Una guida per trasferirsi a vivere e lavorare in Inghilterra

Andrea Moro ha scritto una guida per trasferirsi a vivere e lavorare in Inghilterra che raccoglie le sue esperienze con consigli pratici su cosa fare da quando si arriva, fino al momento di trovare un lavoro. Andrea adesso vive Letchwoeth dove lavora come SEO.

Ciao Andrea, raccontaci un pò di te… di dove sei originario e cosa facevi quando eri in Italia?

Una guida per trasferirsi a vivere e lavorare in InghilterraMi chiamo Andrea Moro, sono un appassionato di informatica da quando avevo 8 anni e da quando mio padre mi regalò il C64. Sono originario di Roma, ma 21 anni più tardi ho deciso di abbandonare il caos della capitale per andare a vivere in un paesino di campagna in Abruzzo – Crecchio. Dove ho abitato con quella che sarebbe divenuta mia moglie per altri 11 anni prima di fare le valigie di nuovo.

Quando e perchè è arrivata la voglia o la necessità di lasciare l’Italia e trasferirsi a Lavorare in Inghilterra?

Una guida per trasferirsi a vivere e lavorare in InghilterraIl pallino di andare a vivere all’estero ce l’ho sempre avuto sin dalle superiori quando addirittura ricevetti una offerta di lavoro negli USA. All’epoca mi fu impossibile andare per una serie di ragioni ora poco in linea con questa intervista. Il resto è storia. Ho conosciuto mia moglie, messo su famiglia e si sà come vanno certe cose.

Con moglie e figlia a carico avevo definitivamente archiviato la pratica (come si dice a Roma). Ma nell’ormai lontano 2006 il pensiero ha iniziato di nuovo a balenarmi per la testa.
La situazione politica in Italia non è mai stata delle migliori, Governi di destra e sinistra succedutisi nel tempo che hanno portato (e continuano a portare) il paese allo sfascio.

Con uno scenario simile, una crisi sempre più incalzante, clienti che non pagavano e di conseguenza uno stipendio che non arrivava più, ho deciso che era ora di cambiare decisamente aria.

Non vi era giorno che nel guardare il telegiornale non mi infuriavo letteralmente con il sistema e con le notizie trasmesse. Scandali, persone arrestate che sedevano ancora alle poltrone. Nessuno sconto per i “grandi signori” e le peggiori umiliazioni per i normali cittadini certo non mi faceva bene al fegato.

Se a questo aggiungiamo l’Andrea tecnologico che vedeva nel sistema solo disservizi (es il fatto di dover ricorrere ancora alle raccomandate per disdire servizi contro altri paesi dove cancelli il pagamento e tutto è fatto) la frittata era praticamente fatta.

Avevi già vissuto all’estero per lunghi periodi prima di trasferirti a vivere e lavorare in Inghilterra?

A parte una breve parentesi di 40gg negli States nel 1997 per un corso di Inglese non sono mai andato all’estero per periodi più lunghi di 3 o 4gg.

Sei partito da solo o con partner o amici?

Sono andato via con tutta la famiglia. Fatto le valigie e chiuso casa in una settimana, salutato amici e parenti… quindi via!

Perchè hai scelto proprio l’Inghilterra a Letchworth?

Una guida per trasferirsi a vivere e lavorare in InghilterraAvevo avuto modo di passare per la cittadina in una precedente occasione e l’avevo trovata molto a misura di famiglia. Ben collegata con Londra, ma comunque molto vicino (35 min di macchina) al mio primo posto di lavoro.

Gli affitti erano abbastanza buoni e non avendo una conoscenza del territorio una cittadina o un villaggio sarebbe valso l’altro.
Letchworth è la prima Garden City ad essere stata costruita al mondo. Per Garden City si intendeva una città tutta salute, natura e niente fabbriche. Certo i tempi sono cambiati dall’idea originale. Tuttavia per quanto esistono uffici e imprese, non ci sono grosse industrie altamente inquinanti. La cittadina è piuttosto grande, anche se il centro si riduce a poco o niente.

I negozi sono aperti fino alle 5, i supermercati fino alle 9 di sera, ristoranti fino alle 10.
Mi trovo molto bene qua, mi sento abbastanza sicuro perché l’Hertfordshire è una delle contee più sicure (da crimini, droga e roba varia) in tutta l’Inghilterra.

In che cosa consiste la tua attività (o cosa fai per sostenerti)?

Sono un Head of SEO e lavoro per una tra integrated media agency di Londra, la Harvest Digital. Ho possibilità di lavorare con clienti e numeri che mai mi sarei sognato prima se fossi rimasto in Italia.
Per chi non sapesse cosa è la SEO, è l’acronimo di Search Engine Optimization, ovvero quella serie di processi che permettono ad un sito web di essere visibile in maniera ottimale sui motori di ricerca e consentire al sito internet di generare profitto (che è per la maggior parte dei casi la ragione per la quale si crea un sito Internet).

Quali differenze sostanziali riscontri a lavorare in Inghilterra rispetto all’Italia?

Una guida per trasferirsi a vivere e lavorare in InghilterraLa risposta a questa domanda sarebbe lunga e molto complicata. E’ questione di mentalità e di approccio. Tuttavia la differenza principale è la questione Budget. Quando ero in Italia e gestivo i miei accounts era una lotta continua a far capire alle aziende che fare SEO e gestire social media non è una mera questione di un paio di modifiche che fai in 10 minuti.

