Trasferirsi a vivere e lavorare in India, la testimonianza di Susanna

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Trasferirsi a vivere e lavorare in India, la testimonianza di Susanna

Susanna 4 anni fa si è trasferita trasferita a vivere in India. In Italia lavorava come segretaria presso uno studio legale civilista dove era impiegata, a tempo indeterminato, da circa 13 anni.

Ora lavora a Delhi come consulente di viaggio per tour operator locali. Questa la sua intervista:

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Ciao Susanna, raccontaci un po’ di te… come ti chiami, di dove sei e cosa facevi quando eri in Italia?

Mi chiamo Susanna, sono napoletana, ho 38 anni e 4 anni fa mi sono trasferitaa vivere in India. In Italia, lavoravo come segretaria presso uno studio legale civilista dove ero impiegata, a tempo indeterminato, da circa 13 anni. Qui, ero addetta alla clientela aziendale, a funzioni di semplice segretariato ma soprattutto a funzioni strettamente legate alla pratica forense. Un lavoro bellissimo, a cui dedicavo la mia vita, tuttavia un po’ sottopagato per il genere di funzioni a cui ero preposta e comunque, con poche soddisfazioni dal punto di vista morale.

Quando e perché è arrivata la voglia o la necessità di lasciare l’Italia? 

Dentro di me, ho sempre voluto vivere all’estero. Il sogno, da ragazzina, era Londra. Ricordo che, a 18 anni volevo partire per imparare l’inglese, c’era un contatto in un college dove avrei potuto iniziare a studiare durante le vacanze estive. Non ci ho mai provato e me ne pento.
A 34 anni mi sono lanciata, questa volta ho voluto almeno provarci. Non è facile oggigiorno lasciare un lavoro a tempo indeterminato che ti mantiene da oltre dieci anni. Era qualcosa che conoscevo e facevo bene. Ho mollato tutto per l’ignoto ma ho pensato… “ora o mai più”.

Susanna Trasferirsi a vivere e lavorare in India

Perché hai scelto proprio l’India e in quale località vivi esattamente?

Sembrerà retorica ma per chi come me non aveva un’azienda alle spalle, l’India non si sceglie. Avevo visitato l’India da turista nel 2011, dodici giorni che hanno lasciato un segno profondo. Sono partita due anni dopo perché l’India mi aveva affascinata, non perché avessi avuto una proposta lavorativa. Conosco le lingue, parlo inglese, francese e spagnolo in modo fluente e sto imparando l’hindi. Oggi vivo a Delhi, la capitale, e per quanto difficile, amo questa città e mi ci trovo bene.

Susanna Trasferirsi a vivere e lavorare in IndiaSei partita da sola o con la famiglia o partner?

Sono venuta in India da sola, ho preso la liquidazione, venduto mobili, salutato parenti ed amici con un biglietto ed un visto di 6 mesi, per sondare il terreno e capire se effettivamente avrei potuto viverci. Non ho seriamente considerato le alternative, in quel momento non pensavo che sarebbe stato un fallimento. Ad ottobre 2015, ho conosciuto mio marito Gaurav, indiano e ci siamo sposati tra il 2016 ed il 2017.

Avevi già vissuto all’estero per lunghi periodi prima?

Mai vissuto all’estero, a parte l’India. Mai messo il piede fuori dall’Italia se non per viaggi di piacere, una volta l’anno. Avrei voluto ma non mi sono mai messa in gioco. Guardandomi alle spalle, penso che voleri in Australia, USA, Nord Europa, farei esperienza per poi decidere dove stabilirmi definitivamente.

In che cosa consiste la tua attività? 

Oggi sono consulente di viaggio per tour operator locali per viaggi in India. Per arrivare qui, quando ho dato le dimissioni dallo studio legale di Napoli, ho cercato informazioni su internet, approdando sul sito di un’agenzia di viaggi locale, rivolta ai viaggiatori italiani. Li ho contattati, ci siamo incontrati in Italia e quando sono andata a Delhi ho visitato gli uffici, ho osservato ciò che facevano, come lavoravano. Nel frattempo, ho viaggiato.

Tornata in Italia, abbiamo preparato i documenti necessari per poter collaborare con loro. Oggi collaboro con più tour operator locali. Ricevo sia richieste dirette dai viaggiatori attraverso il mio sito web, sia dagli altri tour operator, disegno itinerari su misura in base alla richiesta del cliente, mi occupo della loro accoglienza in loco, a volte li accompagno in tour. È un lavoro che amo moltissimo perché posso condividere con altri ciò che mi appassiona ed inoltre mi lascia comunque molto tempo libero per poter avere una vita personale.

Quali differenze sostanziali hai avuto modo di riscontrare a livello lavorativo e di stile di vita rispetto all’Italia?

Beh, in realtà io mi sono creata il lavoro dei miei sogni cercando di rispettare le mie esigenze. Non ce la facevo più a vivere in un ufficio dalle 9 alle 20, cinque giorni alla settimana, con le ferie “comandate”. Per me era un incubo non poter decidere di andare in vacanza a febbraio piuttosto che ad agosto, o non poter andare a teatro perché l’ufficio chiudeva non prima delle 20. La vita personale non esisteva era solo ufficio, casa, e sabato spesa al supermercato con pulizie del weekend.

Ovviamente il mio è un discorso molto personale perché in India è vero anche che si lavora sei giorni la settimana, a volte anche sette, e molto dipende dal genere di impiego, dal fatto di avere o meno una compagnia indiana alle spalle piuttosto che una multinazionale, dal fatto di essere un expat piuttosto che un local. Sono molte le variabili, difficile generalizzare.

