Claudio Piani: viaggiare e lavorare è possibile ed io ne sono la prova

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Claudio Piani: “viaggiare lavorando e guadagnando è possibile, ed io ne sono la prova”.

Claudio Piani è uno dei viaggiatori che ha realizzato il sogno di tanti: ha viaggiato per ben 859 GIORNI, percorrendo 78.268 KM, e tornando il Italia con PIÙ SOLDI DI QUANDO ERA PARTITO; oggi è qui, ospite di Mollotutto, per spiegarci come ci è riuscito.

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Claudio Piani: viaggiare e lavorare, ecco come.

Ciao Claudio è benvenuto a Mollotutto; sei uno di quei pochi viaggiatori che è riuscito non solo a viaggiare, ma al tempo stesso a lavorare e guadagnare soldi, ed infine a trasferirsi definitivamente all’estero; presentati ai nostri lettori e raccontaci come ci sei riuscito.

Claudio Piani: viaggiare e lavorare, ecco come

Ciao Annalisa, un saluto a te e tutti i lettori di MolloTutto; mi chiamo Claudio Piani, ho trent’anni e sono originario di Milano.

Attualmente vivo nella Cina Meridionale, dove lavoro come insegnante di educazione motoria nella scuola primaria pubblica.

Ho lavorato come operatore sportivo in Italia per molti anni, fino al giugno 2014 , quando decisi di licenziarmi e abbandonare “la vita e la quotidianetà che la società occidentale aveva tagliato su misura per me”.

Ho intrapreso così un nuovo percorso, che mi ha portato a trascorrere gli ultimi quattro anni della mia vita a vagabondare tra Asia e Oceania, ed a vivere in Australia e Cina, a cambiare sei lavori, dormire in più di trecento letti diversi; ma soprattutto ad attraversare due volte l’Asia via terra, vedere deserti e catene montuose, nuotare con squali e vivere con monaci buddisti, attraversare il Turkemenistan e tentare di entrare illegalmente in Afganisthan, conoscere nuove culture e nuove persone…

tra cui una in particolare: me stesso.

Claudio Piani: viaggiare e lavorare, ecco come

Ad un certo punto della tua vita hai deciso di mollare una vita “normale” per viaggiare nel mondo; quando e perché è nata in te questa esigenza?

Nel gannaio 2014.

Vivevo a Milano in una vita pressochè perfetta;

ero allenatore di basket e personal trainer, entrambi lavori che avevo scelto e per i quali avevo studiato;

godevo di un ottimo stipendio che mi permetteva di vivere da solo in un grande appartamento nel mio quartiere di origine, nella periferia nord di Milano;

inoltre, in quanto operatore sportivo, godevo praticamente di due mesi di ferie ogni estate, che trascorrevo puntualmente viaggiando in giro per l’Europa;

completavano il quadro un gruppo di amici speciali ed una famiglia modello.

Insomma una vita felice, sempre più incanalata nei binari che la società occidentale aveva predisposto per me: studio, laurea, lavoro, sviluppo della carriera; ma proprio questi binari che mi garantivano un percorso lineare, sicuro e piacevole, erano diventati per me il passaporto della mia morte emotiva.

La quotidianità iniziava ad essere monotona e ripetitiva, sempre più avara di emozioni e cambiamenti; ed i margini di crescita erano limitati all’ambiente circostante.

La prospettiva di vivere “quel tipo di vita” fino al pensionamento,  per quanto comunque felice, mi angosciava profondamente.

Avevo bisogno di viaggiare, vivere avventure, cercare, esplorare e desiderare; viaggiare due mesi d’estate non era più sufficiente.

Una notte mi sono guardato dentro ed ho capito che a ventisei anni avevo, forse, l’ultima opportunità di mollare tutto e tentare; non volevo fuggire, volevo solo scoprire.

Tre mesi dopo mi sono licenziato e, due mesi dopo, il sei agosto 2014, sono partito zaino in spalla con l’intenzione di attraversare l’Asia senza prendere aerei; tutto il resto è nato strada facendo.

Mai avrei pensato di vivere e lavorare in Australia, di riattraversare l’Asia in autostop, né tanto meno di compilare un’intervista riguardo al mio viaggio, seduto nel mio ufficio in una scuola elementare in Cina dove insegno pallacanestro.

Claudio Piani: viaggiare e lavorare, ecco come

Sei riuscito a realizzare il sogno di molte persone: viaggiare e lavorare. Hai viaggiato per ben 859 GIORNI, percorrendo 78.268 KM, e tornando il Italia con PIÙ SOLDI DI QUANDO ERI PARTITO; come ci sei riuscito?

