Chiara si è trasferita a lavorare a Parigi perchè Parigi l'ha scelta


Chiara Benedetto si è trasferita a lavorare a Parigi città nella quale vive da 8 anni perchè come lei ci racconta: è Parigi a sceglierti!



Ciao Chiara, vuoi presentarti ai nostri lettori?

Mi chiamo Chiara Benedetto, ho 32 anni e da quasi 8 anni vivo a Parigi, dove mi occupo principalmente di ricerca in campo biomedico.

Chiara si è trasferita a lavorare a Parigi perchè Parigi l'ha scelta

Di dove sei originaria e cosa facevi quando eri in Italia?

Sono nata e cresciuta a Caserta e quando vivevo in Italia studiavo Biologia. Sono arrivata in Francia a circa un anno dalla laurea magistrale, dopo qualche piccola esperienza come stagista.

Quando e perché è arrivata la voglia o la necessità di lasciare l’Italia?

Più che necessità la definirei voglia di allargare i miei orizzonti. Sebbene nel mio settore ci fosse ben poco lavoro per un neolaureato in Italia, la voglia di fare un’esperienza all’estero è sempre stata dentro di me, già a partire dai 18 anni. Quando poi ho iniziato ad informarmi sulle borse Erasmus e Leonardo e sulle altre molteplici opportunità per un ricercatore all’estero, il desiderio ha iniziato a concretizzarsi in una realtà.

Avevi già vissuto all’estero per lunghi periodi prima?

No, mai. Parigi è stata la mia prima esperienza all’estero e lontana da casa.

Perché hai scelto proprio Parigi?

Mi piace pensare che sia stata Parigi a scegliere me! L’ho visitata nel 2011 per la prima volta e me ne sono innamorata. Essendo a conoscenza delle ottime opportunità che Parigi offre in campo scientifico, poco dopo ho cominciato a pensare che mi sarebbe piaciuto viverci con un po’. Quando poi nel 2013 ho vinto una borsa di ricerca Leonardo (oggi Eramus +) per trascorrere 6 mesi all’estero, non ho avuto dubbi: Parigi è sempre stata la mia prima scelta!

Sei partita da sola o con qualcuno?

Partita completamente da sola.

lavorare a Parigi

In che cosa consiste il tuo lavoro a Parigi?

In Francia svolgo la professione di “ingénieur d’étude”, grossomodo l’equivalente di un assistente di ricerca. Seguo uno o più progetti di ricerca, in autonomia o in collaborazione con altri colleghi. Svolgo quotidianamente esperimenti di genetica e biologia molecolare e cellulare, finalizzati alla scoperta di meccanismi molecolari utili alla comprensione di varie patologie.

Negli anni ho lavorato, per esempio, soprattutto nel campo dell’oncologia e delle neuroscienze, mentre adesso studio i meccanismi legati all’infertilità.

Quali differenze sostanziali riscontri a livello lavorativo rispetto all’Italia?

Trovo che la ricerca in Francia sia più meritocratica. Inoltre ci sono maggiori finanziamenti e di conseguenza più richiesta. Per la mia esperienza, trovare lavoro come ingénieur d’étude non è stato particolarmente difficile. Anche gli stipendi sono generalmente più alti rispetto a posizioni analoghe in Italia.

Com’è avvenuta la tua integrazione in una realtà locale differente da quella italiana?

Gli ambienti molto giovani, dinamici e internazionali in cui ho avuto la fortuna di trovarmi mi hanno permesso di integrarmi senza troppe difficoltà. La padronanza del francese, che parlavo già prima di partire, mi ha senza dubbio aiutata tantissimo. Con il tempo, si imparano a riconoscere ed apprezzare le differenze tra cultura italiana e francese, e il rispetto di queste naturali differenze credo sia il primo passo per integrarsi agevolmente. Italia e Francia sono due paesi diversi, è del tutto normale che anche cultura, usi e costumi lo siano.

L’Italia oramai è per te un ricordo, hai nostalgia, cosa ti manca?

