ROBERTA ROTTIGNI SI E’ TRASFERITA A VIVERE E LAVORARE IN ISRAELE

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ROBERTA ROTTIGNI SI E’ TRASFERITA A VIVERE E LAVORARE IN ISRAELE

Roberta Rottigni, 24enne di Bergamo, lavorava e studiava tra la sua città e quella di Milano. E’ sempre stata una persona amante dei viaggi e delle nuove culture. Oggi vive in Israele e lavora per una scuola privata di lezioni pomeridiane, Klik, che si trova a Rishon Le-Tsyion. E si sente a casa tanto quanto fa ritorno in Italia.

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ROBERTA ROTTIGNI SI E' TRASFERITA A VIVERE E LAVORARE IN ISRAELECiao Roberta! Ti va di presentarti ai nostri lettori? Dove vivevi in Italia e cosa facevi?

Mi chiamo Roberta, ho 24 anni e vengo da Bergamo, una città che dista circa un’ora da Milano. Ho sempre lavorato tra Bergamo e Milano, anche durante i tre anni di studi universitari. Ho svolto dapprima dei lavoretti nella mia zona e poi, una volta laureata, ho trovato un bel lavoro nel mio settore ( ufficio stampa e pubbliche relazioni) a Milano, dove ho lavorato per un anno prima di partire definitivamente per l’Israele.