 

Il viaggio si è sviluppato strada facendo, ed è stata proprio la componente economica che mi ha permesso di prolungarlo più di quanto pianificato inizialmente.

Con mio grande stupore poi, tornato a casa, ho addirittura scoperto di aver più soldi di quando ero partito.

Viaggiare così a lungo autofinanziandomi è stato possibile per due ragioni principali:

  • Viaggiare all’avventura, ma all’avventura per davvero, è molto più economico di quanto si possa immaginare;
  • Lavorare 29 settimane in Australia, oltre a darmi una nuova ed incredibile esperienza di vita, mi ha permesso di finanziare facilmente le altre 94 settimane di viaggio.

Il giorno della partenza da casa mia, avevo un budget di 3500 euro, che avrebbe dovuto garantirmi l’arrivo in Indonesia senza troppi patemi.

Arrivato a Jakarta il viaggio si è poi sviluppato in maniera inaspettata, suddivisibile in quattro parti:

  • Da Milano (casa mia) a Jakarta (Indonesia) in 139 giorni senza prendere aerei.
  • 13 mesi in Australia suddivisi tra viaggi e lavoro.
  • Un viaggio on the road in Nuova Zelanda di 27 giorni.
  • Il rientro a casa, da Singapore a Milano in autostop, durato 280 giorni.

Claudio Piani: viaggiare e lavorare, ecco come

Negli 859 giorni in giro tra Asia ed Oceania “solo” poco più della metà sono stato in viaggio in Asia, mentre la restante metà l’ho trascorsa in Australia, prima viaggiando e poi lavorando.

La prima parte del viaggio è stata la più costosa; ero ancora “inesperto”, quindi ho viaggiato all’avventura ma con le “spalle coperte”; quasi sempre in ostello, in zone più o meno turistiche. Non avevo pianificato di percorrere quei 30.000 km in un numero di giorni adeguato, quindi il prezzo degli spostamenti, e conseguentemente il costo dei visti, 530 euro in totale, hanno influito in maniera decisiva sul bilancio dei miei primi cinque mesi e mezzo di viaggio.

Alla fine conclusi con una spesa totale di 26,8 euro al giorno tutto incluso.

La seconda parte, cioè la mia permanenza in Australia, è invece quella che ha finanziato l’intero viaggio di andata e mi ha permesso di rientrare in Italia riattraversando l’Asia;

Spendevo intorno ai 700 euro al mese, ma ne guadagnavo circa 5.000!

Ho svolto fin da subito 3 lavori alla settimana,  avevo volevo guadagnare il massimo possibile, e questo mi garantiva un’entrata di circa 1000 euro a settimana;

appena la stanchezza e la voglia di godermi la vita australiana si sono fatte sentire, ho ridotto a 2 lavori a settimane, e successivamente uno solo, garantendomi comunque 2.000 euro di stipendio mensile.

Ho lavorato complessivamente per 29 settimane, e dopo un annetto dalla mia partenza ho ricevuto addirittura la pensione Australiana maturata in 7 mesi di lavoro.

La terza parte, il viaggio on the road in Nuova Zelanda, mi è costato complessivamente 33 euro al giorno TUTTO incluso: noleggio  della macchina, cibo, ingresso nei parchi e volo dall’Australia; una cifra ridicola, contando che viaggiavo in una delle nazioni più care al mondo.

Un elemento fondamentale per contenere le spese sono stati i social network, che mi hanno permesso di trovare altri viaggiatori con cui ho condiviso le spese per il noleggio.

Inoltre, dormendo in tenda e cucinandomi i pasti, ho ridotto incredibilmente le spese.

La quarta parte, il viaggio di rientro da Singapore a Milano in autostop, è durato 280 indimenticabili giorni.

In questo lasso di tempo ho riattraversato l’Asia spendendo in media 15,4 euro al giorno, ben 11 euro in meno di media rispetto al viaggio di andata;  avevo capito come viaggiare davvero “all’avventura”.

Drasticamente calate le spese dei trasporti grazie all’autostop, hanno pesato sul bilancio i visti e permessi speciali, 638 euro totali, e qualche “sfizio” che mi sono concesso, come un giro nel deserto in Turkmenistan e l’affitto di una moto sulle cime dell’Hymalaia indiano.

Complessivamente, ho speso circa 9.000 euro, cifra che ho coperto interamente grazie alle 29 settimane di lavoro in Australia.

Claudio Piani: viaggiare e lavorare, ecco come

Com’è cambiata la tua vita e come sei cambiato tu stesso, dopo questa esperienza?

