assicurazione per la macchina costa neanche dieci euro l’anno.  Con dieci euro si mangia in quattro al ristorante.

Romano vivere in venezuela E riguardo alla sicurezza in Venezuela?
Il Venezuela ha fama di essere un paese flagellato dalla violenza e dalla delinquenza. Questo e’ vero soprattutto per le grandi citta’ continentali. Caracas, Maracaibo, Valencia sono posti pericolosissimi per vivere o anche solo da visitare. Sono poche le “oasi” relativamente tranquille sul territorio venezuelano. Gran parte dell’Isla Margarita dove mi sono trasferito e’ una di queste. E’ vero che negli ultimi anni c’e’ stata una recrudescenza della piccola criminalita’ ma mi sento di affermare che il posto non sia piu’ pericoloso di una grande citta’ italiana. Credo che comunque sia importante adottare una serie di piccole precauzioni dettate dal buon senso (come non girare per strada con gioielli od orologi di pregio per non correre il rischio di essere scippati, non camminare di notte da soli in zone poco illuminate).

Senti nostalgia di ‘casa’? Hai mancanza di qualcuno o qualcosa in particolare?
Non sento nostalgia di casa anche se a dire il vero sono qua da soli sei mesi. Al giorno d’oggi, nell’era di internet, non si soffre piu’ di tanto di quel senso di distacco che magari si provava anche solo vent’anni fa. 
Mi posso tranquillamente informare di quel che succede in Italia grazie ai mezzi d’informazione online , posso vedere le partite di campionato, posso tranquillamente sentire e vedere i parenti e amici con una videochiamata. Che lo faccia da un paesino sperduto del varesotto dove risiedevo o lo faccia dall’altra parte dell’oceano cambia poco. Chiaramente mi mancano i miei familiari, i miei cari genitori, mio fratello.

Romano vivere in venezuelaCosa fai adesso in Venezuela?
Dopo sei mesi dal mio trasferimento non posso ancora dire di essermi completamente “sistemato”. Sono tantissime le cose da fare dopo un trasloco in un altro continente. Trasferirsi nell’ambito della comunita’ europea e’ senz’altro piu’ semplice per quanto riguarda la burocrazia, le abitudini di vita, la cultura. 
Lavorativamente parlando sono rimasto saldo sul mio campo di competenza, il turismo. Collaboro con l’agenzia Italcaribe dell’amico Guido Rabà. Mi occupo di alleggerire le mille ed una incombenze che gravano sul suo capoccione livornese. Inoltre lo sostituisco in ufficio durante i suoi viaggi a Miami, in Brasile o in Italia.
Poi coltivo il mio hobby, la fotografía paesaggistica. Qui ogni angolo e’ spunto di ispirazione, dagli incredibili tramonti fino alle spiagge caraibiche punteggiate dalle palme, 
Ho ritrovato il gusto delle lunghe passeggiate mattutine, mi godo ogni giorno il sorgere del sole, riscopro il valore delle piccole cose che magari a casa davo per scontate. Appena arrivato mi sono comprato un fuoristrada. Appena posso, spesso il fine settimana, parto alla scoperta del territorio, dei paesini dell’entroterra, delle spiagge nascoste e dimenticate dal turismo di massa.

Consiglieresti la scelta ad un tuo amico?
Questa e’ una domanda complicata. Dipende da tantissimi fattori, non e’ un consiglio che si possa dare incondizionatamente a tutti. E’ un passo da gigante e ovviamente non e’ tutto rose e fiori. Dipende da quanto il mio amico abbia voglia di rimettersi in gioco, di quanto sia in grado di dare un taglio alle proprie radici e di lasciarsi alle spalle piu’ di un condizionamento mentale. La maggior parte degli italiani all’estero che incontro quasi ogni giorno si appiglia con le unghie e con i denti a qualsiasi cosa gli ricordi l’Italia, dalla pasta Barilla al barattolo della Nutella, sempre che si sia disposti a pagarlo 9 euro. In alcuni momenti bisogna far buon viso a cattivo gioco, vedere il bicchiere sempre mezzo pieno, calarsi fino al collo nella realta’ locale con umilta’ e pazienza, tenendo sempre in mente di essere un ospite e non un colonizzatore. Bisogna sforzarsi ad imparare un’altra lingua, adattarsi a nuovi costumi. Ma spesso e volentieri lo sforzo e’ ripagato da grandissime ricompense, sentimenti che molti hanno ormai dimenticato di provare… la serenita’, la felicita’, la liberta’.

Sito: www.italcaribeclub.com

Facebook: www.facebook.com/italcaribe

Di Massimo Dallaglio

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