Ci sono diverse componenti, tipo ricerca e reverse engineering, che sono invisibili e intangibili in termini di risultati. In questo scenario il cliente, che già a malapena concepisce la modifica alla pagina, non riesce a capire il valore aggiunto di queste attività invece indispensabili.
Ne deriva un approccio totalmente diverso a come si instaura una relazione con la propria clientela. E per tornare al discorso iniziale, il cliente italiano si aspetta un preventivo con il quale giocare al ribasso. Aspettandosi che con un prezzo dimezzato la “scatola di pomodori” sia la stessa.

Com’è avvenuta la tua integrazione in una realtà locale così differente da quella italiana?

Premesso che alla fine abbiamo trovato molti italiani qua a Letchworth (la maggior parte per caso). Direi che il processo di integrazione è a tutt’oggi lontano dall’essersi concluso. La nostra mentalità è troppo diversa da quella inglese. E’ più facile stringere rapporti con altri stranieri che con gli inglesi stessi.

L’aggravante principale in questo caso è il lavoro che chiaramente porta via molto tempo. Il commuting che porta tutti, anche gli inglesi, a tornare “tardi” a casa. Chi ha famiglia, quindi la mia “audience” chiaramente vuole spendere quel poco tempo che rimane con la famiglia e i figli (che qua sono soliti andare a letto tra le 7,30 e le 8,30).
Quindi come potete immaginare è difficile organizzare qualcosa durante la settimana.

Durante il fine settimana si riesce a fare qualcosa di più. Ma la schematizzazione degli inglesi e la loro voglia di pianificare a lunga gittata ti mette nelle condizione di non poterti fare “due spaghi” dall’oggi al domani come magari faremmo noi. Qua si pianificano cene a distanza di 2 o 3 mesi.
A concludere poi c’è sicuramente la loro inclinazione al bere e nello stare ai pub, a cui francamente come bevitore molto saltuario non riesco ad abituarmi.

Consideri l’Italia un ricordo, hai nostalgia, cosa ti manca quando sei via?

Non ho voglia di dimenticare il mio paese e le mie origini, anche se spesso mi viene voglia di rinnegarle!!! Nel complesso – specie se guardo a programmi come Report – o leggo su Internet delle porcherie che succedono in Italia, la nostalgia fa presto ad andare via!

Credo che la cosa che mi manca di più sia il bel sole (non quello d’Agosto). Non fraintendetemi, non è che il tempo sia necessariamente sempre orribile e piovoso come molti pensano. Ci sono state profondi cambiamenti climatici. Ma a volte il sole fatica a fare capolino per diversi giorni e questo riesce a metterti addosso un po’ di depressione.

Vivere e lavorare in Inghilterra a Letchworth sotto quali aspetti è meglio che in Italia? E sotto quali aspetti è peggio?

Da quando vivevo a Crecchio a Letchworth credo di aver fatto profondi balzi in avanti. Immaginate un paesino di campagna. Che seppur ben posizionato (12 minuti dal mare e 25 dalla montagna), non ha che una banca, una farmacia, una puteca e un paio di bar; una chiesa, un ufficio postale e una palestra completano il resto, ma una popolazione giovanile prossima allo zero.

A Letchworth abbiamo 2 grossi supermercati. 5 uffici postali, 2 palestre, 1 piscina, svariati pub (bar). Una stazione del treno con collegamenti verso Londra ogni 30 minuti, diversi negozi e almeno 6 banche. 5 scuole e una distesa infinita di aree verdi dove respirare aria pura e fare passeggiate.
No, non mi sento di dire che la qualità della mia vita è peggiorata.

Cosa consiglieresti ad altri italiani che desiderassero seguire il tuo esempio e trasferirsi a vivere e lavorare in Inghilterra?

Essere sicuri di quello che state facendo. Ho molte persone che mi contattano e che ho aiutato a trasferirsi a lavorare in Inghilterra. Ma non è una scelta facile e molti non si sentono realmente pronti dentro. Non sono capaci di affrontare un cambiamento profondo come questo. Rimettendosi in gioco e partendo di nuovo da zero.

C’è una cultura troppo differente in Inghilterra. Organizzazione, rispetto per il prossimo, onestà, senso civico e del dovere. Sensibilità per l’ambiente, rispetto del cittadino per le istituzioni e delle istituzioni per il cittadino. Chiarezza e semplicità nelle procedure, volontà di sviluppo, volontà di collaborazione. Cose a cui non siamo per nulla abituati e che rendono la maggior parte di noi incapaci di abituarsi.

Siamo abituati a dei sistemi precari in Italia. Per noi il cambiamento è impossibile perché ci si accontenta anche di quello che non funziona. Senza cercare di migliorare il sistema.
Del trasferimento e di tutti questi passaggi ne parlo nella mia guida per trasferirsi a vivere e lavorare in Inghilterra:
www.andreamoro.eu/blog-it/vivere-uk/guida-trasferimento-inghilterra/ che raccoglie la mie esperienza con consigli pratici su cosa fare da quando si arriva fino al trovare lavoro.

Che tipo di lavoro/attività/investimento pensi sia conveniente praticare per un italiano che desiderasse trasferirsi a vivere e lavorare in Inghilterra?

Praticamente di tutto e di più… l’Inghilterra è piena di opportunità.

Web: www.andreaamoro.eu

Di Massimo Dallaglio 13/03/2013

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