trasferirsi a vivere in Malesia


Claudia Maramotti si è trasferita a vivere in Malesia

Da circa un anno Claudia si è trasfrita a vivere in Malesia con suo marito. Si sta dedicando allo sviluppo di un progetto di insegnamento della lingua italiana e altre lingue straniere volto a colmare il divario esistente tra l’approccio tradizionale a scuola e i corsi on-line.

Claudia ci descrive pregi e difetti del vivere e lavorare in un Paese asiatico culturalmente lontano dal nostro.



Ciao Claudia, vuoi prsesentarti ai lettori di Mollotutto?

Salve, mi chiamo Claudia Maramotti. Sono nata e cresciuta a Piacenza. Durante gli anni dell’università mi sono trasferita a Parma dove mi sono laureata in Ingegneria Civile e mi sono sposata. Una volta laureata ho lavorato come Ingegnere Preventivista in una grande impresa di costruzioni reggiana per 7 anni.

Quando e perché è arrivata la voglia o la necessità di lasciare l’Italia?

L’idea di emigrare per me non è stata una necessità ma una scelta. Nel 2013 mio marito, anche lui ingegnere, ha ricevuto una proposta di lavoro in Australia, a Perth. Abbiamo sempre avuto il desiderio di fare un’esperienza di vita all’estero e così, nonostante avessimo entrambi due lavori stabili, abbiamo deciso di cogliere l’occasione e metterci alla prova.

Claudia vivere in Malesia

Avevi già vissuto all’estero per lunghi periodi prima?

Il mio primo aereo l’ho preso 2006, destinazione Toronto dove ho trascorso tre mesi per lavorare alla mia tesi di laurea. Sono partita da sola, senza conoscere una parola di inglese, tre mesi sembravano un’eternità. Ricordo ancora il foglietto che ho appeso sulla porta della mia camera nel dormitorio femminile: “I don’t speak English but I would love to be your friend”, l’avevo sentita in un film.

trasferirsi a vivere in MalesiaPerché ti sei trasferita proprio a vivere in Malesia e in quale città esattamente?

Mi sono trasferita circa un anno fa sempre per seguire mio marito nel suo lavoro. Abitiamo a Johor Bahru, nota come JB. È la seconda città malese per dimensioni dopo Kuala Lumpur e la prima che si incontra arrivando da Singapore.

Proprio per la sua vicinanza a Singapore (dove il costo della vita è tre volte superiore), negli ultimi anni ha vissuto un eccezionale boom edilizio. Basti pensare che secondo alcune stime sarebbero in costruzione più di 500’000 nuovi appartamenti, nella speranza di attirare danarosi investitori singaporiani.

In che cosa consiste la tua attività?

La mia nuova vita all’estero ha portato con sé tante sfide, non da ultima quella lavorativa.

In Australia ho lavorato contemporaneamente come insegnante di italiano e pianoforte; sono stata anche per così dire ambasciatrice della cucina italiana organizzando eventi culturali/gastronomici in collaborazione con il Consolato Italiano. Una grande soddisfazione.

Ora mi sto dedicando allo sviluppo di progetto di insegnamento della lingue straniere che miri a colmare il divario esistente tra l’approccio tradizionale a scuola e i corsi on-line. Pausa Caffè, questo il nome del progetto, è nato per l’insegnamento della lingua italiana ma sta muovendo i suoi primi passi in altre lingue, come ad esempio in inglese.

Claudia vivere in Malesia Oltre a questo per cosa altro si distingue la tua attività?

La missione di Pausa Caffè è quella di fornire allo studente tutti gli strumenti necessari per approcciare e imparare una lingua straniera, senza avere la pretesa di imporre un metodo prestabilito. Crediamo fermamente che ogni studente debba essere indipendente nello studio, senza tuttavia sentirsi solo (come purtroppo succede con molti corsi on-line). Per questo insieme al percorso didattico, forniamo un percorso motivazionale che mantenga lo studente concentrato e gli permetta di raggiungere i suoi obiettivi.

Quali differenze sostanziali riscontri a livello lavorativo rispetto all’Italia?

In Australia l’approccio era “Prima inizi a lavorare e poi paghi le tasse, fino ad allora preoccupati solo di guadagnare e di far crescere il tuo business. E quando guadagnerai abbastanza, non solo aprirai la tua attività con facilità ma ti converrà pure”.

In generale, parlando anche con amici che abitano in nazioni diverse, mi sembra che all’estero ci sia una maggiore propensione ad incentivare i piccoli business. Ma in quattro anni lontani  le cose potrebbero essere cambiate anche a casa.

D’altra parte, specialmente guardando le condizioni lavorative nei cantieri qui in Malesia, le tutele e le conquiste che abbiamo raggiunto e che spesso diamo per scontate, qui e in molti posti del mondo se le sognano. Vi basti solo sapere che gli operai addetti alla costruzione del condominio di quaranta piani di fianco al mio, dormo nel garage multipiano che loro stessi stanno realizzando. Come lo so? Da un anno a questa parte ci sono i panni stesi lungo le balconate.

Com’è avvenuta la tua integrazione in una realtà locale così differente da quella italiana?

