Tonino e Lilly hanno scelto di vivere in mare e lavorare come skipper

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TONINO E LILLY HANNO SCELTO DI VIVERE IN MARE E LAVORARE COME SKIPPER

Tonino ha sempre avuto una strana e forte attrazione per le barche e per il mare; verso i 18 fece un corso di vela a Lignano, poi prese un vecchio Flyng Duchtmann di 6 metri che restaurò nel giardino di casa… Ora ha una barca più grande e la sua passione per la vela è diventata di più di uno stile di vita, è diventata la sua vita! Tonino gira il mondo in barca portando ogni volta persone nuove in tanti posti diversi. Chi vuole salire a bordo con loro lo può fare!

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Vivere in mare e lavorare come skipperCiao Tonino, raccontaci di te… come è iniziata la tua passione per la vela?



Ho sempre avuto una strana, forte, attrazione per le barche e per il mare, ma soprattutto per le barche. Da piccolo ho vissuto a Monfalcone, ricordo ancora le grandi navi attraccate alla banchina dei cantieri navali e il suono delle sirene da nebbia. All’età di 8-10 anni, andavo in vacanza con i miei a Caorle, ricordo i pescherecci nel mandracchio, con la timoneria dentro le piccole cabine, mi immaginavo li, sotto la pioggia e la burrasca, un posto sicuro, pensavo! A 18 anni, passavo almeno un mese all’anno al mare con i miei genitori, andavamo a Lignano in una villetta affittata a Pineta, le ferie di mio padre erano molto lunghe e le passavamo tutte li. Una noia mortale! Ma le barche e il mare mi attiravano ancora, così, decisi di fare un corso di vela sulle derive che un ragazzo affittava sulla spiaggia, ricordo che lavorava in una ferramenta e nel tempo libero insegnava ad andare a vela.
Lo stesso anno acquistai un vecchio Flyng Duchtmann, una deriva di 6m che restaurai assieme a mio fratello Claudio e a Sandra, la mia “morosa” (che poi diventò mia moglie), nel prato dietro la casa di campagna della mia famiglia. Ora la passione è diventata uno stile di vita… è diventata LA vita!

Vivere in mare e lavorare come skipperSei riuscito a far coincidere la passione con esigenze reali? Banalmente… riesci a mantenerti con quello che fai?

Guarda, non è stato facile. Negli anni ’90 la comunicazione non era come adesso. Internet non era diffuso, trovare persone con cui condividere un sogno o farsi conoscere non era così semplice. I mezzi erano limitati, le cerchie e le conoscenze erano fondamentali.
L’evoluzione della comunicazione e la semplicità con cui si possono trovare persone con le quali condividere un viaggio o un’esperienza, giocano decisamente a favore di chi vuole tentare di fare qualcosa di diverso. Nel mio caso, ora che “di professione”, anche se mi fa sorridere chiamarla professione, giro il mondo in barca portando ogni volta persone nuove in tanti posti diversi.
Mi appoggio ad associazioni locali, trovo persone lungo il mio cammino e principalmente utilizzo siti che sono dedicati proprio a questo: ultimamente ho pubblicato le mie proposte su un sito, Sailsquare, che mi permette di elencare le mie vacanze.
Le persone interessate possono pagare una singola quota e imbarcarsi con me. Così conosco gente nuova e soprattutto riesco a fare della mia passione un lavoro.

Vivere in mare e lavorare come skipperQuando hai capito che questa passione non poteva essere confinata come tale ma che avrebbe dovuto prendere una fetta maggiore della tua vita?

Nel ’89 iniziai a fare scuola di vela, ho sempre pensato che per me la vela e la navigazione dovevano essere molto di più che un passatempo, volevo diventare un professionista e questo mi pareva un buon inizio. Facevo coppia con Paolo, un grande amico che aveva un Aloa 23, assieme fondammo un’associazione nautica e le nostre barche erano sempre piene di allievi. 
Nel ’90 vendemmo le nostre barche per acquistare in società un 38 piedi, un Seafarer di Philip Rods, barca americana importata da un nostro amico una ventina di anni prima. Assieme ad alcuni allievi, organizzammo una spedizione per andare a prende il Seafarer 38 a Pola.  Aveva un’avaria al motore ed era necessario premunirsi per ogni emergenza. Il tempo era pessimo, adesso sicuramente non lo rifarei, ma io e Paolo salpammo. Ai tempi non avevamo neanche la radio e i telefonini!
Arrivammo a vela fino alle bricole della darsena Capan dentro il fiume Ausa, grande impresa davvero! La barca aveva bisogno di grossi restauri, passammo due inverni a lavorare in cantiere tutti i week end, faceva davvero freddo e a volte nevicava, pranzavamo con le polpette riscaldate dalla stufetta elettrica. Poi, finalmente, il varo: organizzammo una grande festa, allievi, soci, amici, la darsena era piena di gente quel giorno!

Vivere in mare e lavorare come skipperHai un aneddoto curioso che ci vuoi raccontare?

