Trasferirsi a vivere e lavorare in Ecuador


La terribile esperienza negativa di Danilo in Ecuador a Guayaquill. Danilo Biancalana 34 anni, un’esperienza di vita fatta in due paesi diversi (Spagna ed Ecuador) lo ha riportato di nuovo in Italia. Oggi è pronto per ripartire per una nuova meta ancora non definita.
Dopo aver lavorato in Italia e aver messo da parte i suoi risparmi, decise di partire per la Spagna dove si trovò molto bene, tuttavia per paura di affrontare difficili decisioni scappò via e si rifugiò a vivere e lavorare in Ecuador dove purtroppo iniziò il suo terribile incubo…

-Ciao Danilo, cerchiamo di mettere un po’ di ordine e di iniziare a raccontare la tua storia, ora dove vivi?

Sono ritornato a Roma da 3 anni

-Come mai hai deciso di ritornare in Italia?

Perché purtroppo ho avuto una brutta esperienza

Trasferirsi a vivere e lavorare in Ecuador-Prima della tua partenza lavoravi a Roma?

Ho avuto tantissimi lavori. Lavoravo di notte per lo Sheraton, di giorno per un impresa di servizi di manutenzione e gestivo un sito di vendite on line. Per un periodo ho fatto anche tutte e tre i lavori in contemporanea.

-Ora che sei ritornato a Roma hai ritrovato il tuo lavoro?

No, ma ora ho una ditta di servizi fotografici ad associazioni sportive. Non guadagno molto ma è sempre una cosa mia.

-In quale paese estero eri andato a vivere?

Trasferirsi a vivere e lavorare in EcuadorLa prima volta che me ne andai fu per la Spagna, in Andalusia al Rocio per l’esattezza, e ci passai due anni quasi… e purtroppo ho deciso di tornare in Italia perché c’erano problemi con il proprietario del’immobile che avevamo affittato e io vista la mia giovane età e l’inesperienza nell’affrontare queste cose decisi di scappare via. E me ne pento.
La seconda volta che emigrai dall’Italia fu per il Sud America sono stato fondamentalmente a Guayaquill in Ecuador.

-E’ stato difficile ambientarsi?

Trasferirsi a vivere e lavorare in EcuadorIn Spagna mi sono ambientato quasi subito, nonostante all’epoca non parlassi la lingua, è stato facile. E’ stato un periodo splendido della mia vita.
Invece in Ecuador è stato impossibile, per quello ho deciso di tornare in Italia (a parte che avevo finito i miei risparmi e i miei investimenti erano andati malissimo), se mi fossi ambientato bene sarei rimasto.

-Di cosa ti occupavi esattamente in Spagna e in Ecuador, come trascorrevi le tue giornate?

In Spagna avevo una piccola pensione bar. Mi alzavo verso le 10 scendevo al nostro piccolo bar tiravo su la saracinesca.  Parlicchiavo con la gente che veniva a far colazione, mi sedevo al tavolo con loro (i clienti erano pochi e il tempo non mancava). Poi verso l’ora di pranzo mi sostituiva il mio socio e io prendevo il mio cavallo stallato proprio dietro casa. E me ne andavo o nel parco nazionale o in spiaggia a cavalcare per un paio d’ore.

Dopodiché il pomeriggio lo passavo sempre al bar ad ascoltare i musicisti di Siviglia o a parlare con gli avventori. La sera invece spesso passeggiavo lungo la Marisma con gli amici sui nostri cavalli. Oppure andavamo in jeep presso la palude a pescare un poco o a raccogliere legna per il nostro camino.
In Ecuador invece ho avuto due ristoranti, mi alzavo alle 5 di mattina. Spesso stanchissimo perché durante la notte non riuscivo a dormire a causa delle feste o dei bagordi della gente che mi circondava, sembrava che quando c’era una festa la musica si dovesse sentire fino in cielo.

Non mento se dico che su una settimana c’era silenzio solo tre o quattro giorni.

Trasferirsi a vivere e lavorare in EcuadorLa prima cosa che facevo era controllare la pistola che stesse a posto carica e pulita, dopodiché si esce logicamente armato e si prende l’autobus verso il mercato, si arriva al mercato e si deve litigare con i padroni dei banchi per ottenere i prezzi più bassi, si fa la spesa e la si porta al ristorante e se si arriva incolumi al ristorante si apre e si aspetta i lavoranti per preparare la colazione, ogni cosa doveva essere controllata perché se mi allontanavo un secondo o se avevo qualche distrazione i miei lavoranti mi fregavano tutto ciò che potevano (mi hanno rubato anche lo sciacquone del bagno quello in marmo). Una volta ne beccai uno che calava la spesa dalla finestra ad un compare mentre io ero in sala.
 

Trasferirsi a vivere e lavorare in EcuadorPoi la sera quando è ora di chiudere e scopri che dopo aver lavorato tutto il giorno sei in perdita, se durante il giorno non ci sono state truffe o rapine verso i tuoi confronti, chiudi tutto prendi l’autobus e vai a casa, per scoprire che ti hanno rubato la cassetta delle lettere o la piantina che avevi messo alla finestra (se ti e andata bene).. sempre che la strada verso casa fili tutta liscia.

-Quindi non eri proprio soddisfatto del tuo lavoro?

No, in Spagna lo ero moltissimo, invece in Ecuador per niente, era un vero e proprio incubo.

Trasferirsi a vivere e lavorare in Ecuador-Danilo, hai voglia di raccontare cosa è successo e perché hai deciso di lasciare tutto anche in Ecuador?

