Viaggiare in bicicletta: dall’Italia alla scoperta dell'Africa - Sahara


Pensare di viaggiare in bicicletta e raggiungere l’Africa del Sud sembrerà impossibile per la maggior parte delle persone. Non lo era per Filippo Graglia di A-round About che, a 31 anni, è da poco tornato a casa, nel Monferrato, dopo aver portato a termine quest’impresa non da tutti.

Colpiti dalla sua storia, l’abbiamo contattato e gli abbiamo fatto qualche domanda. Le sue risposte ci hanno emozionato ed ispirato, perciò non resta che lasciarvele leggere così che possano fare lo stesso per voi!

Viaggiare in bicicletta: dall’Italia alla scoperta dell'Africa

Ciao Filippo, ti va di presentarti ai nostri lettori?

Ciao! Sono nato a Torino 31 anni fa e sono cresciuto tra i vigneti di Castelnuovo Don Bosco, nel Monferrato. Nei miei anni universitari ho scoperto la montagna e molte attività che comportano la possibilità di connettermi alla natura in quest’ambiente: scialpinismo, arrampicata, mtb e trekking.

Tanto di ciò che ho appreso negli ultimi anni lo devo ai monti e agli amici con cui sono stato lassù. Dopo alcune vacanze lavorative passate in sella, o su pareti rocciose sparse per il mondo, o sugli sci, ho seguito la migliore decisione che potessi prendere: un viaggio lento, con la mia bici, senza particolari vincoli di tempo e luoghi.

Ed eccomi ad attraversare il continente Africano per tutta la lunghezza sulla, spesso trascurata, costa atlantica.

Viaggiare in bicicletta: dall’Italia alla scoperta dell'Africa

Cosa facevi in Italia prima di cominciare questa tua impresa?

Sono Ingegnere Aerospaziale, mi son laureato a Torino nel 2013 e fino al mese precedente la partenza ho lavorato in una azienda aeronautica a pochi chilometri da Torino.

Quali sono state le ragioni che ti hanno spinto a prendere questa decisione al tempo?

Penso che sia qualcosa che è sempre stato dentro di me. Le mie scelte, le mie motivazioni mi hanno lentamente portato verso quella direzione.

Ad un certo punto tutti i pianeti si sono allineati e restava soltanto da accondiscendere formalmente. Così, il 2 Gennaio 2018 son saltato in sella, e in quel momento era la cosa più naturale da fare. Nessuna forzatura.

Viaggiare in bicicletta: dall’Italia alla scoperta dell'Africa

Dalla tua partenza da Castelnuovo Don Bosco nell’Astigiano fino a oggi, quanto tempo è durato il percorso e quali tappe ha previsto?

E’ stato un gran bel giretto. Poco pianificato e senza mete. Almeno inizialmente.

Ho attraversato la Francia e dopo 2 mesi in Spagna son arrivato a Gibilterra. Da lì è stato un piccolo salto, e mi son ritrovato nella magia della medina di Tangeri.

I profumi, i colori, la confusione vivace di quella prima sera sul suolo africano me la ricorderò per un bel po’. Ero estasiato.

Viaggiare in bicicletta: dall’Italia alla scoperta dell'Africa - Sahara

Nei mesi successivi ho percorso in lungo e in largo il Marocco, prima di attraversare il Sahara. Giugno non è il mese più indicato…direi. Sono arrivato in Senegal con le pile decisamente scariche. Un bel riposo e poi son ripartito per attraversare tutti gli stati che si trovano sulla costa atlantica del continente, giusto in tempo per la stagione delle piogge.

Ho viaggiato in paesi esotici, alcuni mai sentiti prima e che non sapevo collocare su una carta. Ora tutti quei nomi mi son familiari, associo ad essi momenti indimenticabili, nel bene e nel fango!

Gli ultimi mesi li ho trascorsi in Angola, che considero la sorpresa più piacevole del viaggio, Namibia e Sud Africa.

21 mesi dopo ho riabbracciato famiglia ed amici, dopo aver inseguito gli Appennini da Roma verso casa.

Ora che sei tornato a casa da qualche giorno, come ti senti?

Devo ancora riambientarmi. Avevo raggiunto un meraviglioso equilibrio. Gli obiettivi giornalieri erano decisamente basici: acqua, riparo, cibo. Ora ho tanto tempo da dedicare agli amici e alla mia famiglia. Che non vada sprecato.

Cosa ti ha colpito di più dell’Africa e perché l’avevi scelta?

La scelta è ricaduta sull’Africa perché è l’unico continente che mi ha chiamato a cui ho risposto con il cuore, tutti gli altri sarebbero stati una scelta ragionevole.

Kapuscinsky scrisse che l’Africa è un continente troppo grande per poterlo descrivere e che, a parte la sua denominazione geografica, l’Africa non esiste. Ora ho capito a cosa si riferisse.

In 2 anni passati qui ho visto tante Afriche; ho visto un’Africa islamica, un’Africa cristiana e forse un’Africa animista. Ho visto un’Africa povera e un’Africa benestante, ho visto l’Africa che sorride e l’Africa che urla di dolore.  

