Riccardo Mingarelli


Riccardo Mingarelli di “One Year Backpacker” ci racconta il suo viaggio in giro per il mondo durato ben 18 mesi

Riccardo Mingarelli: un nome che oggi stanno conoscendo in tutto globo per le sue storie e avventure…

Ma chi è Riccardo? È un ragazzo Italiano solare ed estroverso, avventuroso e forse anche un po’ folle, che oggi è ospite presso la nostra redazione per raccontarci del suo incredibile viaggio a spasso per il mondo, durato ben 18 mesi.



Riccardo Mingarelli di One Year Backpacker

Ciao Riccardo e benvenuto. Inizio complimentandomi per il tuo viaggio e per le tue avventure, specialmente l’ultima… ma, andiamo per gradi. Ti va di presentarti ai nostri lettori?

Ciao Annalisa, un saluto a te e tutti i lettori di mollotutto… bhe’,  certo, mi presento:

Mi chiamo Riccardo Mingarelli, sono di Modena ed ho 28 anni; ho due braccia, due gambe, due occhi, due orecchie e un cuore come molte delle persone che stanno leggendo… Sono una persona normalissima, che amava la sua vita prima del viaggio e che continua ad amarla tuttora.

Quando decisi di mollare tutto ne avevo 26, e lavoravo a Milano, città che adoro, come commerciale per una multinazionale giapponese.

La mia prima esperienza significativa all’ estero è stato l’Erasmus a Madrid, dove ho assaporato per la prima volta il piacere della libertà, e l’importanza di dovermela cavare da solo con le mie forze. Durante quell’esperienza ho capito che esisteva un mondo enorme al di fuori di Modena e che una cultura diversa, per quanto simile, mi aveva cambiato.

Il trasferirmi a Milano fu una conseguenza; Modena mi era diventata stretta, e scelsi di andare in una grande città dove mi sentivo più a mio agio. Ambivo a tornare all’estero, ma decisi di rimanere in Italia per amore.

La seconda esperienza significativa, questa volta di viaggio, fu l’Interrail; avevo vissuto 6 mesi a Madrid e 6 mesi a Barcellona, ma non avevo mai viaggiato. A dir la verità non mi piaceva tanto viaggiare, ma la mia ex fidanzata mi aveva rotto talmente tanto le scatole che cedetti; così andammo a comprare lo zaino e partimmo.

Alla fine di quei 27 giorni capii che quello stile di viaggio mi calzava a pennello: nuove culture, stile di vita, cibo, religioni, lingue, persone… cambiare città ogni volta che si aveva vissuto appieno quel posto, per iniziare da capo altrove mi affascinò tantissimo, ero diventato un backpacker!

Riccardo Mingarelli di One Year Backpacker

E così, ad un certo punto della tua vita hai deciso di mollare una vita “normale” per dedicarti ad una vita fatti viaggi, per scoprire il mondo. Quando e perché è nata in te questa esigenza?

L’esigenza di mollare tutto per scoprire il mondo nacque nel maggio 2017, nel pieno del mio amore per Milano e per la mia vita.

Questo mi differisce dalla maggior parte dei viaggiatori italiani di lungo corso. Normalmente le persone vedono il viaggio come un qualcosa che possa dargli una svolta, la famosa ultima spiaggia. Per me non fu così ! Amavo il mio lavoro e non mi pesava alzarmi la mattina; tuttavia da maggio si sviluppo in me la voglia di scoprire il mondo: non era più sufficiente viaggiare per le sole tre settimane di ferie.

Fu tutto molto veloce, iniziai a pensarlo a Maggio ed a Settembre decisi di vedere se sarebbe stato possibile concretizzare questa idea. Dopo una serata al solito bar dove il mio unico pensiero era fare il giro del mondo, tornai a casa e scrissi su google: “Quanto costa fare il giro del mondo?”.

Ripensandoci oggi mi vien da ridere…

A Ottobre diedi le dimissioni, ed a Gennaio partii.

A posteriori mi rendo conto che un grosso acceleratore in questa scelta fu il cammino di Santiago.

Riccardo Mingarelli di One Year Backpacker

Com’è stato il periodo pre-viaggio da Settembre a Gennaio?

