aprire una società a Dubai


Aprire una società a Dubai: la nuova frontiera del business con Daniele Pescara

Negli ultimi 10 anni, l’Emirato di Dubai è diventato un importante polo del business internazionale. Di conseguenza, ha catalizzato l’attenzione di molti investitori grandi e piccoli che desiderano espandere i confini delle proprie imprese e di propri interessi economici, verso quello che si è dimostrato l’hub per eccellenza per le imprese top level e gli imprenditori più capaci, di tutto il mondo.



 

Come in tutte le storie, la verità dei fatti si trova a un livello più profondo: delocalizzare, o più in generale: “investire a Dubai”, non è affatto una pratica semplice. Infatti, richiede analisi, strategie e risorse economiche rispettabili, oltre che a una buona dose di serietà.

Dichiamolo chiaramente: “Oggi il cliente Italiano non è cliente gradito!”.

Lo stereotipo del:

“io metto il Know How…”

“ho una azienda da molti anni…”

“io sono una eccellenza del…”

“ho un’idea rivoluzionaria…”

Se dovessi riassumere l’Italiano medio borghese che vuole fare impresa all’estero alle spese di poveri consulenti alle prime armi, lo riassumerei proprio cosi:

“io, io, io un’infinità di io”.

Poi invece si sono imprese e imprenditori seri e capaci, che con la giusta dose di attributi, sanno prendere delle decisioni importanti in tempi ragionevoli e sono proprio quelli che fanno la differenza.

Per questo motivo in tanti sognano di avviare un business a Dubai ma in pochi lo fanno. In parole povere, è come se ci si trovasse di fronte a una bilancia: su un piatto abbiamo le opportunità, sull’altro il costo e le capacità che bisogna sostenere per sfruttarle.

Proprio perché credo che parlando di Dubai non ci siano dubbi sul lato dove pende l’ago, voglio affrontare i principali aspetti che rendono la delocalizzazione d’impresa nell’Emirato una vera e concreta occasione per portare i propri investimenti e il proprio business ad un altro livello.

aprire una società a DubaiVisione economica d’insieme

L’economia dell’Emirato di Dubai è solida e in espansione. Basta dare un occhio ai dati ufficiali relativi al GDP (prodotto interno lordo): crescita del 2.9% nel 2016, del 3,3% nel 2017.

Le previsioni confermano il trend con un ulteriore aumento del 3,5% nel 2018.

Tali percentuali sono considerevoli e si traducono in mercati in fermento dove le potenzialità di inserimento e di successo sono assolutamente raggiungibili attraverso le strategie giuste.

Di fatto, praticamente tutti i settori presentano andamenti positivi che proprio per la loro solidità attirano ulteriori investimenti innescando così un circolo virtuoso molto liquido.

Zero tasse

E si, questo punto è proprio inevitabile, così come è impossibile non prenderlo in considerazione: a Dubai le tasse non ci sono.

Per evitare fraintendimenti:

1) no tax sulle persone fisiche

2) no tax sulle proprietà

3) no tax sui redditi societari

A dire il vero una piccola tassa è stata recentemente introdotta e ne ha già parlato tutto il mondo. Mi sto riferendo all’arrivo dell’iva (VAT) pari al 5%. Sicuramente, se pensiamo alle percentuali di valore aggiunto a cui siamo abituati in Europa, qualche sorriso scappa.

Aree fiscali speciali e imprenditori stranieri

Le freezones sono delle zone franche che presentano grandi benefici per gli imprenditori stranieri che decidono di investire a Dubai:

  • 100% di proprietà straniera (quindi senza bisogno di un socio locale)
  • Tasse personali – NO
  • Commercialista – NO
  • Tasse societarie – NO
  • Libri contabili – NO
  • Tasse sui capitali – NO
  • Tasse import / export – NO
  • Bilanci – NO
  • Sindacati – NO
  • Busta paga – NO

Posizione geografica

È sufficiente buttare un occhio sulla mappa per notare da soli che Dubai si trova nel punto di incontro tra i mercati occidentali e quelli asiatici.

Non è un caso che il porto di Dubai nel 2017 abbia superato come transazione quello di Hong Kong.

Traguardo non da poco se pensiamo che spodestare il rivale orientale era considerata cosa impossibile fine a poco tempo fa.

Per un imprenditore significa l’opportunità di accedere con più facilità non solo al mercato del medio oriente ma anche a quelli Africani, Sovietici e dell’Asia.

Tutela del credito

In pochi lo sanno: a Dubai è impossibile avere degli insoluti (se si conoscono le leggi e ci si tutela nella maniera adeguata) perché esiste un’incredibile tutela del credito da parte del governo.

Faccio un piccolo esempio: l’assegno postdatato, piaga storica e illegale dei pagamenti in Italia, a Dubai è consentito. A scadenza, se risulta non coperto dopo i solleciti, il debitore viene arrestato (se l’importo è considerevole) e può uscire dal carcere solo nel momento in cui paga il debito.

Detta così può sembrare un po’ brutale ma posso assicurare che questo sistema funziona, sopratutto per chi lavora in maniera corretta, tramite contratti ufficiali e lascia il pressapochismo in Italia.

La lista delle ragioni per cui un’investitore non dovrebbe pensarci due volte a scegliere di aprire una società a Dubai è davvero ancora molto lunga e arriva a toccare aspetti come la qualità della vita e la sicurezza personale (che non esiterò ad affrontare in altri articoli).

Daniele Pescara società a DubaiDetto questo, da freelance, tengo molto a sottolineare che tali opportunità non devono accecare l’imprenditore. Aprire una società a Dubai, come detto all’inizio, è un processo complesso che bisogna affrontare in modo strategico per avere successo e per evitare dispendiose iniziative che non portano da nessuna parte, anzi spesso chiudono le porte che così da lontano sono sembrate spalancate.

Daniele Pescara

www.36oreperdubai.it

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