Mollare tutto e fare lo skipper: Guido Malorgio

‘Più che skipper, preferisco definirmi ‘marinaio’. Fare lo skipper è ormai una parola abusata: conosco ragazzi con molta meno esperienza di me che si definiscono skipper» dice Guido Malorgio. E nelle sue parole c’è un po’ della consapevolezza della straordinarietà e bellezza del suo lavoro. Un lavoro che, a prezzo di grandi sacrifici e responsabilità, lo pone su di una barca lontano dalla terraferma e sempre a contatto con nuove culture.

Quando hai preso la patente nautica ed in che modo? Come mai hai deciso di prenderla?

Mollare tutto e fare lo skipper: Guido MalorgioHo preso la patente nautica studiando da privatista, senza frequentare nessuna scuola. Mi sono solo fatto aiutare da un amico comandante. Ho sostenuto prima un esame orale, necessario per poter poi fare l’esame pratico (sostenuto a Taranto). Visto che ho fatto l’esame da autodidatta, gli unici costi che ho sostenuto sono stati quelli del bollettino (ca. 150-200 euro), che bisogna pagare per fare l’esame.
Ho deciso di prendere la patente nautica semplicemente perché amo il mare, da sempre, e mi piaceva l’idea di poterlo sfidare tutti i giorni. E poi in generale ho sempre amato ciò che è estremo.

Quando hai iniziato a fare lo skipper?

Ho cominciato a fare lo skipper a 23 anni. Dopo essermi congedato dalla Marina Militare in cui avevo prestato servizio fin dai miei 18 anni.


Da chi è richiesto questo tipo di lavoro?

Questo tipo di lavoro viene richiesto dagli armatori delle barche. Oppure da amanti della vita in mare e proprietari di barche in genere. Che hanno bisogno di una mano anche per rimetterle in sesto e per prepararle a prendere il largo. Per poter poi fare salire a bordo i ‘clienti’.


Fare lo skipper quali posti ti ha permesso di visitare? Qual è l’ultimo posto in cui sei stato?

Mollare tutto e fare lo skipper: Guido MalorgioFare lo skipper mi porta a fare una vita girovaga, da tempo ormai non vivo più né in Italia né all’estero, ma semplicemente in mare, cioè sempre in giro, alternando i periodi di lavoro a qualche mese di pausa nella mia ‘base’ a Roma. Sono stato in quasi tutti i porti delle coste italiane e delle isole, dall’Elba a Ponza a Ischia, Viareggio, Amalfi, Siracusa, Palermo.
L’ultimo lavoro che mi è stato commissionato consisteva nel riportare una barca, che si trovava in cantiere a Milazzo, al porto di Gallipoli.

Fuori dall’Italia, ho passato molto tempo in Grecia. Sia quella del nord-ovest che quella del nord-est, e nelle sue isole ovviamente. Da marzo 2010 in poi, invece, ho lavorato spostandomi tra Turchia, Cipro e Libano.


Quanto guadagna a fare lo skipper?

Con questo lavoro devo dire che si guadagna abbastanza. In media riesco a raggiungere 2000 euro al mese.

Quali sono gli inconvenienti in cui sei incappato durante la vita in mare?

Gli inconvenienti che si devono sopportare sono quelli classici della vita in mare. Che, rispetto ai veri inconvenienti temuti dai marinai, come le avarie in mare aperto o il mare molto mosso, sono sciocchezze già messe in conto. Cioè la rinuncia ai comfort e la distanza da parenti e amici. Che spesso non vedo per mesi e mesi e sento altrettanto raramente. Come dicevo, in mare non si scherza perché le difficoltà che possono verificarsi sono tali da farti rischiare la vita.

Quale paese vorresti ancora visitare?

I paesi che vorrei visitare adesso sono quelli africani: Marocco Tunisia Madagascar e Sudan. Posti ancora ricchi di natura incontaminata , sinonimo per me di libertà. Odio vedere il cemento intorno a me.


Fare lo skipper cosa ti ha insegnato?

Fare lo skipper mi ha portato a vivere esperienze che mi hanno dato e da cui ho imparato tanto. Ad esempio, mi ha permesso di entrare nell’ottica del mondo islamico grazie al contatto diretto con la gente. Nei porti turchi e libanesi ho lavorato fianco a fianco con musulmani che mi hanno spiegato la loro cultura, i loro usi e costumi. Ho apprezzato il loro senso di calma e l’ho fatto mio.
 Poi, rispetto a quando ero un ragazzino casinista, ora capisco meglio le dinamiche sociali. Come stare in mezzo alla gente soprattutto di cultura diversa. Come affrontare le situazioni difficili. Insomma come ‘portare a casa le pelle’ ogni giorno.

Pensi di fare lo skipper per tutta la vita?

Amo fare questa vita, ma non credo di voler fare lo skipper per sempre. In un contesto di libertà assoluta come è la vita in barca, non si può pretendere di creare una famiglia o comunque di avere una vita stabile. Per cui farò questo finché mi divertirò a farlo, credo fino ai 30. Poi si vedrà… Ho conosciuto molti ‘marinai’ più in là con gli anni e nonostante siano persone eccezionali, fuori dall’ordinario e degne della mia ammirazione, non è così che voglio vivere.

La mia ambizione per il futuro è quella di possedere un mio cantiere, delle mie barche. Senza necessariamente essere un comandante. Il mio sogno però, che cercherò di realizzare entro i 30, è quello di attraversare l’Oceano in barca, direzione Caraibi. Da grande poi mi vedo bene anche come attore o scrittore, per poter raccontare quello che ho visto e vissuto agli altri.

Di Silvia Coco 23/03/2011

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