La nuova corsa alla vigna

Al Vinitaly 2024 emerge un fenomeno sempre più diffuso: professionisti, impiegati e giovani famiglie guardano alla viticoltura come a una via per ritrovare tempo, territorio e identità.

VERONA — Non è soltanto una fiera del vino.

Passeggiando tra i padiglioni di Vinitaly 2024, tra degustazioni, incontri e convegni, si percepisce chiaramente un’altra storia che scorre parallela a quella delle etichette e dei mercati: il desiderio di cambiare vita.

Dopo gli anni della pandemia, un numero crescente di persone guarda alla campagna — e in particolare alla viticoltura — come a una possibile via di fuga dalla frenesia urbana e dal lavoro tradizionale.

Non si tratta solo di una moda romantica. È un fenomeno che operatori del settore, consulenti agricoli e produttori raccontano con sempre maggiore frequenza.

Tra gli stand si incontrano infatti non solo produttori storici e buyer internazionali, ma anche aspiranti vignaioli. Persone che arrivano da tutt’altri mondi: informatica, finanza, comunicazione, scuola.

“Negli ultimi due anni abbiamo ricevuto decine di richieste da persone che vogliono capire come iniziare”, racconta Giulia Bassetti, consulente agronoma che segue piccole aziende vitivinicole tra Veneto e Toscana.

“Molti non provengono dal settore agricolo. Spesso sono professionisti stanchi di un lavoro che percepiscono come distante dalla vita reale.”

Il sogno della vigna

La pandemia ha rappresentato per molti un momento di riflessione. Il lockdown, il lavoro da remoto e il rallentamento improvviso dei ritmi hanno spinto molte persone a riconsiderare priorità e obiettivi.

“Ho lavorato per quindici anni in una società di consulenza a Milano,” racconta Marco Rinaldi, 42 anni, incontrato durante una conferenza dedicata alle nuove imprese agricole.

“Durante il lockdown mi sono reso conto che passavo la vita davanti a uno schermo. Ho iniziato a studiare viticoltura e ora sto cercando un piccolo terreno in Umbria.”

Rinaldi non è il solo. A Vinitaly si incrociano storie simili.

C’è chi ha già fatto il salto e chi sta ancora valutando. Giovani coppie, professionisti quarantenni, ma anche pensionati che vedono nella vigna una seconda vita. “Non penso diventerò ricco,” dice sorridendo Andrea Lotti, ex project manager nel settore informatico.

“Ma l’idea di produrre qualcosa di concreto, di seguire il ciclo della natura e magari creare un vino che racconti un territorio… questo sì, mi sembra un vero progetto di vita.”

Un ritorno alla terra che guarda al futuro

Il ritorno alla terra non è una novità nella storia italiana. Ma ciò che emerge oggi è una versione nuova di quel fenomeno: più consapevole, spesso più tecnologica e orientata alla qualità.

Molti aspiranti viticoltori arrivano infatti con competenze diverse: marketing digitale, sostenibilità, turismo esperienziale.

“Chi entra oggi nel settore spesso porta idee nuove,” spiega Lorenzo Ferri, docente di economia del vino.

“Pensiamo all’enoturismo, alla vendita diretta online, alle piccole produzioni artigianali. Non si tratta solo di coltivare uva, ma di costruire un progetto culturale e territoriale.”

Non a caso, durante questa edizione di Vinitaly, molti incontri sono dedicati proprio alle micro-aziende, alla sostenibilità e alla valorizzazione delle denominazioni locali.

Tra entusiasmo e realtà

Il sogno della vigna, tuttavia, deve confrontarsi con la realtà. Fare vino richiede investimenti, conoscenze tecniche e molta pazienza.

“Spesso le persone arrivano con un’immagine romantica del lavoro in campagna,” osserva l’enologo Francesco Guidi.

“La realtà è fatta di stagioni difficili, burocrazia, mercato competitivo. Però chi lo fa con passione e preparazione può trovare grandi soddisfazioni.”

Molti dei nuovi aspiranti produttori infatti iniziano con piccoli progetti: pochi ettari, produzioni limitate, spesso affiancate da attività di ospitalità rurale o degustazioni.

“Il nostro obiettivo è partire con tre ettari,” racconta Elena Cortesi, architetta di Bologna che sta progettando una cantina con il marito.

“Non vogliamo diventare una grande azienda. Vogliamo fare un vino che racconti il posto dove viviamo.”

Vinitaly come crocevia di nuove storie

In questo scenario, Vinitaly si conferma non solo come grande vetrina del vino italiano nel mondo, ma anche come luogo d’incontro tra esperienze e aspirazioni.

Nei corridoi della fiera si parla di export, mercati emergenti e strategie commerciali. Ma tra una degustazione e l’altra emergono anche conversazioni più intime: progetti di vita, cambiamenti radicali, sogni ancora da definire.

“Il vino ha sempre avuto una dimensione culturale e umana molto forte,” conclude Ferri.

“Forse è proprio questo che attrae chi cerca un modo diverso di vivere e lavorare.”

Mentre Verona continua a riempirsi di calici e visitatori, tra i padiglioni del Vinitaly 2024 si percepisce quindi qualcosa di più di una semplice manifestazione commerciale.

È il segnale di una nuova generazione di vignaioli possibili. Persone che, dopo anni di uffici, città e connessioni digitali, stanno tornando a guardare la terra — e la vigna — come a un luogo dove ricominciare.

Lorenzo Notari

10 04 2024

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