In Ecuador avevo perso 30 mila euro investendoli in cose che si sono rivelate superflue. Tipo cibo di ottima qualità (intendo farina senza vermi o carne non putrida). E pagando decentemente la gente che lavorava per me. Non avevo considerato il basso ricarico e quando me ne sono reso conto e ho trovato il coraggio per cambiare queste cose era ormai tardi… avevo finito i soldi.

-C’è qualche episodio in particolare che ti ha fatto dire, basta ora me ne vado? Raccontami.

Sì, quando mi hanno sparato per la terza volta.
Un’ esperienza all’estero ti cambia la vita, vedi cose che non credevi esistessero, ragioni in maniera diversa, ma soprattutto ti rendi conto che la vita non è solo ciò che ti circonda. Purtroppo però ti rendi conto che non è tutto così facile. La prima volta che sono stato aggredito stavo passando in un corteo di manifestanti. Io non ricordo molto mi hanno raccontato le persone vicino a me che sono arrivati in due. Uno mi ha tirato una corda attorno al collo e mi ha stretto finché non ho perso i sensi. Poi mi hanno levato portafoglio scarpe e cellulare… e la cosa assurda è che quando mi sono svegliato, la gente attorno a me mi prendeva in giro. E ridevano per quanto ero stato fesso a farmi fregare così.

 
Trasferirsi a vivere e lavorare in EcuadorAvevo preso in affitto un appartamento presso un piccolo palazzo, mi piaceva perché ricordava molto i palazzi italiani, con una facciata di finestre direttamente sulla strada. Un giorno stavo in camera e sento fischiare dalla strada. Mi affaccio e due tipi su una macchina iniziano a sparare ma non solo a me, a tutti quelli che si sono affacciati. Per poi scappare via quando il mio vicino risponde al fuoco. Non si è mai capito chi volessero ammazzare. 


Avevo quasi finito i soldi e per cercare una soluzione

avevo deciso di prendere in gestione un piccolo negozio e metterci una piccola pizzeria a taglio. Un giorno stavo pitturando la parte esterna per i cavoli miei e all’improvviso scoppia il finimondo. Due bande rivali si erano incontrate proprio nella strada dove io pitturavo, saranno stati almeno 5 minuti a spararsi. Sembrava di star in un film di Stallone, e la cosa assurda è che la gente faceva il tifo invece di strillare e ripararsi.

-Vuoi dire che in Ecuador c’è una specie di “mafia”?

No non esiste la mafia, o almeno non esiste come la intendiamo noi. E’ solo che la gente non ci pensa due volte a sparare o a usare una pistola. La polizia è inefficiente (a meno che non venga pagata). Spesso se per strada ti rapinano e magari tu non hai un centesimo perché sei uscito senza soldi… allora ti ammazzano per dispetto. Quindi il segreto è o uscire sempre con almeno 20 dollari o uscire armato così forse puoi salvarti la vita.

Trasferirsi a vivere e lavorare in EcuadorE’ vero che io giravo per zone rosse (alcuni fornitori mi vendevano le cose a meno) però ovunque in Sudamerica, esci ma non sai se torni, e chi ti dice il contrario mente.
Poi logicamente ci sono alcuni piccoli paesini dove si conoscono tutti e la criminalità è pari a zero. Oppure località turistiche di mare ultra costose dove vanno gli Americani, anche lì la criminalità è pari a zero. Viene repressa dalla polizia con il guanto di ferro perché pagata dai commercianti. 
Lì tutto ha un prezzo, anche la vita di tuo figlio può essere quantificata in dollari. E’ assurdo e schifoso questo modo di pensare, ma è così.

-Hai avuto proprio un’esperienza negativa e ti ringrazio per averla raccontata. Vuoi dare qualche consiglio ad altri Italiani che vorrebbero lasciare l’Italia per un paese Estero?

Certo, rimango sempre dell’idea che per vivere in un paese sottosviluppato bene, bisognerebbe avere un ingresso dall’Italia. Una casa in affitto o una pensione. Spagna comunque la consiglierei al 100% il Sudamerica forse. Bisogna andare in posti specifici ed evitare i miei errori. Non lo consiglierei a chiunque, ma solo a gente preparata.

Trasferirsi a vivere e lavorare in EcuadorPer esempio il mio socio con il quale ho aperto il ristorante in Spagna aveva una pensione di invalidità (non aveva una gamba) che gli ha permesso di vivere in quasi tutto il mondo, è stato anni in Costarica, Spagna, Uruguay Panama, e lui si è sempre trovato bene ovunque andasse, mi ripete sempre che la sua vita è iniziata a 35 anni quando ha mollato il lavoro di centralinista in RAI ed ha deciso di andarsene a vivere all’estero. Da quel momento non si è più fermato. Io purtroppo ho tentato ma non ho trovato la mia strada, ma ritenterò presto.

-Secondo te cosa è andato male?

Trasferirsi a vivere e lavorare in EcuadorLa mia inesperienza in Ecuador, ragionavo come ragionavo in Italia. Invece no, dovevo partire con un altra mentalità. Comunque a parte le cose negative, c’erano dei lati molto positivi: i trasporti pubblici; alcuni dolci e frutta; le humitas e il pan de yucca,… Della Spagna invece ho solo nostalgia, mi manca un po’ tutto ogni giorno. La libertà di vivere più a contatto con la natura, la cultura spagnola e la gente.

-Tornerai ancora all’estero?

Se avessi la possibilità anche domani, ma non di certo in Sud America!

Di Maria Valentina Patanè 21/11/2011

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