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VITTORIA HA SCELTO DI VIVERE E LAVORARE A PARIGI

Vittoria Failla, siciliana d’origine, parigina d’adozione. Subito dopo aver conseguito la laurea specialistica alla Cattolica di Milano è volata a Parigi all’inizio del 2011 per svolgere uno stage presso una sede diplomatica (Istituto Italiano di Cultura)…e da allora non è più più tornata!



Ciao Vittoria, quando e perchè è arrivata la voglia o la necessità di lasciare l’Italia?

Non essendomi mai misurata con l’ambiente lavorativo italiano, quello di trasferirmi a Parigi è sempre stato un desiderio, più che una necessità.

I miei studi universitari mi proiettavano naturalmente verso un contesto internazionale, amavo la lingua e la città (per averla visitata diverse volte)..e a quei tempi avevo anche un fidanzato francese!

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Avevi già vissuto all’estero per lunghi periodi prima?

Si, avevo già vissuto a Liegi (Belgio) grazie al progetto Erasmus ed effettuato uno stage a Nizza presso la Camera di Commercio Italiana.

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In che cosa consiste la tua attività?

Oggi lavoro come consulente presso l’agenzia centrale di una banca nel cuore di Parigi e gestisco un portafoglio di clienti internazionali, che spazia dai privati (per lo più affluent) alle small business.

Il lavoro in banca è un’attività relativamente recente (due anni e mezzo). A Parigi, infatti, ho già lavorato tre anni come responsabile editoriale e community manager di un sito web.

Strano, ma vero! Sono passata dal settore dell’editoria e della comunicazione sul web al settore bancario. È stata un’opportunità che ho saputo cogliere, rimettendomi in gioco e studiando molto, ma non considero il ramo bancario un punto di arrivo. Nonostante ricopra una posizione interessante, mi piacerebbe un giorno realizzarmi in un ambito più affine ai miei studi e alle mie passioni.

Il mio eclettismo è comunque sintomatico delle possibilità che può offrire una capitale come Parigi ai giovani in gamba che hanno voglia di imparare.

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In Italia potremmo dire altrettanto? Chissà! In genere il mondo del lavoro dà scarsa possibilità di reinventarsi e tentare nuove strade. Si richiedono anni di pregressa esperienza nel campo X o Y prima di essere assunti, e non si valutano le potenzialità o gli interessi dei candidati.

Mi piacerebbe che i casi come il mio fossero presi in considerazione dalle risorse umane delle aziende. Smart people go everywhere!

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Oltre al lavoro… per cosa altro si caratterizza la tua attività a Parigi?

Parigi è una città attivissima sul piano artistico-culturale e c’è solo l’imbarazzo della scelta. Cinema, teatri, mostre di tutti i generi… e anche tanti bei locali! È una città internazionale, che mi ha dato modo in questi anni di venire a contatto con persone provenienti dai quattro angoli del mondo.

La mia “attività”parigina preferita? Passeggiare in lungo e in largo senza meta, o per dirla alla francese … flâner!

L’Italia oramai è per te un ricordo, hai nostalgia, cosa ti manca?

Sì, ultimamente ho un po’ di nostalgia del Belpaese. Come potrebbero non mancare il sole e il mare a una siciliana? In effetti, ci sono tante realtà italiane che non mi dispiacciono (Milano, la più simile a Parigi), Roma (dove vivono persone a me care), la Sicilia o la Toscana (regioni  fantastiche!).

Sebbene mi trovi a dover criticare molti aspetti del BelPaese, che osservo da lontano e con giudizio distaccato, confesso che dopo sei anni di vita da expat, se trovassi un lavoro appagante in Italia forse “mollerei tutto”!

vittoria-vivere-e-lavorare-a-parigi-2Vivere a Parigi sotto quali aspetti è meglio che in Italia ? E sotto quali aspetti è peggio?

Diciamo la verità: Parigi non è una città accogliente, è molto cara e gli affitti sono alle stelle. Trovare casa è una battaglia (la domanda è molto più alta dell’offerta), il clima è inclemente e i recenti accadimenti terroristici hanno offuscato il bagliore della città.

Io stessa mi rendo conto di aver perso molta spensieratezza in questi ultimi anni…

Sotto quali aspetti è meglio vivere a Parigi?! Servizi, ordine, civiltà, grandi stimoli intellettuali e culturali! Al di là di tutto, non c’è nessun’altra città al mondo in cui avrei voluto vivere in questi anni. So per certo che se un giorno dovessi lasciarla, mi mancherebbe sempre…

Cosa consiglieresti ad altri italiani che desiderassero seguire le tue orme trasferirsi a vivere a Parigi e trovare lavoro a Parigi?

In ogni caso, per chi decidesse di installarsi a Parigi, conoscere bene il francese è un pre-requisito essenziale, anche perché la concorrenza tra italiani comincia a essere molto alta. Un settore che non conosce crisi è sicuramente la ristorazione. Gli ingegneri sono molto richiesti e meglio pagati che in Italia e ho conosciuto anche diversi architetti italiani che hanno trovato condizioni lavorative favorevoli nel territorio d’Oltralpe.

Per i giovanissimi che avessero intenzione di trasferirsi a Parigi consiglio di farlo subito dopo l’Università cominciando con uno stage convenzionato che dia la possibilità di inserirsi nel tessuto francese.

Il mercato del lavoro è complicato anche in Francia, però quando si riesce a entrare, si usufruisce di vantaggi maggiori che in Italia, soprattutto nei servizi e nella previdenza sociale (a fronte di tasse altissime, va detto).
Tra l’altro, mediamente si hanno anche più vacanze di qualsiasi altro Paese latino! Il che non guasta…

Di Massimo Dallaglio

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