mestiere Sommelier

La cultura del vino nasce molto prima del mestiere del sommelier e della storia scritta, in una zona che oggi chiameremmo una “culla di civiltà”.

Gli archeologi collocano le prime tracce tra 8000 e 6000 anni fa in Europa Medio Orientale. Il più antico vino conosciuto è quello i cui residui sono stati rinvenuti in giare di terracotta datate circa 6000 a.C. in Georgia .

Poco dopo compaiono tracce anche in Armenia dove nella grotta di “Areni-1 Cave” è stata scoperta una vera e propria cantina preistorica (circa 4100 a.C.) con tornio, contenitori e semi di vite. E’ qui che la vite selvatica Vitis Vinifera venne addomesticata e trasformata in una coltivazione stabile.

Per parlare di vera e propria cultura bisognerà aspettare la civiltà greca dove il vino diventerà parte della filosofia e della vita sociale quotidiana.

Ed è proprio in seno alla nostra splendida penisola che il vino, già coltivato dagli Etruschi, grazie poi ai Romani e in conseguenza alla decadenza della civiltà greca ne fecero una vera cultura mediterranea e dal nostro splendido mare questa passione è salpata per raggiungere ogni angolo del mondo.

Una passione che può anche diventare un lavoro a tempo pieno; stiamo parlando del sommelier, il cantore del vino per eccellenza.

Sì perchè un sommelier che si rispetti non deve soltanto assaggiare il vino e dunque rilevare la presenza di eventuali difetti nello stesso, ma deve essere in grado di raccontare il vino, saperlo descrivere con termini elegiaci e allo stesso tempo pragmatici, nonchè saper abbinare ad una buona bottiglia di vino i cibi più idonei per rendere assolutamente unica e speciale l’esperienza gustativa del cliente.

Il vino infatti è forse una delle poche cose che unisce piacere immediato e riflessione, si può gustare senza pensarci oppure trasformare quel momento in una piccola esperienza sensoriale e umana proprio come ai banchetti nell’antica Grecia. Il più famoso è il SIMPOSIO DI PLATONE in cui il vino era a tutti gli effetti un mezzo per aprire conversazioni, pensieri e relazioni. In un certo senso tocca ai sommelier continuare la tradizione dei simposiarchi, i maestri del bere, coloro che guidavano l’esperienza affinchè restasse un momento di armonia e conversazione. Quasi come se il vino servisse a creare lo spazio in cui le persone potessero pensare insieme.

Fondamentale per diventare sommelier è la passione per il vino.

Sì perchè è proprio da lì che si inizia, si conosce e si cresce. Ma per fare tutto ciò é necessario allenare la competenza al “sentire”: il palato, l’olfatto, la memoria e la capacità di raccontare ciò che si assaggia per trasformare una percezione in consapevolezza. Un sommelier deve imparare a riconoscere aromi e strutture (frutta, fiori, spezie, note terrose o minerali, tostature, legno, cacao).

Prima si sente qualcosa di indistinto poi lentamente si impara a nominarlo. é un processo molto simile a quello dell’arte o della musica: prima l’esperienza e poi l’interpretazione.

All’inizio sembra impossibile distinguere tutto questo, ma con l’allenamento il cervello costruisce nuove sinapsi o collegamenti per creare una sorta di “memoria aromatica“, quasi come imparare una nuova lingua.

Il mestiere del sommelier nasconde anche una parte che spesso viene sottovalutata che potremmo definire più creativa e personale che è quella della narrazione.

Raccontare il vino significa saper narrare le tradizioni dei territori, le storie dei produttori e delle culture locali. Quando questo succede bene il vino smette di essere un sapore e diventa a tutti gli effetti un’esperienza culturale, una forma di interpretazione del mondo… in un calice.

Degustare un vino è a tutti gli effetti un esercizio di attenzione, ogni sommelier sa bene che per capire un vino è necessario rallentare, osservare, annusare, aspettare che i profumi cambino e ascoltare le sensazioni che emergono abbastanza a lungo da percepire davvero ciò che abbiamo davanti, in tutte le sue sfumature.

Oltre a questo sono necessarie conoscenze di base di geografia, storia e agricoltura e più specifiche come enologia, viticultura, vinificazione. Un vino nasce da elementi che l’uomo controlla solo in parte: terra, clima, pioggia, sole e tempo.

Il sommelier impara a riconoscere come questi fattori si manifestano nel vino, si potrebbe dire che legge il paesaggio attraverso il gusto.

Un sommelier efficace non pensa solo “questo vino è buono” ma qualcosa come “questa acidità ricorda i vini di collina, questo aroma potrebbe essere tipico di un terreno sabbioso, questa nota minerale sembra provenire da un suolo vulcanico ecc…”.

In buona sostanza un solo sorso potrebbe raccontare una vendemmia difficile, una stagione generosa ma anche il lavoro umano in vigna e in cantina in una meravigliosa miscela di natura, cultura e percezione umana.

In Italia molti aspiranti sommelier seguono corsi di organizzazioni come Associazione Italiana Sommelier (AIS) oppure Federazione Italiana Sommelier Albergatori Ristoratori (FISAR).

Molti grandi sommelier dicono che la qualità più importante è la curiosità.

Il mondo del vino è praticamente infinito: nuovi produttori, nuovi territori, nuove interpretazioni dell’uva stessa. é un campo dove non si finisce mai di imparare.

Insomma, una figura professionale particolarmente versatile, che consente di viaggiare in tutto il mondo in occasione di fiere, eventi o degustazioni e concorsi e presente nei ristoranti in tutti i paesi. Diciamocelo, per coloro che non amano la routine e che sognano da una vita di esplorare nuovi orizzonti e conoscere nuove culture quello del sommelier è il mestiere ideale.

E la Sicilia?

E nel variegato contesto italiano, è senza dubbio la terra nella quale più di ogni altra le moderne tecniche di vinificazione si sposano con l’antichissima arte della vite, lungo una tradizione locale che risale fino ai Greci e ai Fenici. Una tappa immancabile per chi sogna di possedere appieno i segreti della cultura del vino.

mestiere del sommelierAlle falde dell’Etna, angolo ideale per la viticoltura grazie al suolo vulcanico e all’alta quota, è possibile visitare cantine e vigne con degustazioni guidate o proposte di un percorso sensoriale tra natura rigogliosa e assaggi di ottimi vini DOC, prodotti localmente dall’impiego di raffinatissime uve; alla visita guidata dei vigneti e della cantina, segue immancabilmente la degustazione di vini bianchi e vini rossi, accompagnati da deliziosi prodotti tipici locali. Nella costa settentrionale della Sicilia invece, tra le colline del Belice, si possono degustare in antiche cantine dei pregiati vini IGT e DOC insieme alle specialità gastronomiche del territorio.

Se oltre ad avere un’innata passione per il vino amate immergervi a fondo nella natura, non potete perdervi la visita e degustazione presso la Riserva dello Stagnone, con lo scenario mozzafiato sulle Isole Egadi; dopo la visita della cantina e della barricaia si potranno degustare cinque diversi vini nella suggestiva veranda della tenuta, dalla quale si impone un panorama impossibile da dimenticare.

Di Pamela Conforti

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