Susanna Trasferirsi a vivere e lavorare in IndiaCos’altro hai notato della società locale?

Ogni volta che si parla di India, vien fuori il discorso della crescita economica del paese, spesso paragonato alla Cina. Quanto sia realistica questa crescita non è dato saperlo, secondo me. Credo che tutto dipenda dall’occhio con cui si guarda. Vista da lontano l’India è un intero subcontinente che marcia verso un forte sviluppo economico ma se si usa la lente di ingrandimento ci si rende conto che buona parte della popolazione sopravvive con un pugno di riso.

Ci sono aspetti della società indiana che rallentano molto questo processo di espansione: religione, rassegnazione, mentalità retrograda, disorganizzazione, corruzione sono parte integrante della “mentalità” del popolo indiano di classe meno abbiente, ovvero quella che tutti i giorni lavora per il benessere dei ricchi e degli expat. Che l’India abbia un potenziale enorme è fuor di dubbio, mentre non sono così sicura del fatto che questo potenziale venga impiegato nel modo giusto e che determini un progresso reale per tutte le classi sociali e non solo per quelle più agiate.

Vivere in India sotto quali aspetti è meglio che in Italia? E sotto quali aspetti è peggio?

È difficile definire cosa è meglio e cosa è peggio. Vivere in India è un’esperienza forte, che ti segna, che insegna molto sia sotto l’aspetto imprenditoriale che umano. Ma sono tutte esperienze personali. Gli espatriati in India, generalmente, possono usufruire di una serie di benefici che rendono la vita nel paese più accettabile, se non addirittura piacevole: appartamenti di lusso, uno staff completo di cuoco, cameriere, giardiniere ed autista, con stipendi alti. Lo stipendio minimo di uno straniero impiegato in un’azienda non indiana è, per legge, 25000 $ lordi annui ma, ovviamente, può essere anche dieci volte più alto.

Tra gli aspetti negativi del paese al quale non ci si può abituare è certamente la mancanza di pulizia e igiene, non è proprio nella loro indole e direi, non gli interessa neanche. Dopo un po’, ti accorgi che respirare aria pulita e bere acqua potabile, mangiare verdure sane e non preoccuparsi della contaminazione del cibo forse sono più importanti di uno staff completo di servitori.
Io non so come fosse l’India 10 o 20 anni fa ma si nota nel paese un certo peggioramento nella diffusione di idee estremiste, soprattutto religiose. Secondo la mia modesta opinione, è la religione e non la logica a guidare il paese.

Susanna Trasferirsi a vivere e lavorare in India

Consideri l’Italia un ricordo, hai nostalgia, cosa ti manca da quando sei via? 

L’Italia per me è un bel paese da visitare da turista e basta. Non solo non mi manca ma mi pento di non essermene andata prima, a vent’anni. A dirla tutta, mi mancano poche cose: la famiglia che vedo due volte l’anno, la buona tavola, il cielo limpido ed il buon gusto in tutte le cose, inteso anche come abbigliamento, arredamento, ecc.

Sia chiaro, non giudico chi resta ma se proprio si vuol rimanere in Italia, allora sarebbe meglio partire subito, fare esperienza all’estero e cercare di rendere l’Italia un paese migliore di quello che si appresta a diventare.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro? 

La mia aspirazione è quella di aprire un B&B qui a Delhi per poter accogliere i viaggiatori italiani che si apprestano ad esplorare il paese, sia che abbiano scelto me come travel designer che altri operatori o magari in autonomia. Vorrei dar loro un’idea di cosa sia l’India senza dover compromettere la qualità del servizio ed avendo una referente sul posto che li introduca alla cultura locale.
Al momento sono nella fase di ricerca della struttura in quanto non è facile trovarla a prezzi contenuti.

Susanna Trasferirsi a vivere e lavorare in IndiaCosa consiglieresti ad altri italiani che desiderassero seguire le tue orme e trasferirsi a vivere e lavorare in India?

Prima ancora di decidere in venire a vivere in India, sarebbe meglio spendere qui un periodo di ameno sei mesi, osservando la vita di tutti i giorni e capire cosa significa scontrarsi con le piccole e grandi difficoltà. Una ricerca a priori relativa al proprio ambito lavorativo nonché alle dinamiche locali, diverse da zona a zona, è d’obbligo per poter fare un passo così importante.

Che tipo di lavoro, attività o investimento pensi sia conveniente praticare per un italiano a Nuova Delhi ?

Ultimamente sono stati siglati ulteriori accordi tra India e Italia per quanto riguarda settori come ambiente ed energia, ricerca, agricoltura ecosostenibile, ma anche settori quali turismo, arredamento, design, abbigliamento, tessuti, attrezzature elettriche sono particolarmente forti. È importante informarsi sui settori che potrebbero ricevere incentivi economici, eventualmente parte di accordi bilaterali.

Conosci molti italiani che vivono ad Nuova Delhi li frequenti?

Ne conosco abbastanza, ci frequentiamo con alcuni in maniera fissa da quattro anni. Gestisco anche un gruppo Facebook dove forniamo informazioni relativi all’india sia dal punto di vista turistico che per eventuali soggiorni prolungati. Ogni mese, qui a Delhi, cerco di organizzare un pranzo per riunire un po’ di italiani per conoscerci meglio e, nel caso, aiutare i nuovi arrivati a stabilirsi meglio. Il prossimo sarà il 17 settembre e siamo già 40.

Contatti:

Webiste: www.susindia.it

Mail: info@susindia.it

LinkedIn: www.linkedin.com/in/susindia-viaggi-in-india

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