Viaggiare in bicicletta: dall’Italia alla scoperta dell'Africa

E in tutto ciò ho amato la serenità negli occhi della gente. Sempre disposti ad un sorriso, anche nelle situazioni più impegnative… Una mamma che trasporta una tanica d’acqua in testa mentre allatta il bimbo sulla via verso casa. Un camionista che ha forato ed è bloccato in mezzo al deserto per mancanza di un ricambio. L’anziano capo del villaggio colpito dalla malaria che nonostante tutto si alza per stringermi la mano.

Ti va di condividere con noi uno dei momenti speciali che hai avuto modo di vivere che ti è rimasto particolarmente impresso? E al contempo uno dei più difficili che hai dovuto affrontare?

Difficile sceglierne uno fra i tanti. Il primo che mi è venuto in mente riguarda la Liberia. Con due amici ci trovavamo in piena foresta, in un’area in cui il sole non batteva. Terreno argilloso, fango ovunque.  A poco più di 5 chilometri dal villaggio, nostra meta quel giorno, le ruote erano completamente bloccate da fango e pietre.

Spingere la bici richiedeva uno sforzo enorme, e tanta pazienza. Era ormai tardo pomeriggio, il sole stava rientrando a casa e per di più avevamo terminato le riserve di acqua. Uno dei pochi momenti di rassegnazione di tutto il viaggio. Ci guardammo negli occhi. “Piazziamo la tenda qua?” Non c’era acqua nei dintorni, in lontananza l’aria era scossa da rombi di tuono e la situazione era tutt’altro che rosea.

Ci apprestammo a montare la tenda sul suolo fangoso. In quel preciso momento due ragazzi con le provviste raccolte durante il giorno nel campo apparvero sulla strada, ci salutarono e ci dissero che a meno di un chilometro avremmo potuto trovare una casa in costruzione, con dell’acqua. Un chilometro in quella condizione poteva voler dire un’ora di spostamento.

A quel punto i due giovani posarono i loro bagagli, lasciandoli quindi a bordo pista per la notte, e si offrirono di aiutarci a spingere le bici fuori da quell’inferno. Io, stremato, con la gola totalmente secca e con il sale del sudore che bruciava sugli occhi, continuavo a ripetere a uno di loro: “sei il nostro salvatore, grazie grazie!” Superato un acquitrino di acqua stagnante, con il buio arrivammo all’edificio in costruzione. “Dov’è l’acqua?” “Laggiù, abbiamo appena passato uno stagno”.

Spesso i momenti più difficili sono stati anche quelli che ora ricordo con più piacere. Come questo.

Viaggiare in bicicletta: dall’Italia alla scoperta dell'Africa

Quali consigli daresti ad altre persone che vorrebbero intraprendere un’impresa simile, seguendo i tuoi passi?

Spesso leggiamo di persone che si lasciano una vita alle spalle per le più disparate ragioni: lavoro, amore, apatia… nel mio caso non è stato nulla di tutto ciò.

Mi trovavo in una vita confortevole, buoni amici e una splendida famiglia. Verrebbe da dire che in questa situazione la decisione di mettere in standby una vita per partire possa essere più ardua. Probabilmente è la stessa situazione in cui molti di voi si trovano.

Abbiate pazienza. Non forzate le cose. Ma siate pronti a cogliere l’opportunità. Ogni cosa ha il suo tempo e si incastra alla perfezione nella nostra vita in un determinato momento. Solo così partirete sereni, senza ansie e preoccupazioni.

Sicuramente avrete qualche timore, qualche paura che vi bloccherà nel momento del fatidico sì. La paura nasce spesso dall’ignoto per qualcosa che non conosciamo. Approfittatene, mettetevi a studiare, fino a che saprete tutto di quel qualcosa. E allora scoprirete che, forse, vi farà un po’ meno paura.

Viaggiare in bicicletta: dall’Italia alla scoperta dell'Africa - Sudafrica

Cosa ti aspetta ora?

Ho necessità di stare fermo per qualche tempo. Per interiorizzare le esperienze fatte e non perdere di vista tutto ciò che ho imparato.

Questo sarà difficile: applicare alla mia “prossima” vita ciò che di buono ho appreso durante il viaggio. A meno che la prossima vita non preveda un altro viaggio….

Dove possono scoprire di più della tua storia i nostri lettori?

Mi trovate su Instagram e Facebook. E chissà che a breve non provi a scrivere qualche pagina da pubblicare.

Infine, ti va di condividere con noi quella che pensi sia la lezione più importante che pensi di aver imparato durante questo percorso?

Il Sorriso. La chiave della porta dei cuori delle persone. Il linguaggio universale. Non serve conoscere la lingua dell’altro. Ma neppure servono parole quando si è capaci di sorridere, e di ridere. Intere conversazioni si trasmettono in pochi istanti.

Con un sorriso si possono esprimere infinite emozioni, ma QUEL sorriso, in QUEL momento, rivolto a QUELLA persona ha un solo significato. E l’empatia, questa capacità eccezionale di cui siamo dotati, traduce per noi quel sorriso.

 

Sara Di Maro

 

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