Giulia
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Conosciamo Giulia che ci parla di com’è lavorare in Germania e di come funziona la ricerca del lavoro.

Giulia vive a Norimberga da marzo 2018, città a due ore a nord di Monaco, facente parte del Landtag della Baviera, l’assemblea legislativa monocamerale dello stato federato tedesco della Baviera.

Visto che la distanza tra l’Italia e la Germania è percorribile sia in auto che in treno, riesce a fare rientro in patria anche cinque volte all’anno, naturalmente Covid-19 permettendo.



Ciao Giulia! Cosa ti viene in mente pensando al giorno della partenza per la Germania?

…Incertezza e compagnia: sono partita col mio ragazzo di allora che nel frattempo è diventato mio marito!
Siamo partiti in macchina e ci hanno aiutato nel trasloco una coppia di cari amici.
Incertezza, soprattutto per quanto mi riguarda, perché non avevo un lavoro che mi attendeva all’arrivo in Germania, contrariamente al mio compagno. Inoltre non conoscevo bene la lingua tedesca.

Il fatto di essere in due mi ha sicuramente aiutata ad intraprendere questa scelta. Onestamente, a trentatrè anni, non credo l’avrei fatto da sola.

Lavorare in Germania, vivere in Germania, trasferirsi in Grmania: Giulia

Come hanno reagito la tua famiglia ed i tuoi amici quando gli hai raccontato della tua idea di trasferimento in Germania?

Sicuramente erano dispiaciuti. Ciononostante, non è stata una notizia che non si sarebbero mai aspettati da me: qualche tempo prima avevo manifestato il desiderio di fare un’esperienza lavorativa all’estero…

Anche gli amici hanno manifestato un certo dispiacere, nonostante fossero contenti per le nuove possibilità che si stavano aprendo per me ed il mio compagno.

Non siamo mica andati a vivere dall’altra parte del mondo poi: siamo sempre in Europa, ad una distanza lunga ma percorribile senza dover ricorrere all’aereo!

Le cose si sono svolte abbastanza rapidamente e, da quando si è prospettata l’idea a quando abbiamo deciso di metterla in pratica, sarà passato un mese o poco più! Talvolta le cose possono accadere davvero molto in fretta…

Da commerciale in Italia ad insegnante di italiano in Germania: raccontaci di questo percorso!

Quando arrivai a Norimberga il mio livello di tedesco era basilare e non avrei minimamente potuto pensare di poter trovare un lavoro qualificato: non avrei potuto proseguire la mia carriera da commerciale.

Forse avrei potuto trovare un lavoro in inglese, ma sin da quando sono partita, la mia idea era quella di prendermi una pausa lavorativa per studiare il tedesco ed approfondirne la conoscenza, al punto tale da potermi candidare a posizioni da commerciale in aziende locali.

Poco dopo il nostro arrivo presso il Bildungszentrum (BZ) di Norimberga, un “centro educativo”, feci un test che appurava che il mio livello di conoscenza del tedesco era B1.

Peccato che non fossi in grado di comunicare! Di fatto il tedesco non lo sapevo: mi consigliarono di partire dal livello A2. E fu la scelta più azzeccata!

Seguirono così vari corsi intensivi fino al livello C1 presso il BZ, il quale offre un ottimo rapporto qualità prezzo.
Seguendo la pagina Facebook dell’istituto, un giorno vidi per caso un post in cui venivano ricercate persone di madrelingua italiana da inserire nel loro organico. Mi dissi: “Perché no?”.

Feci il colloquio con la responsabile del dipartimento d’italiano e dopo pochi mesi cominciai, entrando a far parte di un folto gruppo di insegnanti italiane (uso il femminile visto che la maggioranza sono donne) che vivono a Norimberga e dintorni.

Tramite una mia collega del BZ, venni poi a sapere che anche al politecnico di Norimberga (Technische Hochschule Georg Simon Ohm) cercavano un’insegnante d’italiano per i livelli B1-B2.
Mi candidai e ottenni il posto!

In Italia ho lavorato come commerciale estero e a parte qualche sporadica esperienza di insegnamento dell’inglese non mi occupavo di formazione. Tuttavia mi è stata data fiducia perché all’università ho studiato sia inglese che russo avendo optato per lingue, inoltre so parlare francese. Diciamo che sono addentro al colorato mondo delle lingue, dell’apprendimento e delle metodologie didattiche.

Lavorare in Germania: Giulia ci racconta come funziona la ricerca del lavoro

Come funziona la ricerca del lavoro in Germania?

In teoria funziona come in Italia: si invia per email il proprio curriculum al responsabile del personale e se il profilo è in linea con quello ricercato si è chiamati per un colloquio conoscitivo.

Tuttavia, in pratica, le modalità di accesso al mondo del lavoro tedesco sono diverse da quelle di accesso al mondo del lavoro italiano: la preparazione dei documenti necessari ed il processo di selezione richiedono, solitamente, un po’ più di tempo.

