Cambiare vita come Forrest Gump

“La vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita.”

Celeberrima frase tratta dal pluripremiato film “Forrest Gump” di Robert Zemeckis del 1994.

Ma cosa ci sta dicendo Forrest con questa frase? Cosa significa davvero, in un mondo che ci invita continuamente a scegliere, a cercare un senso, a definire il nostro percorso?

Jenny, la guerra, il successo, la politica: in un mondo che corre a perdifiato, tutti sembrano essere alla ricerca di un senso. Si rincorrono sogni di fama, di ricchezza, di appartenenza a un sistema più grande.

Ogni passo è un tentativo di diventare qualcuno, di lasciare un’impronta, di riempire un vuoto con il significato che ci sfugge.

Ma, nel frastuono di questa corsa, c’è Forrest Gump, che cammina lentamente. Non si affanna, non cerca di “diventare” qualcosa o qualcuno. Lui semplicemente è.

Se guardiamo alla nostra epoca, sembra che esista un’unica legge non scritta: non fermarsi mai.

Essere efficienti, veloci, pronti. C’è sempre un corso da seguire, un obiettivo da impostare, un piano da migliorare. La vita diventa un file Excel, una griglia da compilare.

Ogni giorno ci chiediamo: “sto scegliendo bene?” come se esistesse un tribunale invisibile che tiene il conto dei nostri errori.

Ma questa ossessione per la scelta “giusta” ci fa vivere come il protagonista di Samarcanda (canzone di Roberto Vecchioni del 1977): sempre lontani da dove siamo, sempre proiettati altrove, sempre in fuga da qualcosa.

E forse non è la morte ciò da cui scappiamo, ma dalla possibilità di fermarci e sentirci davvero vivi.

Forrest Gump non ha un piano.

Non mira a un successo che possa essere misurato dai parametri del mondo. Non è spinto dall’ambizione, né dalla necessità di interpretare ogni passo.

La sua vita è un flusso che attraversa il tempo senza ansia, senza il peso del dover essere “qualcuno”. E proprio per questo, forse, non si perde.

Vero, non possiamo mai sapere con certezza cosa ci riserverà il futuro.

E se, mentre siamo impegnati a scegliere, stessimo ignorando che la vera sfida non è quella di scegliere meglio, ma di accettare ciò che ci capita senza forzarlo?

E se la percezione di poter controllare il nostro cammino fosse un’illusione?

Ogni giorno facciamo scelte, cerchiamo di orientare la nostra vita in un senso, eppure, come il cioccolatino nella scatola, non possiamo mai sapere cosa troveremo davvero.

Ci sono cose che accadono soltanto quando non ci afferriamo a niente. I grandi incontri della nostra vita spesso non sono progettati.

L’amore, l’intuizione, un cambiamento, arrivano come un lampo che nessuno ha previsto.

Forrest Gump vive così: non interpreta, non anticipa, non tiene in tasca un’agenda segreta. A volte sembra quasi che sia il mondo a bussare alla sua porta, e non il contrario.

E in questo la lentezza sembra essere una forma di fiducia radicale piuttosto che una rinuncia

Forse la vera forza sta nel non avere risposte immediate, nel non voler forzare la vita dentro schemi precisi e smettere di cercare di afferrare ogni cosa. È possibile che la chiave per non perdersi risieda proprio nell’abbandonare l’urgenza di inseguire uno scopo?

Lao tzu (mistico, filosofo e scrittore cinese del VI sec. a. C., fondatore del taoismo) parla del Tao (vita, strada, cammino) come una corrente che scorre.

Chi tenta di controllarla annega, esattamente come accade in Samarcanda. Chi invece si lascia trasportare scopre una direzione che appare solo dopo, come un disegno che emerge a distanza.

Questo ci porta alla capacità di lasciare che le cose trovino da sole la loro forma , di non irrigidire la realtà dentro il recinto della volontà, lettelarmente il “non agire” (Wu Wei nel taoismo) che non significa passività ma significa piuttosto “agire in armonia con il flusso naturale della Via (Tao), senza sforzo o egocentrismo ma come l’acqua che si adatta, scorre e così scava la roccia.

Forrest Gump non pratica il “non-agire” come dottrina, non lo conosce, non lo enuncia. Ma lo incarna.

Non decide in anticipo dove finirà la corsa: un giorno comincia a correre, e solo la vita deciderà quando è il momento di fermarsi.

La sua forza nasce da un’arrendevolezza radicale a ciò che gli accade, un’attenzione quasi innocente al presente, come se il mondo fosse già perfetto e bastasse guardalo.

Il Taoismo suggerisce che il controllo è un miraggio: il mondo non si lascia ordinare dalla nostra mente, ma si apre solo a chi rinuncia a dominarlo.

In questa cornice, la frase “non sai mai quello che ti capita” non è rassegnazione, ma invito.

Invito a rimanere disponibili. Invito a non interpretare subito. Invito a camminare.

E se avesse ragione Forrest Gump?

Forse siamo noi quelli che corrono, sempre, inseguiti da paure che nascono dentro di noi più che nella realtà.

“Stupido è chi lo stupido fa”.

Di Pamela Conforti

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