Tra i padiglioni di Verona spunta la nuova generazione di aspiranti agricoltori:
«Basta call su Zoom, vogliamo sentire la terra. Il 2024 sarà l’anno del nostro debutto».
VERONA, 4 aprile 2023 – C’è un profumo diverso quest’anno nell’aria di Verona. Non è solo il bouquet di un Amarone o la freschezza di un Vermentino che scivola nei calici.
All’esterno dei padiglioni di questo Vinitaly 2023, tra un brindisi e l’altro, si respira l’irrequietezza sana di chi ha deciso che il tempo delle scuse è finito. Se la pandemia ci ha insegnato qualcosa, è che la libertà non si misura in gigabyte, ma in ettari.
Secondo una ricerca flash condotta dal nostro team di Mollotutto.com proprio qui, davanti agli ingressi della fiera, un visitatore su quattro non è venuto solo per degustare, ma per “studiare”.
L’obiettivo? Mollare l’ufficio entro il prossimo anno e presentarsi al Vinitaly 2024 non più con il badge da visitatore, ma con le mani sporche di terra e una partita IVA agricola in tasca.
Il richiamo del territorio
Il fenomeno non è nuovo, ma la spinta post-Covid lo ha trasformato in un’onda d’urto. Non sono solo i giovani a sognare la vigna: sono manager stanchi, grafici in burnout e impiegati che hanno scoperto, durante i vari lockdown, che la vista su un cortile condominiale è una prigione.
“Voglio che i miei figli sappiano che il vino nasce dalla fatica e dal sole, non da un clic su un sito di e-commerce.”
A parlare è Marco, 44 anni, ex responsabile marketing di una multinazionale milanese. Lo incontriamo mentre scruta con attenzione un macchinario per la pressatura soffice.
“Ho già venduto il bilocale in zona Isola, ” ci racconta con un sorriso che sa di liberazione. “Ho puntato tutto su tre ettari nell’Oltrepò Pavese. Quest’anno sono qui per capire quali vitigni resistenti piantare. Il mio obiettivo? Essere dall’altra parte del bancone nel 2024. Voglio una vita che segua il ritmo delle stagioni, non quello delle deadline trimestrali.”
Oltre la retorica: la sfida della realtà
Ma cambiare vita non è un picnic. Dietro la poesia del tramonto sui filari c’è la burocrazia, il cambiamento climatico e il duro lavoro fisico. Eppure, la voglia di contatto con il territorio sembra superare ogni paura.
“Non cerco la ricchezza, cerco il senso,” spiega Elena, 29 anni, che ha lasciato un contratto a tempo indeterminato in un’agenzia di comunicazione per affiancare un vecchio viticoltore in Toscana.
“La gente pensa che sia una fuga, ma è un ritorno. Al Vinitaly 2024 spero di portare la mia prima micro-produzione di Sangiovese naturale. Voglio un vino che parli di me, del mio sudore e di questo pezzo di terra che sto imparando a curare.”
Verso il 2024: una nuova mappa del vino
Le storie raccolte fuori dai padiglioni disegnano una nuova geografia umana. C’è chi punta sui vitigni autoctoni dimenticati per salvare la biodiversità e chi vede nella viticoltura eroica una forma di resistenza civile.
Il dato che emerge è chiaro: il “sogno della vigna” è diventato la via di fuga preferita per chi cerca un’esistenza autentica. Se il 2023 è l’anno della pianificazione e dei corsi per sommelier, il 2024 si preannuncia come l’anno dei nuovi inizi.
Noi di Mollotutto.com continueremo a seguire questi aspiranti vignaioli. Perché, in fondo, fare il vino è come cambiare vita: serve pazienza, serve saper aspettare l’inverno, ma soprattutto serve il coraggio di stappare la bottiglia più importante: quella della propria libertà.
Ti senti pronto a lasciare la città per la campagna?
Ti piacerebbe che intervistassimo un esperto di consulenza agricola per capire come trovare i finanziamenti per i nuovi vigneti?
Lorenzo Notari
4 aprile 2023