Davide Coldesina Il rifugista gestire un rifugio


Davide Coldesina racconta come ha mollato tutto per gestire un rifugio 

Davide Coldesina ha lasciato un lavoro da dipendente per gestire un rifugio escursionistico del Club Alpino Italiano all’interno del Parco Nazionale Gran Paradiso; dopo 10 anni di sperienza ha scritto IL RIFUGISTA: Gestori si diventa, un manuale dedicato a tutti coloro che desiderano seguire il suo esempio.



Ciao Davide ti va di presentarti ai lettori di MolloTutto?

Mi chiamo Davide Coldesina, ho 45 anni, vivo sul Lago di Garda, mi occupo di turismo e del mondo digitale. Sono appassionato di innovazione a 360° sempre alla ricerca di miscelare e contaminare le competenze formative con le esperienze professionali. Sono un sostenitore del motto “lavora con le tue passioni” perché è possibile e ho raggiunto questo obiettivo in diverse occasioni.

Per esempio ho inseguito la mia passione per la montagna e per uno stile di vita strettamente legato alla natura, così ho “mollato tutto” e sono partito per gestire un rifugio.

Questa passione, soprattutto diretta alla figura del rifugista, l’ho mantenuta e voluta trasportare online con il progetto ilRifugista.it

Davide Coldesina Il rifugista gestire un rifugio

Quando e perché è arrivata la voglia o la necessità di lasciare la città per trasferirti a vivere in un rifugio?

A 30 anni è arrivata l’occasione di partecipare ad un bando di gestione per un rifugio escursionistico del Club Alpino Italiano all’interno del Parco Nazionale Gran Paradiso.

Lasciare il lavoro dipendente, in città, con certezze e sicurezze, non è stato difficile perché ero sempre alla ricerca di stimoli nuovi, di non seguire scelte battute da tutte le persone, soprattutto perché ero sicuro non fossero idonee per la mia visione di vita professionale.

Ogni fine settimana dovevo “scappare” dalla città per rifugiarmi nella natura, in montagna, e notavo quei professionisti della montagna che vivevano e lavoravano nell’ambiente ideale, con la passione negli occhi, con relazioni sane tra colleghi e clienti.

Io avevo da subito visto la direzione che avrei voluto prendere, era solo questione di tempo.

Perché hai scelto un rifugio proprio nel Parco del Gran Paradiso?

Il rifugio che gestivo si trova a Ceresole Reale, in provincia di Torino, nel versante piemontese del Parco Nazionale Gran Paradiso.

In realtà è stato il primo bando a cui ho partecipato: il vincitore selezionato è stato un uomo che dopo poco ha rinunciato, ancora prima dell’apertura, così sono stati coinvolti due amici in società che hanno litigato ancora prima di iniziare, perciò la domanda è ricaduta sul mio profilo. Nonostante fossi giovane, da solo, senza esperienza diretta nella gestione, non del luogo, ho dimostrato molta determinazione e garanzia che avrei investito tutte le mie energie per svolgere il miglior lavoro possibile.

Il mio sogno era la gestione di un grande rifugio alpino, un rifugio “vero”, mentre io avevo la gestione di un rifugio escursionistico di piccole dimensioni. Per fortuna si è dimostrato l’ideale per iniziare questa avventura professionale, mi ha portato molti riconoscimenti e soddisfazioni, e ho portato a termine dieci anni di gestione (il periodo più lungo nella storia del rifugio).

Il Rifugista, Gestori si diventa. Gestire un rifugio di montagna

In che cosa consisteva la tua attività di rifugista?

Il lavoro del rifugista è complesso: si divide in diverse attività, la principale è quella di offrire il miglior servizio per gli escursionisti e per gli alpinisti. Questa è la principale competenza che deve avere il gestore di rifugio, contemporaneamente al servizio pernottamento e al servizio ristorazione.

E’ fondamentale ricordare che il rifugio non è un albergo o pensione anche se offre posti letto e non è un ristorante anche se offre i pasti.

Questo succede perché le condizioni nelle quali si trovano i rifugi sono spartane e decisamente disagevoli, con arredi e attrezzature che servono per accoglienza e ricovero dei clienti-turisti in alta montagna.

In rifugio gli approvvigionamenti avvengono con elicottero o con mezzi di trasporto che raggiungono con difficoltà e molto tempo e rifornimenti alimentari o altro.

Davide Coldesina Il rifugista gestire un rifugio La conoscenza perfetta del territorio circostante, in ogni stagione, le difficoltà e le problematiche delle vie di accesso al rifugio, i tempi di percorrenza, l’attrezzatura idonea e necessaria di portare con sé, le regole base per muoversi in montagna, i contatti con tutti glia altri professionisti della montagna, i contatti con gli altri rifugi e rifugisti della zona, le condizioni meteo, le condizioni della neve, le condizioni di tutte le attività sportive nei pressi del rifugio.

Queste sono le principali competenze che deve avere il gestore di rifugio, perché il rifugista è un professionista della montagna, il custode del rifugio, che è presidio della montagna.

Oltre a questo per cosa altro si distingueva la tua attività?

Io credo di aver portato nella mia gestione contaminazione con il mondo associativo. Ho cercato di innovare la frequentazioni coinvolgendo la clientela non direttamente interessata ai rifugi come struttura per passare un soggiorno.

