Annalisa da sola ha scelto di trasferirsi a lavorare a Parigi

Annalisa ha lasciato l’Italia per lavorare come architetto a Parigi

Annalisa da sola ha scelto di trasferirsi a lavorare a ParigiAnnalisa, 28enne di origini bresciane, dopo una laurea in Architettura e una breve parentesi romana, ha deciso di rendere permanente il suo trasferimento a Parigi per lavorare nel campo della progettazione del paesaggio. Un semplice ‘click’ sulla sua casella di posta elettronica e, nel giro di dieci giorni, si è trovata letteralmente catapultata in una realtà del tutto nuova. Nuovo paese, nuovo lavoro, nuova lingua. Nuovi spazi e nuove sfide a cui far fronte, ma sempre con la caparbietà dettata dal desiderio di poter seguire i propri interessi nel loro farsi, dalla voglia di mettersi alla prova e riuscire a vincere le proprie sfide. Ecco la sua storia.

Annalisa da sola ha scelto di trasferirsi a lavorare a ParigiQuella di trasferirmi a Parigi era un’idea a cui pensavo da tempo. Dopo la laurea in Architettura ho cominciato ad interessarmi alla progettazione del paesaggio, e poco a poco questo interesse si è tramutato in una vera e propria passione.
Approfondendo le mie ricerche ed i miei studi ho incontrato la Francia, che con la sua tradizione e la sua cultura dello spazio pubblico è maestra in questo settore. È stato così che ho cominciato a sognare di partire. Ma sognavo e basta, senza trovare il coraggio di realizzare questo desiderio. Tutto ciò fino a che un giorno, a Roma, mentre lavoravo per una rivista online di architettura, spinta da una sorta di incoscienza passeggera, ho cliccato sul tasto “invio” della mia casella di posta elettronica…

Era il 17 aprile 2009.
La mail conteneva il mio Curriculum Vitae e il mio portfolio. Il destinatario era uno studio di Paesaggio di Parigi.

Annalisa da sola ha scelto di trasferirsi a lavorare a ParigiFu così che il 28 aprile -11 giorni più tardi- cominciavo a lavorare nella capitale francese.
In quel piccolissimo lasso di tempo ho preso un aereo andata/ritorno per presentarmi al colloquio, ho lasciato il lavoro a Roma, subaffittato la mia stanza nella casa dove vivevo, impacchettato tutte le mie cose, trovato una sistemazione per il primo mese nella nuova città, e cominciato la mia nuova esperienza lavorativa. Ammetto che non è stato facile all’inizio -anzi, col senno di poi credo di aver vissuto uno vero e proprio shock!- ma ora che il momento più duro è passato, posso dire di aver fatto la cosa giusta.

Annalisa da sola ha scelto di trasferirsi a lavorare a ParigiAppena mi sono trasferita la principale difficoltà è stata la lingua. Non conoscere il francese mi ha reso più difficili tante altre piccole cose, come la ricerca di un appartamento, l’apertura di un conto bancario, l’acquisto di un telefono cellulare, l’installazione di un contratto internet, fino alla creazione di una nuova rete di amicizie… all’inizio gestivo tutto parlando in inglese, anche il lavoro, poi col tempo, superato il muro della lingua, tutte le cose sono cominciate a scivolare in modo naturale.

Adesso, qui a Parigi, mi occupo di progetti che riguardano lo spazio pubblico: piazze, parchi, strade, giardini… tutto quello che sta “al di fuori dei muri di un edificio” e che contribuisce in larga parte a creare la qualità di una città.

Annalisa da sola ha scelto di trasferirsi a lavorare a ParigiCerto però l’Italia mi manca! La mia famiglia soprattutto: i miei nipoti, le mie sorelle e i miei genitori. La distanza alle volte pesa, non è semplice, ma per fortuna ormai è possibile parlare, scrivere, persino vedersi con facilità e a basso, bassissimo costo. Qui in Francia con meno di trenta euro al mese hai una linea telefonica fissa e puoi chiamare gratis in tutta Europa tutti i fissi! Le conversazioni via telefono con mamma, sorelle e amici sono diventate quindi ancora più semplici e lunghe!

Devo dire però che, a parte gli affetti, dell’Italia mi manca anche qualcos’altro: il background culturale. I modi di dire che tutti capiscono, le citazioni, le frasi e i detti popolari, i rimandi a canzoni, avvenimenti, personaggi storici, letterari, o dello spettacolo. A volte farsi capire non è semplicemente parlare la stessa lingua, ma parlare la stessa cultura.

Annalisa da sola ha scelto di trasferirsi a lavorare a ParigiLa cosa che invece più mi ha stupito e che continua a stupirmi qui in Francia è la fiducia nei giovani.
Parlo della mia esperienza lavorativa specifica, ma credo il discorso si possa estendere facilmente a svariati campi professionali. In Italia è difficile vedere persone giovani ricoprire ruoli di gestione, coordinazione, direzione. Da quando sono a Parigi, invece, mi capita spesso di incontrare ragazzi della mia età (ciò vuol dire non ancora trentenni) che già hanno a che fare con responsabilità importanti, che gestiscono progetti, cantieri, clienti e amministrazioni. I giovani si trovano dappertutto e la loro età è rispettata e dà affidamento, tanto quanto potrebbe farlo una figura più anziana. Quello che succede qui in Francia è che la credibilità di una persona è associata più alle competenze e alle capacità personali che ad un’età anagrafica e credo che questo dovrebbe succedere più spesso anche in Italia.

In conclusione non posso che ritenermi soddisfatta della mia decisione di partire, anche se alla base non c’è stata una vera e propria volontà di andarmene, quanto piuttosto di seguire i miei sogni e le mie aspirazioni. D’altra parte, però, questa non è una scelta da potersi prendere a cuor leggero. Non è neppure una cosa che si può facilmente consigliare o meno, come una pizza o un film. Non è facile e avventuroso come spesso potrebbe sembrare dall’esterno. Se si parte è perché ci si sente di farlo, per una ragione o per un’altra: per conquistare una meta o per fare un nuovo passo verso il proprio futuro.

Consiglierei più che altro di non avere paura e di seguire i propri sogni, indipendentemente da dove essi possano portarti”.

Di Silvia Mammarella 07/07/2011

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