Stare lontano da casa per così tanto tempo, e farlo in nazioni così diverse dalla tua, non può far altro che importi di rimettere in gioco tutti gli insegnamenti e dogmi culturali che la società occidentale ti ha insegnato; inoltre, viaggiare in solitaria in nazioni dove non trovi nessun turista e dove nessun locale parla inglese ti costringe a non comunicare con nessuno per periodi piuttosto lunghi, lasciandoti spesso da solo a parlare con te stesso. Concretamente penso di essere una persona felice, più equilibrata di quando sono partito, è più maturo, soddisfatto e più carico di entusiasmo.

Ho imparato ad ascoltarmi ed accettare i messaggi che ricevo; a vivere senza aspettative, sforzandomi di fare qualsiasi cosa solo per il piacere di farla e non per un eventuale ritorno.

Ho imparato a vivere con leggerezza perché tutto è destinato finire: una grande vittoria come una cocente sconfitta rimarranno ben presto solo un positivo ricordo, purchè abbiano generato emozioni e siano state raggiunte attraverso un percorso;

alla fine, il percorso intrapreso è l’unica cosa che conta.

Il viaggio ha poi cambiato la mia prospettiva di vita.

Quando partii nel 2014, ero alla ricerca di avventure, e di un vero viaggio di circa un anno; Ma giunto in Australia ci sono rimasto per lavorare più del previsto, e sono poi tornato a casa in autostop.

“L’anno preventivato” è quindi durato ben due anni e mezzo.

Rientrato in Italia, pensavo di fermarci, ma invece ho subito sentito il bisogno di ripartire: volevo provare a vivere in Cina.

Ho lottato per trovare un impiego ed ora vivo a Shenzhen, nella Cina meridionale.

Non sto scappando dall’Italia; l’Italia è il paese più bello del mondo; il paese dove vorrei fare crescere i miei figli e dove vorrei invecchiare. Però sono ancora giovane, e desidero anche vivere una vita incredibile; e per le mie aspettative,  vita incredibile prevede viaggi, sfide ed avventure.

Credo che prima o poi arriverà il momento in cui la sfida sarà quella di crearmi una famiglia… ovviamente mi servirà una moglie che adori viaggiare 😉

Claudio Piani: viaggiare e lavorare, ecco come

Quali sono le difficoltà maggiori che hai dovuto affrontare durante il tuo viaggio?

A patto di sapersi adattare, le difficoltà non sono molte.

Può capitare di restarsene qualche giorno intero senza trovare una doccia, di dormire su panchine in stazioni ferroviarie, di dover restarsene cinque o sei ore sotto al sole cocente ad aspettare un passaggio in auto stop;

situazioni scomode, certo, ma altamente “educative”.

Ricordo bene il piacere di una doccia dopo cinque giorni di cammino sull’Himalaya; l’acqua era fredda e “la doccia” era data da un secchio, ma il contatto delle mie mani bagnate che lavavano il mio corpo esausto è un ricordo profondamente intimo che nella realtà quotidiana, lavandomi tutti i giorni, non avrei mai potuto conoscere ed apprezzare.

Situazioni ben più complicate quelle legate alle “beghe burocratiche” per l’ottenimento dei visti. Non prendendo aerei, ho attraversato 33 nazioni, quindici delle quali necessitavano di un visto d’ingresso.

Situazione facile nel sud est asiatico, dove generalmente potevo ottenerlo alla frontiera; ma molto più complicata per paesi come la Birmania, l’India, l’Iran, la Cina e tutte le repubbliche centroasiatiche, dove ero costretto a richiedere il visto all’ambasciata del paese confinante.

Particolarmente difficile è stato ottenere il visto di transito Turkmeno, uno dei più difficili al mondo, e quello Cinese, avendo insospettito le autorità cinese con la mia richiesta di entrare ed uscire dalla Cina via terra per la seconda volta in due anni.

Ottenere i visti spesso è un disagio incredibilmente noioso!!!

In termini di sicurezza, invece,devo ammettere che viaggiare in Asia è estremamente sicuro; in tutto il tempo, ho vissuto solo un paio di eventi spiacevoli: un focolaio di guerra civile mentre stavo entrando in Kasmir, ed una tentata rapina in Kazakisthan con annesso coltello alla gola. Per fortuna me la sono cavata con l’antica tecnica della fuga!

Claudio Piani: viaggiare e lavorare, ecco come

Oltre al periodo trascorso in Australia, dove hai pernottato maggiormente durante il viaggio in Asia? E quali mezzi di trasporto hai utilizzato principalmente?