Navigavo spesso con Sandra e un agosto nacque Marina, nostra figlia. D’estate riuscivo a conciliare crociera e scuola di vela, spesso Sandra e Marina erano a bordo. Marina aveva 3 anni quando la portammo con noi in Grecia, in quel periodo io e Sandra eravamo un po’ preoccupati per lei, perche non riuscivamo a farle mollare il “ciuccio” che aveva perennemente in bocca, problema frequente con i bimbi piccoli. Nel Canale d’Otranto, a metà traversata Marina lo prese e lo gettò spontaneamente in mare! Rimanemmo davvero basiti! Avevamo quello di riserva ma ci guardammo bene dal farglielo vedere, da quel giorno… fine del problema!

Vivere in mare e lavorare come skipperQuali sono stati gli aspetti più difficili da affrontare?

Non facevo quasi mai le vacanze, tutto il tempo disponibile era dedicato alla la scuola e per portare gli allievi, mantenere le barche costava ed era anche l’unico modo per saltarne fuori economicamente. Paolo ebbe l’onestà di ritirarsi quando si rese conto che una vita così, per lui, non andava bene, non aveva l’intenzione di dedicarsi alla vela in modo totale e ci salutammo da buoni amici. Ho passato qualche anno davvero buio, non ero preparato a combattere in altri fronti che non fossero il mare, questo ha reso difficile anche il rapporto con Sandra, le nostre strade cominciarono a divergere prima che ce ne rendessimo conto, quando ci siamo visti lontani era oramai troppo tardi. Nostra figlia Marina ha capito… o almeno me lo auguro con tutto il cuore.
Vivere in mare e lavorare come skipperNel 2002 lasciai il lavoro da dipendente, l’azienda andava male e vollero ridurre il personale, fui messo in mobilità e decisi di mettermi in proprio, per dedicarmi a tempo pieno alle barche e al lavoro di cantiere. Tutto andò abbastanza bene, fino a quando la crisi economica che colpì l’Italia: alla fine, come ogni bravo artigiano, lavoravo per pagare tasse e i soldi non bastavano mai, l’umore era sempre a livelli pessimi, una vita poco piacevole per me e per chi mi stava intorno. Ma non c’era via d’uscita, il sistema ti fa diventare un ingranaggio tra gli ingranaggi e non puoi muoverti da li senza far male a te e agli ingranaggi che ti stanno intorno. Così continuavo con i corsi di vela, le patenti e tutti i lavoretti che mi capitavano a tiro per riuscire a campare.

Qual è stata la molla che ha fatto scattare in te l’idea di mollare tutto per dedicarti in tutto e per tutto a questo sogno?

Durante uno dei miei corsi conobbi Lilly, una persona speciale che condivideva le mie idee e i miei bisogni e io condividevo i suoi… Lilly era piena di entusiasmo e di energie, con lei riuscivo ancora a sperare e a trovare la forza per progettare “il sogno”. Lilly è una persona come poche, capace di decidere, fare e arrivare alla meta comunque. Assieme decidemmo di uscire dagli ingranaggi, di mollare tutto e andare per mare, lontano! E’ con lei che oggi condivido i miei viaggi, è con lei che conosco sempre nuovi posti e nuove persone.

Vivere in mare e lavorare come skipperOra che barca hai e quali sono i mari in cui navighi?

Passavo spesso davanti ad un cantiere nautico e osservavo un magnifico scafo semi abbandonato, un 55 piedi in alluminio dalle linee inconfondibili di Sparkman & Stephens, era il MAGIC, la barca giusta per IL viaggio. Un giorno andai con Lilly a chiedere informazioni al capo Cantiere, giusto per sognare, “no” ci disse, “lo scafo non è in vendita perchè è stato appena acquistato”. Fine del sogno… ma non avevo fatto i conti con quel “destino” che ci venne puntualmente in aiuto. Per una serie di coincidenze riuscimmo a contattare il proprietario e credo che lui riuscì a leggere nei nostri occhi l’amore che era nato tra noi e il MAGIC, il desiderio di farlo rivivere come si meritava. Lo comprò Lilly, per pochi Euro… Io mi impegnai nel restauro e quell’anno, riuscii anche a trovare dei clienti per il giro del mondo! Così tutto, andò avanti nonostante tutto, un passo dietro l’altro, eravamo entrati a far parte di un’altro ingranaggio, questa volta quello giusto!
Da Maggio navigheremo in posti meravigliosi nel sud del Pacifico: Nuova Zelanda, Nuova Caledonia, Vanuatu (un paese incredibile che in pochi conoscono!)… faremo anche una traversata oceanica dalla Nuova Zelanda alla Nuova Caledonia da metà a fine Maggio…
Chi vuole salire a bordo con noi lo può fare, penso sarà davvero un’emozione grandissima.

Contatti:

www.facebook.com/sailsquare

www.sailsquare.com

Di Massimo Dallaglio

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