Smartworking tra nuovo fenomeno e vecchi rischi


Smartworking tra nuovo fenomeno e vecchi rischi

Nel corso degli scorsi mesi si è assistito alla definitiva esplosione di una pratica che, seppure caratterizzata da un avvio a regimi nettamente inferiori, ormai da tempo caratterizza il mercato del lavoro: lo smartworking.



Smartworking tra nuovo fenomeno e vecchi rischi

Infatti, se si tratta a tutti gli effetti di una forma di impiego che da anni fa parte della comune esperienza lavorativa, mai come nei tempi recenti si è assistito a uno sviluppo così netto.

La crescita del fenomeno è ben testimoniata anche dal successo che stanno riscuotendo spazi ad esso funzionali come le sale di coworking.

Si tratta di spazi attrezzati con molteplici postazioni di lavoro che vengono singolarmente “affittate”: il crescente numero di questi spazi, per il 60% concentrati al Nord della penisola, sarebbe inspiegabile se non considerato unitamente al bisogno di sempre più numerosi lavoratori di avere a disposizione spazi di lavoro che non vengono forniti dal datore di lavoro.

Le caratteristiche del coworking ben si sposano con le esigenze dello smartworking che, come si sta scoprendo in questi ultimi mesi, risultano allettanti per un sempre maggior numero di persone.

Ma, come per ogni fenomeno, l’entusiasmo per la novità non deve far passare in secondo piano l’attenzione per i rischi, talvolta ben noti, che questa possa potenzialmente comportare.

Smartworking tra nuovo fenomeno e vecchi rischi

Caratteristica tipica dello smartworking infatti è quella di lavorare in un ambiente informale.

Sebbene talvolta esistano alcune esigenze, legate per esempio alla condivisione di spazi come nel caso del coworking, spesso chi lavora in smartworking lo fa da casa.

In queste situazioni non è raro che il lavorare negli stessi spazi fisici nei quali si vivono anche le ore non lavorative possa generare un senso di rilassatezza potenzialmente dannoso: per evitarlo, un accorgimento è quello di imporsi alcune semplici regole.

Per esempio, per quanto possibile è opportuno rinunciare alla comodità del pigiama per lavorare: per quanto estremamente allettante, il non dover rendere conto a nessuno del proprio outfit è capace di generare un senso di informalità in grado di incidere negativamente sulla produttività.

Similmente, l’estrema flessibilità derivante dall’autogestione degli orari lavorativi rischia di essere un’arma a doppio taglio: perciò, sarebbe bene predisporre degli orari simili a quelli da ufficio all’interno dei quali dedicarsi esclusivamente al lavoro, destinando ad altri momenti il resto della routine quotidiana.

L’assenza di orari fissi rischia inoltre di comportare, come contraltare alla massima libertà organizzativa, la difficoltà nel ritagliare dei momenti di pausa dalla postazione di lavoro.

La sedentarietà, come per qualsiasi attività da scrivania, è un rischio da tenere sotto controllo, responsabile di numerosi disturbi legati ad ansia, memoria, problemi circolatori e, secondo un recente studio, in grado di aumentare fino al 35% la possibilità dell’insorgere di patologie croniche: non a caso esistono numerose guide ricche di esercizi mirati per combattere i rischi connessi al rimanere troppo tempo seduti, che possono essere agevolmente svolti avendo cura di dedicarvi il giusto tempo con buona regolarità.

Smartworking tra nuovo fenomeno e vecchi rischi

Come immaginabile, grosso ostacolo per chi lavori da casa è in genere rappresentato dal numero di distrazioni presenti in un luogo non espressamente pensato secondo logiche da ufficio.

Nel caso se ne abbia la disponibilità, possono derivare enormi vantaggi dall’allestire uno spazio apposito per lavorare: una scrivania con lo spazio per un notebook, un portapenne, bloc notes e così via è solo apparentemente un fattore estetico, mentre nella pratica può aiutare moltissimo a stimolare un approccio più produttivo alle ore di lavoro.

Similmente, se è vero che secondo oltre la metà dei lavoratori i colleghi possono essere fonte di distrazione, vale la pena prevenire le situazioni nelle quali ci si può distrarre da soli: esiste un nutrito catalogo di applicazioni dedicate al planning attraverso le quali darsi dei traguardi, delle scadenze e tenere traccia dei risultati raggiunti.

L’assenza di un controllo gerarchico è un ottimo sprone a non lasciare spazio all’improvvisazione nell’organizzazione del proprio lavoro.

Infine, se è vero che lo smartworking consente di conciliare il lavoro con le proprie passioni come ben testimoniato dai nomadi digitali, figura professionale ormai molto diffusa, è del pari vero che è necessario non lesinare sugli attrezzi del mestiere: per quanto da remoto, in viaggio o persino in località di villeggiatura, per lavorare servirà sempre essere connessi alla rete e possedere gli strumenti idonei, come smartphone o notebook.

La scelta dello strumento adatto all’esigenza è fondamentale per poter sfruttare al meglio le possibilità offerte dall’assenza di un luogo di lavoro in senso tradizionale.

Redazione

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