Oltre al Lebenslauf (il curriculum) viene spesso richiesto di inviare anche la lettera motivazionale (Anschreiben), i certificati di studio e di lavoro, di Ausbildung (comparabile al nostro apprendistato), oltre alle referenze dei precedenti datori di lavoro.

La ricerca del lavoro avviene tramite il passaparola, oppure tramite vari portali internet come l’Agenzia per il Lavoro (Agentur für Arbeit), Indeed, Stepstone, Glassdoor, LinkedIn, eccetera.
Anche le agenzie di somministrazione del lavoro (Leihfirma) sono molto attive e possono essere d’aiuto.

In genere, dopo l’invio della propria candidatura (Bewerbung), si riceve un riscontro, sia esso positivo che negativo, nel giro di un paio di settimane al massimo.

Se il proprio profilo è in linea con quello ricercato si entra quindi a far parte della ristretta cerchia di candidati e si viene invitati ad un colloquio conoscitivo (Vorstellungsgespräch) presso l’azienda. A questo colloquio parteciperanno il/la responsabile del personale e di funzione.

Se questo primo colloquio va bene, si viene invitati ad un secondo incontro che, a seconda dei casi, può assumere anche i connotati di una vera e propria prova (infatti lo chiamano Probearbeit o Schnuppertag).

Vengono mostrate al/alla candidato/a le mansioni che si andranno a svolgere e, in alcuni casi, gli/le viene anche richiesto di rispondere ad alcuni esercizi.

Qualora si accedesse al secondo colloquio, qualcuno potrebbe pensare di essere con un piede già dentro: niente di meno vero! Dopo la scrematura con il primo colloquio, vengono infatti di solito chiamati al secondo almeno un paio candidati.
Quindi si può essere rifiutati anche al secondo colloquio. Mi è capitato alcune volte.

Nelle aziende tedesche, normalmente, tutto il processo avviene in tedesco: per questo motivo è fondamentale conoscere la lingua. Esistono eccezioni, in particolare nelle aziende internazionali, dove la lingua veicolare è generalmente l’inglese.

Se volete approfondire l’argomento vi invito a leggere un mio articolo che ho scritto sul blog “Donne che emigrano all’estero”!

C’è un altro Paese nel quale ti piacerebbe vivere oltre alla Germania?

Tempo fa avrei risposto in Olanda, ma ora non più, sebbene rimanga sempre affascinata di fronte ai ponti delle città olandesi ed alle biciclette sparse ovunque!

C’è stato anche un tempo in cui avrei risposto Parigi, uno in cui ho avuto il sogno americano.

Ho vissuto anche negli Stati Uniti, in Russia ed in Francia e ho ricordi bellissimi di questi luoghi.

È da queste esperienze, credo, di aver capito che desidero vivere in Europa. Anche se in maniera diversa, quei famosi valori europei dei quali tanto si parla esistono davvero: tanti non sono scritti, per lo più neanche visibili all’occhio, ma li sento appartenere a ciò che sono stata, sono e voglio essere. Mi piacciono e fanno parte della mia identità.

Sono controcorrente se dico che mi piacerebbe un giorno tornare a vivere in Italia? È la mia patria, dove sono nata e cresciuta… Credo che la vivrei e riscoprirei in maniera diversa ora che me ne sono distaccata per un po’.

È stato difficile trasferirsi definitivamente a vivere e lavorare in Germania?

Sì, lo è stato. La parte più difficile per me è stata (ed è tuttora) staccarmi dagli affetti, non avere la mia famiglia di origine e i miei amici qui.
Non essendo partita a vent’anni (in cui si è spesso più spavaldi e incoscienti) avevo già formato la mia cerchia di amicizie e le relative abitudini.

Altro scoglio molto difficile da affrontare è stato il mollare il proprio lavoro (e la sicurezza anche identitaria che ne consegue) e ritornare studente a trentatrè anni.

Qualcuno potrebbe dire che i trent’anni sono i nuovi venti, il che può essere, ma è altrettanto vero che più avanti si va con l’età più si innalzano barriere fisiche e mentali che limitano la propria prospettiva.

È stato duro portare pazienza e non demordere ai numerosi rifiuti ricevuti lo scorso anno, mentre cercavo lavoro.

Se si pianifica di trasferirsi all’estero senza avere un contratto di lavoro già firmato in tasca, si devono mettere in conto varie porte chiuse in faccia e momenti di sconforto: ci si deve armare di tanta pazienza.

Lavorare in Germania: Giulia ci racconta come funziona la ricerca del lavoro

A tuo avviso, quali sono i luoghi migliori per trasferirsi in Germania?

Secondo me sono la Baviera e Berlino. La capitale tedesca, infatti, oltre ad essere una grande città che offre tante opportunità, è sede di molte start-up e aziende internazionali.

La Baviera, con Monaco e la regione di Norimberga in primis, è uno dei Land più ricchi della Germania, sia in termini di stipendi che in relazione all’alta qualità di vita che offre.