Lentamente, molto lentamente. L’errore che a volte commettiamo quando emigriamo è di aspettarci che una volta disfatte le valigie tutto torni alla normalità in un mese, massimo due. Ma non è mai così. Affittare una casa, pagare le prime bollette, imparare la strada per i negozi, tutto è una sfida, figuriamoci poi ricominciare a lavorare, parlare una lingua che non ti appartiene, capire abitudini di vita quotidiana che non hai mai vissuto, insomma, integrarti.

E se geograficamente parlando l’Australia era molto più lontana, culturalmente l’Asia è davvero un altro mondo.

Sono tutti gentili, accoglienti a volte anche curiosi. Capita spesso che il taxista mi chieda da dove vengo, cosa ci faccio qui e che sia genuinamente sorpreso dai miei racconti ma dopo quasi un anno, nonostante io sia una persona molto espansiva, non posso proprio dire di essermi integrata. Tra le mie amicizie posso contare solo quattro amiche malesi e solo per via del fatto che sono sposate a degli europei e frequentano la comunità expat. Gli stili di vita e soprattutto il potere economico restano un divario troppo grande da colmare.

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L’Italia oramai è per te un ricordo, hai nostalgia, cosa ti manca?

Ci sono tantissime cose che mi mancano di casa, tante per cui tornerei subito e alcune per cui non tornerei mai, ma casa è sempre casa. E la cosa che mi rende fiera e allo stesso tempo mi fa arrabbiare è che più parli con persone di tutte le nazionalità più hai la conferma di venire dal paese più bello del mondo, dove tutti vorrebbero vivere almeno sei mesi l’anno o visitare almeno una volta nella vita.

Vivere in Malesia sotto quali aspetti è meglio che in Italia? E sotto quali aspetti è peggio?

Mi è sempre difficile rispondere a questa domanda e per quanto io mi sforzi alla fine non ci riesco mai. Non solo, mi mette sempre grande difficoltà conversare con gli italiani che una volta stabilitisi all’estero fanno sfoggio delle loro liste di insopportabili lamentele verso la madrepatria o verso il paese che li ospita. La Malesia non è né meglio né peggio dell’Italia. E’ diversa. Vivere all’estero o vivere in Italia è una scelta e se non siamo capaci di trovare il buono nel posto dove stiamo, meglio cambiare, in fondo non siamo nati alberi.

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Cosa consiglieresti ad altri italiani che desiderassero seguire le tue orme?

Scegliere di partire non è semplice, ci sarà chi vi incoraggerà e chi invece cercherà di farvi cambiare idea ma credo che l’importante sia sempre scegliere il meglio per se stessi. Quindi:

  • Una volta deciso di partire, partite con entusiasmo e non guardatevi indietro; le scelte sono giuste se nel momento in cui le prendiamo ci rendono felice, i se e i ma non contano, conta solo la felicità,
  • Non datevi limiti di tempo o destinazione. Come siete partiti una volta potete farlo ancora e in qualunque momento decidiate di tornare non sarà una sconfitta, sarà una scelta.
  • Non giustificatevi con chi sta a casa. E’ incredibile ma ci sarà chi invidierà i vostri successi e chi cavalcherà le vostre sconfitte. Solo voi conoscete i vostri sacrifici e le vostre sfide. Non curatevi di loro e soprattutto non cercate di spiegarvi.

Secondo la tua esperienza che tipo di lavoro/attività/investimento è conveniente praticare in Malesia?

So che potrà sembrare scontato ma come nel resto del mondo, anche qui in Malesia l’Italia è conosciuta e apprezzata per il suo stile inconfondibile. Il marchio del made in Italy è considerato un marchio di lusso, che non tutti possono permettersi. Qui a JB mi concentrerei probabilmente nel campo dell’edilizia, piastrelle e finiture di pregio, senza tuttavia dimenticare la forte concorrenza cinese. Kuala Lumpur mi sembra una città più viva dal punto di vista della ristorazione, forse perchè ha una comunità italiana più vasta.

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Pensi che ci siano molti italiani che vivono in Malesia?

Navigando nel web sembra che in Malesia ci siano meno di 1000 italiani in tutto. La cosa non mi stupisce visto che qui a JB io ne conosco praticamente solo tre. La comunità italiana più numerosa si trova sicuramente a Kuala Lumpur, dove ci sono anche molte attività, negozi e ristoranti italiani.

Consiglieresti la Malesia come meta per espatriare o più per una vacanza?

Per chi volesse fare un’esperienza di vita nell’area del sud est asiatico la Malesia è sicuramente una destinazione da tenere in considerazione.

E’ ad due ore di volo da Cambogia, Thailandia, Vietnam e in sei, otto ore di volo si può essere in Australia o in Giappone.

E’ inoltre un bellissimo paese da visitare, con isole e arcipelaghi che non hanno nulla da invidiare a località turistiche più famose.

Nonostante sia un paese musulmano, nella vita di tutti i giorni si percepisce una buona tolleranza nei confronti delle altre culture, il costo della vita, anche in città come Kuala Lumpur, è decisamente inferiore rispetto a Singapore o Hong Kong e alcuni dicono che sia più sicura dell’Indonesia e della Thailandia.

Contatti:

Pausa Caffè (insegnamento italiano)   pausacaffe.strikingly.com

Pausa Caffè ( insegnamento inglese)  pausacaffewordsforyou.strikingly.com

Pausa Caffè FB Page www.facebook.com/groups/305097806542403/?fref=ts

di Massimo Dallaglio

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