Complessivamente, su più di 400 notti di viaggio effettivo, ho trascorso:

  • 276 notti fra ostelli, guest house o home stay;
  • 52 notti con i couchsurfing;
  • 33 notti in tenda;
  • 30 notti in treno, a volte perché le distanze erano notevoli, altre volte perché era strategicamente più economico dormire in treno risparmiando sull’alloggio; la tappa più lunga? 72 ore consecutive in Russia.
  • 22 notti in Bus;
  • 11 notti in un monastero Buddista alle pendici dell’Himalaya in Nepal; in totale silenzio!
  • 10 notti in Yurte mongole e kyrgike;
  • 6 notti nelle palafitte del sud-est asiatico;
  • 4 notti in strada;
  • 2 notti in nave;
  • 2 notti in stazione
  • 1 notte in una moschea;
  • e per finire, 1 notte in un castello di plastica di un parco giochi per bambini a Singapore.

Invece, i mezzi di trasporto sono stati fra i più svariati, specialmente nel ritorno in autostop: moto, trattori, camion, furgoni, tuk tuk, ecc…; e quasi nessuno dei coraggiosi che mi ha dato un passaggio parlava inglese. Quasi tutti, inoltre, oltre a trasportarmi mi hanno offerto un pasto, o regalato dolci, sigarette, o semplicemente una bottiglia d’acqua.

Claudio Piani: viaggiare e lavorare, ecco come

Basandoti sulla tua esperienza, cosa consiglieresti a chi vorrebbe fare la tua stessa scelta di vita?

Mollare tutto e partire è sicuramente un argomento delicato e molto soggettivo;  legato anche a cosa ci si lascia alle spalle e a cosa ci si aspetta dal viaggio.

Molte persone lo considerano un processo impossibile, altre lo sottovalutano.

Se dovessi dare un consiglio a chi vorrebbe “mollare tutto” per viaggiare o lavorare all’estero, gli direi per prima cosa di capire quali siano le ragioni che lo spingono a questa scelta; mollare tutto per scappare da una situazione, un luogo, o una persona, non è certo la soluzione migliore;

mollare tutto per cercare risposte o soluzioni idem;

le risposte le si ha dentro di noi, non è necessario volare in India nè in altro luogo per scoprirle.

Anzi, rientrato in Italia dopo due anni e mezzo di viaggio, avevo sicuramente maturato più domande che risposte.

Credo invece che mollare tutto e partire con l’intenzione di mettersi in gioco e scoprire nuove realtà e stili di vita, possa essere una valida ragione.

Partire a “cuor leggero”, senza sentimenti di fuga o sensazioni negative verso il luogo che si lascia, possono far apprezzare maggiormente sia il viaggio che quello che ci si lascia alle spalle, e predisporre l’anima a nuove scoperte e cambiamenti.

Claudio Piani: viaggiare e lavorare, ecco come

Dove ti trovi adesso e quasi sono i tuoi prossimi “sogni nel cassetto“?

Attualmente mi trovo in Cina, dove insegno pallacanestro nella scuola pubblica primaria.

Il lavoro mi piace, lo stipendio è buono, ed il costo della vita piuttosto basso; riesco così anche a risparmiare per i prossimi viaggi.

E sto vivendo un’ esperienza di vita incredibile in una delle nazioni che più mi ha affascinato durante il mio viaggio. In più mi trovo in un punto strategico per visitare nazioni che non ho ancora visitato, come Sri Lanka, Filippine o magari il Tibet.

Il prossimo “Sogno nel cassetto” è il rientro a casa, che sto lentamente iniziando a pianificare.

Vorrei tornare a casa ancora una volta via terra, questa volta da Hong Kong o dal Nepal, e lo vorrei farlo in sella ad una moto; sto appunto progettando di acquistarne una.

Inoltre, mi piacerebbe organizzare una raccolta fondi “parallela” al mio viaggio, per finanziare alcune opere benefiche in Nepal, con l’aiuto di un giornalista nepalese conosciuto durante il viaggio; il progetto è ancora in fase embrionale, totalmente dipendente da quali visti riuscirò ad ottenere una volta scaduto il mio permesso di soggiorno cinese.

Spero,entro primavera, di aver chiarito il percorso da intraprendere, così da poter creare un blog o una pagina Facebook per iniziare la raccolta fondi.

Claudio Piani: viaggiare e lavorare, ecco come

Come possono seguirti nel tuo viaggio i nostri lettori? 

Non sono un grande appassionato dei social, quindi non ho usato mezzi di diffusione del mio viaggio;

nel mio profilo facebook vi sono foto e alcuni simpatici estratti del mio diario di viaggio; mentre nel mio canale Youtube alcuni video.

Ho da poco avviato un mio blog ed una pagina facebook per aiutare coloro che vorrebbero tentare un’esperienza lavorativa qui in Cina, e sono alla ricerca di consigli pratici e reali.

Auguro a tutti un buon viaggio, non solo nel mondo, ma principalmente di vita.

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Scritto da Annalisa Galloni

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