UN TRASFERIMENTO ALL'ESTERO ANDATO MALE


UN TRASFERIMENTO ALL’ESTERO ANDATO MALE: La testimonianza di Federica e Leonardo in una cittadina inglese

Si può mollare tutto in Italia e partire per un Paese straniero, con poca organizzazione alle spalle?

Abbiamo intervistato una coppia che ci ha raccontato un’esperienza interessante e non del tutto positiva.



La voglia di migliorare se stessi

Leonardo è un programmatore informatico, con una discreta base di inglese, dovuta agli studi scolastici e al tipo di lavoro, mentre Federica è un’infermiera.

Hanno pensato di regalare un’esperienza bellissima ai loro gemellini di 4 anni, ovvero trasferirsi in una cittadina inglese di 50.000 abitanti, Kettering, vicino a Londra.

L’idea era quella di crescere i bimbi bilingue, cercando al contempo di migliorare la posizione lavorativa, e quindi la situazione economica familiare.

Federica, al momento della scelta, sapendo di non avere una solida base di inglese, ha quindi deciso di seguire qualche corso (anche uno organizzato da Moxon), ma non dedicandoci moltissimo tempo, pensava le bastasse una lezione alla settimana.

Leonardo ha preferito non seguire corsi di approfondimento della lingua, credendo di cavarsela già egregiamente.

Quanto può essere importante l’inglese per un trasferimento all’estero?

Il passaggio da Grosseto (la loro città d’origine) ad una cittadina dell’Inghilterra, con i pochi mezzi disponibili e con la scarsa conoscenza della lingua inglese, è stato fin da subito complicato.

Federica, in particolare, non avendo studiato tanto l’inglese prima di partire, appena arrivata in Inghilterra si è iscritta ad un altro corso, che però non le è servito a molto (8 ore tutte di fila, 1 volta la settimana) se non a darle una certificazione a fine lezioni.

Anche Leonardo, dal canto suo, si è subito reso conto di non avere una buona padronanza della lingua, e questo purtroppo gli ha impedito di entrare a 360 gradi nel mondo del lavoro in Inghilterra.

La vita a Kettering

Nonostante le difficoltà iniziali, la coppia non si è persa d’animo. Prima l’acquisto di una casa, poi l’auto, poi qualche amicizia sincera…

I figli frequentavano l’asilo (nursery), dove però venivano un po’ ‘messi da parte’ perché capivano poco e niente.

Federica aveva trovato lavoro presso l’NHS (servizio sanitario) e Leonardo continuava la sua attività informatica da casa, ma solamente con clienti italiani.

La situazione, quindi, era tale e quale a prima, nessun miglioramento professionale.

In più, erano in ‘terra straniera’, senza potersi esprimere al meglio non padroneggiando l’inglese come avrebbero dovuto.

UN TRASFERIMENTO ALL'ESTERO ANDATO MALE

Perché non ha funzionato?

Ad oggi i due sposini vivono nuovamente a Grosseto.

L’esperienza all’estero che non è andata a buon fine, né dal punto di vista lavorativo, né per l’apprendimento della lingua inglese, né dal punto di vista umano.

Infatti Leonardo e Federica dichiarano apertamente che, anche qualora la loro conoscenza della lingua inglese fosse stata più approfondita e professionale, probabilmente sarebbero ugualmente ritornati in Italia.

Tirando le somme, non hanno avuto una buona impressione degli usi e dei costumi degli Inglesi, o, perlomeno, degli abitanti di quella zona.

Troppo alcolismo, persone violente che si infiammano per poco, continui incidenti sulle strade e vittime abbandonate a loro stesse…

Un consiglio ai lettori che desiderano trasferirsi in Inghilterra

Vanno fatte parecchie valutazioni.

Dopo la loro esperienza, la coppia consiglia un’esperienza lavorativa in Inghilterra, o un trasferimento in Inghilterra definitivo, a tre tipologie di persone:

  • A chi non ha nulla in Italia (il Regno Unito provvede ai nullatenenti con tanti benefit).
  • A manager di alto livello (ottimi stipendi e benefit professionali).
  • Ai neolaureati che non trovano lavoro in Italia (in Inghilterra si può ottenere un posto fisso senza troppi problemi).

A chi, invece, ha già una famiglia e una posizione, consigliano di valutare molto bene la situazione generale, poiché noi Italiani tendiamo ad essere eccessivamente esterofili senza conoscere appieno la realtà degli altri Paesi.

Questo non significa necessariamente che il Regno Unito sia un bruttissimo posto in cui vivere, ma se non ci sono motivazioni fortissime ed estremamente personali, sarebbe meglio analizzare approfonditamente cosa si possiede in Italia (casa, parenti, amici, paesaggio, mare, montagna ecc.) e a cosa si va incontro all’estero.

In ogni caso, e qualunque sia la decisione finale, la conoscenza della lingua inglese deve essere un MUST.

Il livello richiesto è alto! I modi di dire, i vocaboli ed i fraseggi vanno padroneggiati poco meno di un madrelingua.

Quindi vanno seguiti corsi approfonditi, possibilmente individuali e di tipo ‘live’ proprio come avviene con Moxon, in orari comodi e tenuti da personale serio e preparato, che conosca le lacune tipiche degli Italiani e che riesca a sbloccare il linguaggio e a migliorare l’ascolto.

Di Mariya Ivanova

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