Monaco offre tanto, anche se il costo della vita, soprattutto negli affitti, è molto elevato. La zona circostante, dal punto di vista paesaggistico, è stupenda perché ricca di laghi e vicino alle Alpi: ideale per chi ama il contatto con la natura.

Anche la regione metropolitana di Norimberga offre motivi interessanti per trasferirvici. Per esempio, è sede di svariate aziende conosciute in tutto il mondo come Adidas, Puma, Schaeffler e Siemens. Nel tempo libero si possono fare belle gite e camminate nella rinomata Svizzera francone (fränkische Schweiz).

Quali sono i costi più alti nel vivere in Germania? E quelli più bassi?

Tra i costi più alti citerei i servizi alla persona. Il resto delle spese (affitto, spesa ed assicurazione auto) sono più o meno equiparabili all’Italia. Ovviamente, in centro città i costi sono più alti che in campagna.
Berlino, Monaco ed Amburgo sono in media più care rispetto alle altre città tedesche.

Lavorare in Germania: Giulia ci racconta come funziona la ricerca del lavoro

Qual è il più grande difetto che hai trovato nel vivere in Germania? Ed il più grande pregio?

Pregi e difetti sono legati alla mentalità del popolo tedesco. Il più grande difetto che vedo è la necessità assoluta di evitare, di scansare l’incertezza e con essa ogni possibilità di errore (la cosiddetta Unsicherheitsvermeidung). L’incertezza fa parte della vita e di qualsiasi cosa si faccia per progredire e migliorare! (A tal proposito avevo scritto un articolo, sempre sul blog “Donne che emigrano all’estero”.)

Il grande pregio dei tedeschi è l’organizzazione: risposta forse scontata ma veritiera. Qui le cose funzionano perché vi è una programmazione e una progettualità a monte ed a lungo termine.

La Germania com’è dal punto di vista gastronomico?

Dal punto di vista gastronomico posso parlare solo per la Baviera: mi vien da dire che fortunatamente esistono i ristoranti etnici!
Scherzi a parte, il cibo proposto nella tipica cucina tedesca è buono e prevalentemente a base di carne di maiale, patate e crauti.

Per una semivegetariana come me, talvolta è difficile trovare piatti vegetariani nei ristoranti di cucina tedesca!
Le cose stanno comunque pian piano cambiando e sono sempre più numerosi i ristoranti che offrono una o più alternative vegetariane.

Ti piace il clima tedesco o preferivi quello italiano? 

Certamente preferisco il clima italiano, di gran lunga! Però posso dire che mi piace il fatto che in estate la luce duri anche fino alle 21:30. Mi ricorda le notti bianche passate a San Pietroburgo!

Cosa ti ha colpito della Germania?

Mi ha colpito il vedere come anche i tedeschi siano profondamente diversi tra di loro.
Mi colpisce ogni volta vedere la disinvoltura per la strada di alcune acconciature, mix di capelli colorati tra il verde, il rosa ed il blu, e di alcuni abbinamenti dei vestiti alquanto improbabili.
Qui il detto “l’abito non fa il monaco” è spesso preso sul serio e la sostanza conta decisamente di più dell’apparenza.

Mi colpisce l’amore che i tedeschi provano per l’Italia, meta prediletta delle loro vacanze, nonché per la nostra lingua.
Dovremmo esserne più consapevoli!

Che parola useresti per descrivere la Germania? E per descrivere l’Italia?

Per descrivere la Germania userei la parola “costanza”: tratto caratteristico anche di mio marito, a cui aspiro da tempo immemore.

Per l’Italia userei la parola “potenzialità”: a mio avviso non siamo del tutto coscienti del fatto che ci siano, dovremmo sfruttarle di più.

A chi consiglieresti di trasferirsi in Germania?

Consiglierei di trasferirsi in Germania a chi ha un piano, non a chi vive d’improvvisazione. Quest’ultima è sempre un’arte da avere da parte, ma non la adotterei come stile di vita in questo paese!

Consiglierei la Germania solo a chi ha già una pregressa conoscenza della lingua che può poi ampliare seguendo dei corsi o nel lavoro.

Pensare di poter trovare la propria dimensione in questo paese senza il tedesco è mera utopia.

La consiglierei a chi possiede dei titoli e delle competenze spendibili e remunerate nel mercato del lavoro tedesco. In caso contrario, è altamente probabile che si finisca a fare lo stesso lavoro, magari non qualificato, che si faceva in patria!

Consiglierei la Germania a chi vuole ampliare i propri orizzonti lavorativi, con i pro ed i contro che ciò comporta. Non è tutto oro quello che luccica, ma l’impressione è di un paese meritocratico.

A chi si sente in qualche modo affine a questo popolo ed a questa cultura ed è pronto a mettersi in gioco.
Armatevi di pazienza perché i pregiudizi esistono comunque… Poi ci vuole tempo prima che si riescano a stringere legami coi tedeschi, ma una volta fatti sono per sempre!

Di Francesca Neri
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