Come mai la partenza fuori Italia? C’è stato un motivo determinante?
Sostanzialmente mi sono trasferita in Israele perché il mio fidanzato, Gal, è israeliano. Ci siamo conosciuti quasi 6 anni fa in Germania e per il primo periodo abbiamo mantenuto una relazione a distanza dove, tra miei piccoli viaggi in Israele e suoi in Italia, riuscivamo a vederci ogni due mesi. Poi, dopo un annetto, Gal ha deciso di venire a vivere in Italia, per stare insieme e per permettermi di terminare i miei studi. Ad ottobre 2015 abbiamo, infine, deciso di spostarci definitivamente in Israele. Durante i 4 anni passati in Italia, Gal mi ha sempre espresso il suo desiderio di ritornare in Israele prima o poi e di continuare la nostra vita qui, magari iniziando proprio qui la nostra famiglia. Sono sempre stata una persona che ama viaggiare e conoscere nuovi luoghi e culture ,ho colto quindi quest’occasione per “ricominciare” tutto da capo in un nuovo paese che, nei miei piccoli viaggi durante questi 4 anni, ho imparato ad apprezzare e ad amare.
ROBERTA ROTTIGNI SI E' TRASFERITA A VIVERE E LAVORARE IN ISRAELESei partita sola o in compagnia?
Ovviamente il fatto di partire insieme al mio fidanzato ha facilitato di gran lunga il mio processo di stabilizzazione qui in Israele. Il fatto che lui fosse israeliano, a maggior ragione, mi ha permesso di conoscere luoghi e persone che mi hanno aiutato ad ambientarmi con maggiore facilità ed a sentirmi, in pochissimo tempo, “a casa”.
Che differenze hai notato nel modo di vivere israeliano rispetto a quello italiano?
Le differenze culturali ovviamente esistono sempre quando ci si trasferisce da un Paese ad un altro. Onestamente, parlando di Italia ed Israele, in primo piano metterei come diversamente vengono vissute le tradizioni in Israele rispetto all’Italia. La religione ebraica è molto più di una religione come la viviamo noi in Italia: la religione, qui, influenza costantemente la vita delle persone, a partire dalla cultura Kosher del cibo fino ad arrivare alla celebrazione dello Shabbat ogni weekend. Oltre a permeare parecchio nella vita di chi vive in Israele, la religione è un argomento che viene costantemente trattato nelle conversazioni anche tra i più giovani; questo grande attaccamento alla religione chiaramente individuabile qui in Israele, agli occhi di una ragazza come me che in Italia non ha mai dato una grande importanza al fattore religioso, è davvero una peculiarità che contraddistingue positivamente questo Paese.
 ROBERTA ROTTIGNI SI E' TRASFERITA A VIVERE E LAVORARE IN ISRAELEHai notato diversità nella gestione della sicurezza?
Dopo i recenti atti di terrorismo che hanno colpito l’Europa, la gestione della sicurezza israeliana è uno dei punti di cui sento molto spesso parlare anche in Italia. Ricordo come, durante in miei primi viaggi in Israele, rimanevo di stucco quando prima di entrare in un centro commerciale o al cinema mi veniva chiesto di aprire la borsa per mostrarne il contenuto così da verificare che non trasportassi armi o esplosivo. Ricordo la curiosità quando in aeroporto mi tempestavano di domande sulla mia vita privata, prima di permettermi di arrivare al check-in. Ora tutti questi procedimenti sono diventati la norma per me e per fortuna li mettono in atto perchè se da un lato aiutano effettivamente ad evitare atti di terrorismo, dall’altro (e credo che questo sia il fattore più importante) ti fanno sentire sicura quando cammini per strada. A mio parere l’Europa dovrebbe adottare queste misure di sicurezza “basilari”, almeno in questo periodo, per prevenire quegli eventi disastrosi che si stanno verificando ultimamente.
Lavorare in Israele… cosa ci puoi dire riguardo la gestione  del mondo professionale?
Per quanto riguarda il mondo del lavoro, l’organizzazione di quest’ultimo è totalmente diversa da quella Italiana. Dal momento che mi ritrovo tutt’ora alla ricerca di un lavoro nel mio settore qui in Israele, ho potuto notare innanzitutto una sostanziale differenza per quanto riguarda la ricerca stessa e la successiva accettazione del lavoro. Durante la mia ricerca qui ho dovuto, mio malgrado, declinare alcune proposte di lavoro per svariati motivi: turni lavorativi che non coincidevano con quelli del mio fidanzato, posto di lavoro troppo lontano da casa, ecc. Inizialmente ero veramente sorpresa dal fatto che a chiunque chiedessi un parere sincero sull’accettare il lavoro o meno, mi rispondesse che non dovevo accettare la prima proposta che mi venisse fatta, ma andare avanti e trovare il lavoro che veramente mi piace, senza condizioni. In Italia questa filosofia di pensiero esiste relativamente, anzi forse ultimamente non esiste per niente. Negli ultimi anni in Italia, sono invece stata abituata a pensare nella modalità “carpe diem”: prendi al volo il lavoro che ti propongono, ti sei appena laureata e non puoi permetterti di finire nella grande percentuale dei ragazzi disoccupati. Qui di richiesta ce n’è veramente tanta ed un altro motivo di sostanziale differenza rispetto all’Italia è che io, da straniera, in Israele non solo non posso considerarmi svantaggiata, ma forse quasi avvantaggiata. Il fatto che venga da un altro Paese è un grande fattore di vantaggio qui: conosco un’altra lingua e soprattutto, conoscendo bene il mio Paese, posso essere di grande aiuto per tutte quelle aziende che collaborano con l’Italia. Da ultimo, ma non per questo meno importante, c’è il fatto che all’interno del 99% delle aziende israeliane la lingua utilizzata per comunicare tra colleghi è l’inglese; nessuna delle aziende per cui mi sono candidata mi ha richiesto una conoscenza base della lingua ebraica.
ROBERTA ROTTIGNI SI E' TRASFERITA A VIVERE E LAVORARE IN ISRAELEOggi di cosa ti occupi?
Durante questo periodo in cui mi sto concentrando sulla ricerca di un lavoro nel mio settore, sto lavorando per una scuola privata di lezioni pomeridiane, Klik, che si trova a Rishon Le-Tsyion, la città in cui vivo. E’ una scuola a tutti gli effetti che impartisce lezioni pomeridiane a studenti di diverse età: da ragazzi delle scuole elementari a quelli delle scuole superiori. A Klik i ragazzi seguono lezioni di matematica, fisica, informatica ed infine ci sono io, che insegno l’inglese a gruppi di ragazzi dai 10 ai 15 anni. E’ un lavoro che mi piace molto e sopratutto mi dà molta soddisfazione vedere come riesca a comunicare con ragazzi, anche molto piccoli, solamente in lingua inglese. Oltre alle lezioni di inglese a Klik, di tanto in tanto impartisco anche lezioni di italiano a a ragazzi che, per un motivo o per un altro, vogliono imparare la mia lingua madre. L’Italia e gli italiani incuriosiscono molto il popolo israeliano che spesso, anche senza una valido motivo, esprimono la loro voglia di imparare l’italiano.
Ora che sei lontana dall’Italia da un po’, cominci a sentire nostalgia? Ti manca qualcuno o qualcosa in particolare?
Inutile dire che, ovviamente sento la mancanza della mia famiglia e dei miei amici in Italia. Ma purtroppo questo è il prezzo che si deve pagare quando si prenda la decisione di partire per un nuovo Paese definitivamente.
Ogni volta che vado in Italia a trovare la mia famiglia, mi fermo nostalgica a guardare il piccolo paesino da dove vengo con le sue speciali caratteristiche, i negozi e le strade ancora tutti uguali e le montagne che lo circondano.
Ma è un tipo di nostalgia buono, che se da un lato mi fa apprezzare ancora di più le bellezze italiane, bellezze che magari riesco a vedere solo perchè non sono sotto i miei occhi ogni giorno, dall’altro mi fa realizzare che mi sento a casa in Italia proprio quanto mi senta a casa ogni volta che ritorno in Israele.
Di Luisa Galati
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