Il periodo pre-partenza è stato un po’ complicato. Non avevo mai fatto un viaggio lungo e non avevo mai viaggiato da solo…

I momenti più importanti sono stati il giorno in cui ho dato le dimissioni e quando ho comprato il biglietto aereo: in quel preciso istante ho capito che a quel punto sarei partito per davvero e ho iniziato a “cagarmi” letteralmente addosso.

Sono una persona che parla anche con i muri, ma la paura era talmente paralizzante che mi rinchiusi totalmente in me stesso, e mi ponevo mille domande; stavo scoprendo cosa volesse dire andare incontro all’ignoto…

Tutto questo svanì dopo nemmeno 5 giorni di viaggio, vivevo miliardi di emozioni e non capivo cosa accadesse, ma ero certo che dovevo scoprirlo vivendolo giorno dopo giorno…

Riccardo Mingarelli di One Year Backpacker

E poi? Cos’è successo una volta partito?

Avevo programmato alcune tappe essenziali del viaggio, avendo stabilito un arco temporale limitato di 12 mesi, ma durante il viaggio sono passato dall’essere super organizzato, con consegne da rispettare e obiettivi da portare a termine, a vivere seguendo il corso degli eventi; d’altronde, 1 anno prima di partire, mai e poi mai avrei pensato di ritrovarmi dopo 365 giorni con un biglietto di sola andata per la fine del mondo: Ushuaia.

C’è stato un cambiamento lento, naturale: ero totalmente libero di fare quello che volevo.

Un grosso fattore che mi influenzò fu l’aver comprato una tenda. A quel punto potevo dormire ovunque e non avevo più bisogno di nessun piano. Questo mi ha portato a diventare un po’ più selvaggio, e mi ha avvicinato molto alla natura. Cambiai sia come persona che come viaggiatore

Riccardo Mingarelli di One Year Backpacker

Quali sono le difficoltà che hai affrontato quotidianamente nel tuo viaggio in giro per il mondo?

Riccardo Mingarelli di One Year BackpackerLa difficoltà quotidiana non esiste, e la tua routine diventa vedere città, fare nuove esperienze e conoscere nuove persone.

C’è stata una difficoltà/curiosità che ho dovuto affrontare, hahaha; non avevo mai fatto trekking prima del viaggio, solo il cammino di Santiago, e dopo 6 mesi di Sudamerica avevo totalmente distrutto le scarpe…

Ero in Colombia e il numero massimo che trovavo nei negozi era il 44 (il che ho scoperto è del tutto normale per quasi tutto il Sudamerica), mentre io calzo il 47. Per fortuna a breve sarebbero venuti a trovarmi dei miei amici che me le avrebbero portate dall’ Italia.

Inoltre, mentre andavo all’ Isola di Pasqua, mi persero lo zaino…ritrovato dopo aver fatto scaravoltare l’aeroporto di Santiago 10 giorni dopo; se pur può non apparirvi una difficoltà reale, sappiate che in quel momento lo zaino era diventato “la mia casa”, e tutto ciò che avevo era lì dentro!

L’unico grosso ostacolo l’ho avuto in Colombia, quando mi hanno derubato; e quando viaggi da solo e col cuore aperto, fa male. Mi avevano derubato della fiducia nel prossimo e ammetto che per 2 mesi non mi sono per nulla goduto il viaggio.

Anche a Madrid era successo… queste sono cose che possono capitare nelle grandi città, però se sei solo le emozioni che provi sono più intense

Come hai finanziato il tuo viaggio?

Io ho viaggiato coi miei risparmi. Ma devo dirvi che oggi giorno si può viaggiare in mille modi: lavorando da remoto, facendo volontariato (con workaway), lavorando di città in città, vendendo foto o bracciali, suonando, godendo dell’ospitalità delle persone del luogo (couchsurfing)…

Tutte queste alternative ti consentono di abbattere notevolmente i costi di viaggio, ed anche io personalmente ne ho provato qualcuna, e le consiglio.

Riccardo Mingarelli di One Year BackpackerQuali paesi hai visitato?

Sono stato in Sudamerica per 15 mesi, ed ho visitato tutti i paesi tranne Venezuela, Paraguay e Suriname…

Poi ho compiuto il famoso GR20 in Corsica, un trekking definito come “uno dei più bei percorsi del mondo” ed è spesso classificato come il “cammino più difficile d’Europa”. Ho poi terminato il mio viaggio ripercorrendo il Cammino di Santiago de Compostela, per poter chiudere “un cerchio”.

