Che aspetto potrebbe avere una mente universale?


La Mente Universale rapprensenta ogni individuo collegato con la Matrice Divina.

Di questa Mente, Henry Margenau afferma: “La sua conoscenza comprende non solo l’intero presente ma anche tutti gli eventi passati. Più o meno come il nostro pensiero può esplorare l’intero spazio e giungere a conoscerlo, così la Mente Universale può viaggiare avanti e indietro attraverso il tempo a volontà”.

Se le nostre menti fanno parte di questa Mente Universale, anche loro, come essa, sono non localizzate nel tempo e nello spazio. Ma, se le cose stanno così, perché ci sentiamo così localizzati? Perché avvertiamo un senso così schiacciante del presente e un così pesante senso di limitazione a questo spazio immediato?

Nei diversi esperimenti in cui viene dimostrata l’inequivocabile influenza dello sperimentatore sui soggetti sotto osservazione, siano essi animali o esseri umani, si è potuto verificare che i dati numerici ottenuti variavano nella stessa direzione delle predizioni mentali e delle aspettative degli sperimentatori. Basta pensare al noto fenomeno della profezia che si autoadempie, per cui si è constatato che le aspettative verso una persona possono dirigere le interazioni sociali che questa avrà, portandola a comportarsi in modo da realizzare una conferma comportamentale di tali aspettative.

Ovunque si verifichino interscambi emotivi tra sperimentatore e soggetto, si può essere certi che tali fattori ne influenzeranno i risultati. Fino a pochi anni fa si ipotizzava che questo fenomeno fosse dovuto a interazioni basate unicamente su scambi verbali, tattili o visivi; attualmente però il problema si è rivelato più complesso. Come fa notare lo psicoterapeuta e ricercatore Paul Watzlawick, nessuna teoria scientifica classica è in grado di comprendere l’influenza del pensiero sugli eventi che si determinano al di fuori del cervello: solo attraverso la realtà non-locale si può comprendere il funzionamento di tale fenomeno apparentemente inspiegabile. La comunicazione tra esseri umani si sta rivelando, da un punto di vista scientifico, una capacità interattiva molto più sottile di quanto finora ammesso da molte teorie, e la sua vera essenza può essere ricercata solo nel potenziale quantistico.

Un manoscritto di duemila anni fa, compilato dal profeta Isaia, descrive quello che la scienza dei quanti suggerisce, ossia l’esistenza di molti futuri possibili per ciascun momento della nostra vita. Isaia ha descritto la scienza di come noi scegliamo quale futuro vogliamo sperimentare. Ogni volta che lo facciamo sperimentiamo l’effetto Isaia.

Che aspetto potrebbe avere una mente universale?Gregg Braden
L’Effetto Isaia
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Nelle scienze che studiano la vita, come la biologia e la medicina, gli scienziati non sono abituati a trattare con entità non materiali, ma nella fisica moderna la situazione è diversa. In questo settore vi sono concetti che si applicano a molte entità non materiali, denominate campi, che, pur non essendo di natura tangibile, sono tuttavia strettamente correlati alla materia. La scienza moderna rivela che la mente non è fisicamente dipendente dal cervello e dal corpo e non può essere compresa completamente in termini di chimica del cervello o di anatomia. Si ipotizza quindi che la vera mente potrebbe essere un campo non materiale in grado di produrre mutamenti fisici nella propria realtà. Sulla base di questa visione è più corretto considerare il cervello come il substrato organico di un’entità energetica più sottile, chiamata appunto mente.

Il grande quesito è come possa un’entità totalmente indipendente dalla materia provocare un qualsiasi effetto sugli eventi fisici. Come possono cose non materiali agire su cose materiali?