In tutta onestà, non ho particolare nostalgia dell’Italia perché a Parigi mi sono sentita a casa da subito. Se c’è qualcosa che forse mi manca un po’, è la spontaneità “mediterranea” con cui si affrontano le cose in Italia, come amicizie, appuntamenti tra amici e nuovi incontri. In Francia si ha la tendenza a pianificare tutto lasciando da parte l’improvvisazione, e questo alle lunghe puo’ pesare un po’.

Vivere a Parigi sotto quali aspetti è meglio che in Italia ? E sotto quali aspetti è peggio?

Aspetti migliori: Parigi è una città dinamica, multiculturale e molto stimolante. Le opportunità lavorative sono ottime e la rete di trasporti eccellente permette di spostarsi con facilità ovunque, anche all’estero.

Aspetti peggiori: pur non essendo enorme, Parigi è una città molto caotica e inquinata. La vita qui è estremamente frenetica e senza tregua. Sebbene io non abbia avuto difficoltà a relazionarmi, Parigi è per molti solo una città di passaggio e questo rende difficile creare relazioni stabili e durature. Altro aspetto negativo è l’elevato costo della vita, soprattutto per quanto riguardo l’affitto e l’acquisto di immobili.

Quale sogno hai realizzato e quale devi ancora realizzare?

Ho realizzato il sogno di vivere e lavorare come ricercatrice a Parigi. Devo ancora realizzare il sogno di fare il giro del mondo o per lo meno di visitare tutti e cinque i continenti!

Ci sono stati dei momenti di difficoltà? Cosa ti ha impedito di gettare la spugna?

Per me la principale difficoltà è stata confrontarmi con una realtà, quella parigina, cosmopolita, dispersiva e in continuo mutamento. Se questo da è una parte è stimolante, dall’altro può farci sentire molto soli, soprattutto negli ultimi due anni, in cui l’emergenza Covid ci ha costretti a passare molto tempo in isolamento. Mi sono fatta forza grazie alla mia volontà, al mio spirito d’iniziativa e di pochi e fidati amici che oggi considero una seconda famiglia.

lavorare a Parigi

Cosa consiglieresti ad altri italiani che desiderassero seguire le tue orme e trasferirsi a vivere e lavorare a Parigi?

Prima di tutto, di imparare il francese. E poi di informarsi il più possibile prima della partenza su tanti aspetti della cultura, vita e amministrazione francese. La vita a Parigi viene spesso idealizzata quindi è meglio informarsi da subito anche sui suoi aspetti più ostici, per non andare incontro a sorprese spiacevoli.

Che tipo di lavoro/attività/investimento è conveniente praticare per un’italiana a Parigi?

Credo che i settori più fiorenti qui siano la ristorazione, il turismo, l’ingegneria e il settore bancario. Ma negli ultimi anni anche le start-up stanno prendendo piede in Francia, specialmente in ambito medico-farmaceutico.

Pensi che ci siano molti italiani che vivono a Parigi? Li frequenti?

Ce ne sono tantissimi e ne frequento alcuni, per lo più conosciuti nel settore scientifico/di ricerca, molto ambito per gli Italiani a Parigi.

In definitiva, consiglieresti Parigi come meta per espatriare o più per una vacanza?

Per una vacanza, senza ombra di dubbio. Per viverci, dipende molto dal carattere e dallo spirito di adattamento del futuro expat. Se si cerca la tranquillità, una vita appartata ed economica e uno stile di vita rilassato, Parigi non è di sicuro una meta che consiglierei.

Hai qualcosa da aggiungere?

Qualunque sia il luogo di espatrio, per me è fondamentale partire con una mentalità aperta e libera da qualsiasi pregiudizio. È fondamentale inoltre ricordare che all’estero siamo noi gli ospiti e non gli altri, quindi spetta a noi imparare ad adattarci. Questo vale soprattutto per Parigi e per la Francia, la cui società è sempre nel mirino di stereotipi infondati. Partite ragionando solo con la vostra testa, e vedrete che la vostra esperienza sarà più positiva di quanto vi aspettiate!

Di Pamela Conforti

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