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Lavorare viaggiando oppure viaggiare lavorando?

Non cambia la sostanza se si è nomadi digitali. Un termine che negli ultimi anni è andato a identificare tutti coloro che non hanno un semplice e normale ufficio per la loro occupazione, ma che l’ufficio se lo creano di volta in volta, girando continenti e nazioni.

C’è il freelance che scrive da Bali, l’esperto SEO che lavora da Nairobi, il Social Media Manager che oggi è a New York ma domani sarà a Tokyo. Oppure in Scozia, in Argentina, in Etiopia, in Croazia. Ogni nazione è quella giusta per fare nomadismo digitale.

Ma è soprattutto un settore a permettere questo stile di vita: il digitale, la tecnologia, la connessione.

E all’interno di questo grande macrogruppo il gaming occupa un posto di grande importanza.

Leovegas, operatore di gioco legato a Leovegas Gaming Ltd, ha costruito diversi hub digitali sparsi in Europa e soprattutto nel Mar Mediterraneo.

Molti lavoratori hanno deciso così di lasciare il loro spazio professionale tradizionale per sposare uno stile di lavoro diverso e dinamico, che si basa sul viaggio e sulla tecnologia.

Il gaming infatti offre lavoro a matematici e informatici, a grafici e ad esperti di dati.

Tutte occupazioni che non devono per forza avere un ufficio: basta un pc, un accesso a internet rapido, sicuro e veloce, e i programmi giusti.

E le aziende di gaming hanno bisogno anche di esperti di marketing, per la giusta promozione dei loro prodotti e delle loro piattaforme.

E quello di esperto in questo campo è una delle posizioni più adatte per il nomadismo digitale.

Lo dimostra il caso di Daniele Montemale, originario di Roma ed esperto di marketing non convenzionale e fondatore di Viralavatar, agenzia online specializzata in Social Media.

“Viviamo oggi in un mondo basato sulla comunicazione e, oggi più che mai, la comunicazione si basa sul concetto di condivisione – ha raccontato – Grazie al Web siamo passati da una comunicazione di massa a una comunicazione personalizzata: le persone hanno la possibilità di rendersi maggiormente attive e protagoniste di un processo che, fino a poco tempo prima, aveva concesso loro un ruolo marginale”.

Oggi Daniele vive a Berlino, ma è passato per il Sud Africa, per il Perù, per il Mozambico, per San Paolo.

Proprio come facevano i nomadi di un tempo. Con la differenza che oggi, in mano, abbiamo smartphone e pc.

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