David Hamilton esplora l’affascinante connessione tra mente e corpo, raccogliendo in queste pagine le ricerche condotte da scienziati, guaritori e mistici di tutto il mondo. Arricchito da una preziosa bibliografia, il volume ci aiuta a comprendere una grande verità: l’aspetto più significativo dei nostri pensieri è la sorgente da cui nascono. Le nostre azioni sono importanti, ma ancor più importante è l’idea che le ha fatte nascere perché… è davvero il pensiero che conta!

Che aspetto potrebbe avere una mente universale?David R. Hamilton
È il Pensiero che Conta
Prove sbalorditive del potere della mente. Prefazione di Louise L. Hay
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Anche se apparentemente questa possibilità appare irragionevole e metafisica, in realtà con i nuovi sviluppi della fisica quantistica l’irrazionale ha finito per essere ammesso e le interazioni tra il non materiale e il materiale sono ormai date per scontate. Ciò che viene chiamata mente potrebbe coincidere con un potenziale quantistico situato a un livello energetico più sottile del cervello biologico, e per questo da esso stesso filtrato e limitato.

Il fisico statunitense Henry Margenau ipotizza così l’esistenza di un’unica grande mente collettiva che si manifesta individualmente tramite ogni essere umano, comprendendo una buona parte di caratteristiche comuni ed alcune peculiarità individuali. Egli denomina questa realtà con il semplice appellativo di Mente Universale, non trovando nessun termine più adeguato in grado di renderne l’idea, e ne delinea così le principali caratteristiche:

La sua conoscenza comprende non solo l’intero presente ma anche tutti gli eventi passati. Più o meno come il nostro pensiero può esplorare l’intero spazio e giungere a conoscerlo, così la Mente Universale può viaggiare avanti e indietro attraverso il tempo a volontà. [Henry Margenau, 2001 – professore emerito di fisica e filosofia naturale presso l’Università di Yale].

Se la natura della Mente Universale è non localizzata e atemporale, la conseguente deduzione è che anche ciascuna singola mente che la compone possiede tali caratteristiche, e ciò è perfettamente in linea con quanto la fisica quantistica ha svelato. Anche in ambito psicologico si può tracciare un parallelismo con l’Inconscio Collettivo individuato da Carl Gustav Jung; le sue stesse parole rivelano una visione della realtà umana sorprendentemente simile a quella del fisico Margenau:

(Se) vogliamo arrischiarci a distinguere esattamente quale parte del materiale psichico va riguardata come personale e quale come impersonale, ci troviamo subito in un gravissimo imbarazzo, perché anche del contenuto della Persona dobbiamo dire, tutto sommato, quanto dicemmo dell’inconscio collettivo; cioè, che è universale. Solo perché la Persona è un segmento più o meno accidentale o arbitrario della psiche collettiva, possiamo cadere nell’errore di considerarla, anche in toto, come qualcosa di individuale; ma, come dice il nome, essa è solo una maschera della psiche collettiva, una maschera che simula l’individualità, che fa credere agli altri che chi la porta sia individuale (ed egli stesso vi crede), mentre non si tratta che di una parte rappresentata in teatro, nella quale parla la psiche collettiva. […] Tutto sommato, la Persona non è nulla di “reale”. È un compromesso fra l’individuo e la società su “ciò che uno appare”. [Carl Gustav Jung, 1983, pag. 155; citazione in Aldo Carotenuto, 1991, pag. 219]

Qual è quindi il motivo per cui ogni essere umano si sente così individuale e localizzato nel proprio corpo, avvertendo un profondo senso di limitazione allo spazio e al tempo presente? Margenau afferma che il senso della nostra universalità è indebolito dalle limitazioni fisiche del corpo, dalle costrizioni organiche del cervello.

Eppure queste limitazioni non sembrerebbero assolute, ed è probabile che molte persone nell’intero corso della storia, come i mistici, siano riuscite a superarle.

Fonte e per saperne di più:
www.menteuniversale.com

La scienza del dubbio: ulteriori scenari all’orizzonte di Luca Bertolotti:
http://www.sicap.it/merciai/psicosomatica/badjob/Luca.pdf

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