Secondo me, il rifugio e la montagna sono il luogo ideale per “staccare la spina” e trovarsi in un ambiente ideale per riposarsi, eliminare lo stress, riprendere ritmi umani, diminuire le pretese ed i capricci e godere del poco che viene offerto, riscoprire l’essenziale.

Così ho iniziato a contattare e coinvolgere le scuole per i viaggi di istruzione, i gruppi di persone con disabilità, workshop residenziali con artisti, eventi di tipo culturale, team building per le aziende.

La residenzialità è stato l’obiettivo principale nell’organizzazione della promozione turistica legata alla mia gestione, differente dalla classica promozione degli eventi che portano più persone ma limitate al tradizionale “mordi e fuggi” che nulla porta alla conoscenza del rifugio e al benessere della montagna.

Davide Coldesina Il rifugista gestire un rifugio

E poi cosa è successo che ti ha fatto tornare in città?

Durante dieci anni di gestione la mia allora fidanzata dopo qualche anno si è trasferita in rifugio a lavorare, poi è diventata mia moglie, poi è nata la prima figlia e infine la seconda figlia. La vita è completamente cambiata, come le esigenze delle bambine, così con l’inizio della scuola elementare abbiamo deciso di concludere la nostra straordinaria avventura in rifugio.

In realtà non siamo tornati in città, perché non siamo più nella condizione mentale per vivere nella confusione di una città dopo aver vissuto in un luogo così isolato ed incontaminato. Abbiamo cercato e trovato la giusta soluzione, secondo le nostre esigenze, sul Lago di Garda.

Adesso di cosa ti occupi?

Il trasferimento è avvenuto grazie ad una proposta di lavoro simile, per la gestione di una struttura extra alberghiera sul lago.

Un bellissimo progetto legato al turismo per la disabilità: sono il coordinatore di una comunità di giovani disabili che gestiscono un ostello per gruppi organizzati di stranieri ed italiani per associazioni, scuole, cooperative, libero e aperto anche al pubblico.

Certo il 2020 ha stravolto le nostra attività come quella di molti altri.

Proseguo con la passione legata all’innovazione e al mondo digitale, collaborando per diverse start up di progetti.

Davide Coldesina Il rifugista gestire un rifugio

Pro e contro dell’attività di rifugista?

I lati positivi sono certamente la relazione con le persone: i collaboratori con cui vivi insieme e instauri un forte legame di fiducia, e i clienti a cui offri la passione e le competenze del tuo lavoro attraverso i consigli, i prodotti tipici del territorio, la pulizia e l’accoglienza dei locali, la garanzia di un servizio ottimale.

Inoltre vivere in un luogo straordinario, incontaminato, godere di momenti indimenticabili che moltissime persone non possono permettersi. Svolgere una professione che per molti appassionati di montagna sarebbe un sogno irrealizzabile.

Gli aspetti negativi sono certamente legati alle difficoltà strutturali dei rifugi, delle condizioni difficili di manutenzione, dalle limitazioni totali di spazi personali, dai lunghi momenti in solitudine. Poi ancora la burocrazia: per la gestione della tua attività di impresa non hai nessuna deroga rispetto a bar, ristoranti o alberghi che si trovano in città con tutte le comodità dei servizi.

A che profilo di persone è indicato questo tipo di attività?

Certamente appassionati di montagna, persone che vogliono vivere e lavorare a contatto con la natura, soprattutto in ambiente montano. Persone che certamente non soffrono di solitudine, ma apprezzano la relazione con le persone, e si trovano a loro agio nell’accoglienza di turisti, clienti, escursionisti anche con richieste difficili da gestire.

La professionalità del rifugista è complessa e da conoscere in modo approfondito, perché potrebbero risultare di difficile organizzazione alcuni aspetti pratici, soprattutto come le manutenzioni della struttura.

Come potrebbe accadere anche in altre situazioni, “mollare tutto” potrebbe risultare un errore anche a livello economico, perché pur sempre si tratta di una attività di impresa che presuppone investimenti, finanziamenti, risorse economiche impegnate, rischio di perdite, imprevisti.

il rifugista gestori si diventa - gestire un rifugio

In definitiva, cosa consiglieresti alle persone che desiderassero seguire le tue orme?

Consiglierei di inseguire sempre i propri sogni, e porsi obiettivi da perseguire facendo azione. Non pensare di non essere in grado di prendere una simile decisione, perché la gestione di un rifugio può essere una scelta vincente sotto molti punti di vista.

Consiglio sempre di fare esperienza in rifugio prima come aiutante collaboratore, per osservare e parlare con il rifugista, possibilmente in più rifugi magari in diverse stagioni per comprendere le enormi differenze da una gestione estiva rispetto quella invernale.

Avanzo però anche un consiglio di non focalizzarsi esclusivamente sul rifugio, ma anche altre strutture di accoglienza in montagna possono dare molte soddisfazioni e garantire lo stesso ottimo servizio con alcune importanti comodità.

Chi fosse interessato a gestire un rifugio può iniziare questa avventura leggendo il libro di Davide: “IL RIFUGISTA – Gestori si diventa“.

Di Pamela Conforti

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