Mollare tutto per fare il missionario in Etiopia, Paolo Caneva

Paolo Caneva, nel 2004 ha mollato tutto e da Udine si è trasferito in Etiopia per fare il missionario laico.
In missione lavorava anche Shitaye, la ragazza che poi sarebbe diventata sua moglie e che gli ha dato due figlie.
Paolo consiglia cautela e tanta pazienza per chi volesse seguire il suo esempio.

Quando è nata l’idea di trasferirti in Etiopia?

Tutto è iniziato nell’anno 2004 quando sono andato all’ufficio missionario della diocesi di Udine chiedendo se fosse possibile andare in Africa per visitare qualche missione. L’unica proposta che mi è stata fatta era l’Etiopia, non c’erano altre alternative. Allora mi sono deciso e ho accettato. Assieme ad altri giovani della mia diocesi sono andato presso un centro gestito dalle missionarie della carità, meglio conosciute come suore di Madre Teresa. Le suore si occupavano con estrema cura dei poveri, dei malati, degli anziani. Tutti coloro che erano in una situazione di bisogno trovavano un valido aiuto da parte delle religiose.

Cosa ti ha colpito di più?

Una cosa che mi ha colpito tantissimo è stata la dedizione e la devozione di questo gruppo di donne: una vita dedicata esclusivamente agli altri e a Dio. In quella stessa missione lavorava anche Shitaye, la ragazza che poi sarebbe diventata mia moglie e che mi ha dato due figlie.

Quindi hai messo su famiglia in Etiopia. E ora cosa stai facendo?

Ho passato qualche anno come volontario presso diverse missioni. Attualmente sono impegnato come missionario laico e collaboro direttamente con il Vescovo della diocesi di Emdibir. In questo villaggio gestisco in particolar modo i sostegni a distanza e cerco fondi per le innumerevoli attività che la Chiesa Cattolica gestisce. Mi occupo anche di tutte le persone che vengono a farci visita.

Cosa hai trovato in Etiopia che non puoi trovare in Italia?

La cosa che mi fa stare meglio qui è il contatto con la natura. Ormai non posso più vivere senza. Mi basta stare anche pochi giorni in città per sentirmi un pesce fuor d’acqua. Mi manca proprio l’ossigeno. Per me vivere a stretto contatto con la natura significa vivere lontano dallo stress, lontano da tutti quegli obblighi sociali che questa strana società italiana impone.

Quindi non ti manca neanche un po’ l’Italia?

Certo qualcosa dell’Italia mi manca, ma si tratta solo di persone e di affetti. Per il resto, di materiale non mi manca assolutamente niente.

Consiglieresti ad altri italiani l’esperienza che hai fatto tu?

Sicuramente consiglio di fare un’esperienza come la mia. Però ci vuole anche molta calma e molta pazienza. Occorre ascoltare chi ha già fatto esperienze del genere e non avere fretta.

Sito: http://volontarioinetiopia.wordpress.com/author/paolocaneva

Di Sante Cantuti 03/01/2011

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