Alberto vivere e lavorare in Qatar


ALBERTO SI E’ TRASFERITO A VIVERE IN QATAR DOVE LAVORA COME PREPARATORE ATLETICO DI SQUADRA DI CALCIO

Alberto, personal trainer e preparatore atletico professionista, grazie ad un contatto di un amico francese, nel 2009 decidere di cogliere un’opportunità che gli si presentò. Così oggi si trova a vivere e lavorare come preparatore atletico di una squadra di calcio in Qatar. “…La sensazione di sicurezza è effettiva qui in Qatar e non avverti i rischi e i pericoli che avverto quando sono in Italia. Il Qatar, secondo al mondo dopo il Lussemburgo per reddito “pro capite”, è retto da un Emiro ed investe molto in infrastrutture, sport, costruzioni, settore alberghiero, ristorazione e moda.”



 

Ciao Alberto, raccontaci un po’ di te… di dove sei e cosa facevi quando eri in Italia?
Sono di Firenze ed in Italia dopo il Liceo Classico e l’Università di Scienze Motorie, facevo lo stesso lavoro (ovvero il preparatore atletico professionista) e personal trainer. Contemporaneamente collaboravo anche come giornalista nel settore sportivo e non (essendo iscritto all’Ordine dei Giornalisti come Pubblicista e venendo da una famiglia di giornalisti).

Alberto vivere e lavorare in Qatar

Quando e perché è arrivata la voglia o la necessità di lasciare l’Italia?
La voglia insieme alla necessità di lasciare l’Italia è arrivata nel 2009 quando ho cominciato a vedere che nel mio settore le squadre di calcio, professioniste e non (situazioni in cui ho lavorato per diversi anni), avevano sempre meno soldi da investire negli staff. Quindi ho approfittato di un contatto con un amico francese ex preparatore del Nantes (squadra che avevo visitato tanti anni fa quando lavoravo all’Empoli Calcio). Lui era senza lavoro da un paio di anni la Federazione Francese è più organizzata della nostra e gli aveva trovato un posto in Qatar come Direttore Sportivo. Lui mi ha telefonato dicendo che ad una prima squadra del Qatar (l’Al Wakrah F.C. mentre ora sono al Lekhwiya SC) serviva un preparatore e se io ero interessato se ne poteva parlare.
Così ho fatto e sono andato a spese mie in Qatar. Dopo alcuni mesi mi hanno chiamato ed è iniziata l’avventura in Qatar e per la precisione nella capitale Doha dove vivo.

Avevi già vissuto all’estero per lunghi periodi prima?
Precedentemente ero stato per un periodo non lungo in Slovacchia su incarico dell’Inter che mi aveva proposto di lavorare con un allenatore italiano in Slovacchia in una squadra professionistica. In Slovacchia però ero stato solo per il periodo della preparazione precampionato non potendo lasciare gli impegni in Italia per un lungo periodo.

Alberto vivere e lavorare in Qatar

Sei partito da solo o con la partner o amici?
Sono partito da solo (avendo delle figlie grandi e quindi con una situazione meno facile da trasferire in gruppo).
Mia moglie lavorava in proprio e solo dall’anno scorso riesce a venire un mese in Qatar e l’altro in Italia per gestire le figlie. Ho cambiato casa almeno una dozzina di volte essendo gli affitti molto cari in Qatar.

In che cosa consiste esattamente la tua attività?
Il mio lavoro è quello di preparatore atletico (anche se ho anche il patentino di allenatore) e quindi devo riuscire a dare la migliore condizione fisica possibile ai miei giocatori.

Alberto vivere e lavorare in Qatar

Quali differenze sostanziali hai avuto modo di riscontrare a livello lavorativo rispetto all’Italia?
La differenza principale rispetto all’Italia è quella dello stipendio che in media risulta essere molto più interessante che in Italia dove troppo più spesso assomiglia più ad un contributo spese che altro (se si eccettuano i grandi club).
In Qatar la situazione è completamente diversa rispetto all’Italia. La sensazione di sicurezza è effettiva qui in Qatar e non avverti i rischi e i pericoli che avverto quando sono in Italia. Il Qatar, secondo al mondo dopo il Lussemburgo per reddito “pro capite”, è retto da un Emiro ed investe molto in infrastrutture, sport, costruzioni, settore alberghiero, ristorazione e moda.

Alberto vivere e lavorare in Qatar

Vivere in Qatar sotto quali aspetti è meglio che in Italia? E sotto quali aspetti è peggio?
Chiaro che ci sono anche cose meno positive come il fatto che per uscire dal Paese anche per un solo giorno devi avere il permesso scritto del tuo “sponsor” (o datore di lavoro) e quindi del Governo. Quando vedo però i TG italiani con tutto quello che succede in Italia a livello politico e di corruzione mi dico che le cose meno positive che ci sono qui possono essere superabili con un pò di pazienza.

Come sta avvenendo la tua integrazione in una realtà locale sostanzialmente differente da quella italiana?
Io mi sono perfettamente integrato nel Paese e nella comunità italiana che è sempre più numerosa.

Alberto vivere e lavorare in QatarConsideri l’Italia un ricordo, hai nostalgia, cosa ti manca di più da quando sei via?
L’Italia per me non è un ricordo ma una realtà sempre presente.Io sono molto attaccato alla mia città, Firenze,  e quando torno riesco a respirare cose e sensazioni che solo in Italia sono possibili: un caffè seduto a un tavolino sotto al sole, una passeggiata sui Lungarni o nel centro della città, il piacere di un ristorante con gli amici di sempre… solo che ho la sensazione che in Italia si viva sempre molto meglio da turisti che… da italiani purtroppo.

Cosa consiglieresti ad altri italiani che desiderassero seguire le tue orme?
Il mio lavoro nel mondo del calcio è un lavoro instabile per eccellenza ma se dovessi consigliare a qualcuno di seguire la mia strada gli direi prima di tutto di studiare l’inglese che è di fondamentale importanza e senza lo studio delle lingue si va da poche parti oggi. Io è anche per questo motivo che parlo anche altre lingue e devo dire che questo mi ha facilitato molto. Poi gli consiglierei di non mollare mai e di continuare a seguire i suoi obiettivi. Se invece non si lavora nello sport ci sono possibilità nei settori delle costruzioni, alberghiero, ristorazione, moda.

Pensi che ci siano molti italiani che vivono in Qatar?
Di italiani registrati in Qatar ce ne sono, a mia conoscenza ,circa 1200 e poi ci sono gli altri che non sono registrati all’Ambasciata perché vanno e vengono per determinati periodi e non stanno fissi sul posto.
Bisogna dire però che mentre 4 anni fa quando arrivai sentire parlare italiano era abbastanza raro ora di connazionali se ne incontrano sempre più… e sono italiani che sono qui per motivi di lavoro che sono più forti e più giustificati rispetto a chi lo fa per motivi di vacanza.

Di Massimo Dallaglio

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