Com’è cambiato il tuo viaggio lungo il percorso?

E’ stato il viaggio a farmi cambiare, l’evento è stato l’arrivo in Brasile dopo Argentina e Uruguay. Appena arrivato non riuscivo a capire una parola nonostante parlassi lo spagnolo fluentemente, pensavo fossero due lingue simili.

Non poter comunicare mi ha fatto provare un senso di grande impotenza. Riflettendo giunsi alla conclusione che non stavo viaggiando solo per vedere luoghi fantastici. Avevo un anno di tempo e potevo imparare il portoghese, mi sono detto: proviamoci! In 3 mesi ho imparato il portoghese, ma soprattutto capii che il viaggio non era solo vedere luoghi, ma anche e soprattutto interagire con un popolo, e quello sudamericano è fantastico

Riccardo Mingarelli di One Year BackpackerIn che cosa ti ha stupito il popolo Sudamericano?

Prima di partire non sapevo quasi nulla sul Sudamerica e sul suo popolo. Appena arrivato là, scoprii che sono diversissimi da noi europei. Hanno meno di noi, ma vedi molti più sorrisi che in Europa.

Si accontentano più di noi, e questo gli riduce lo stress. Ma la cosa che più mi stupisce è la loro filosofia di condivisione, quella pura, che non viene fatta per un tornaconto. Si/Ti aiutano solo per il gusto di farlo.

Com’è stata accolta da parenti ed amici la tua scelta di vita?

Comunicai la mia scelta a posteriori; quando avevo già lasciato il lavoro. Mia mamma la appoggiava, mentre mio papà per niente (ma la facevo coi miei soldi e quindi non poteva fermarmi), l’attuale moglie di mio papà era molto preoccupata del ritorno.

Tutti erano un po’ preoccupati per dove stessi andando: il Sudamerica; gli amici mi davano del matto…  ma tanto, lo dicevano anche prima che gli annunciassi del mio viaggio hahaha

Riccardo Mingarelli di One Year Backpacker

Cosa hai imparato viaggiando e come senti di essere cresciuto – migliorato?

Lessi una bellissima frase: Ogni persona ha due vite, la seconda inizia quando capisce di avere una sola vita.

La vita è una, a volte si sbaglia, a volte si cade, ma tutto ciò fa parte del cammino e ti porta a essere ciò che sei ora.

Noi cerchiamo di programmare la vita totalmente, ma in verità dobbiamo essere sempre pronti al cambiamento.

Dicevo che volevo fare il giro del mondo in 12 mesi, ma in quell’arco di tempo non ho nemmeno finito di visitare il Sudamerica. I piani vengono stravolti e noi dobbiamo accettare questa cosa, a volte gli errori ti portano a provare delle emozioni bellissime! A livello pratico ho imparato delle lingue: il portoghese, il francese, ho affinato l’inglese e lo spagnolo, tutto questo perché il comunicare con le persone è sempre stata una mia priorità.

In base alla tua esperienza, cosa consiglieresti a chi vorrebbe fare la tua stessa scelta di vita?

Riccardo Mingarelli di One Year BackpackerGuardate dentro voi stessi e se per voi viaggiare a lungo termine è realmente una priorità, vuol dire che avete già scelto.

Una persona stimolata e con un obiettivo è in grado di tutto. Un modo lo si trova sempre. A quel punto dovrete solo comprare uno zaino, aprire il cuore e vivere!

Il mondo è pieno di belle persone, il problema è che i mass media fanno risaltare quell’ 1% che commette cose orribili. Non credete alle mie parole, andate a vederlo coi vostri occhi.

Come possono seguire le tue avventure i nostri lettori?

Possono seguirmi sia su Instagram che Facebook.

Quali sono i tuoi sogni nel cassetto?

Questo viaggio non era un sogno nel cassetto (per esserlo credo tu debba cullarlo e coltivarlo) ma era un obiettivo che ho realizzato. Un sogno nel cassetto stavolta c’è, e spero che possa diventare un obiettivo! Buona vita a tutti voi!

Riccardo Mingarelli di One Year Backpacker

 

Di Annalisa Galloni

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